Isernia, svelato il mistero della statua di Celestino V

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Il busto portato in processione sarebbe effettivamente quello del santo patrono. A svelarlo lo studio del giornalista e demologo Mauro Gioielli che pone però nuovi interrogativi sul caso 


ISERNIA. Oltre sessant’anni fa, Angelo Viti, a quel tempo direttore della biblioteca comunale di Isernia, pubblicò un articolo sul quotidiano “Il Mattino” sostenendo che il busto di Celestino V, che viene portato in processione il 19 maggio, raffigurerebbe in realtà il ‘suo mortal nemico’ Bonifacio VIII. Durante i decenni, questa ipotesi è stata ritenuta sempre più attendibile e convincente, finché, nello scorso mese di novembre, il mistero della statua è stato risolto. Il giornalista e demologo Mauro Gioielli, in due lunghi articoli culturali, ha dapprima riproposto le considerazioni di Viti e successivamente ha individuato il documento iconografico al quale si ispirò l’artigiano che realizzò il controverso busto statuario.  “Se il busto di Celestino fu realizzato nel 1896 – afferma Gioielli –, ossia nel sesto centenario della morte del santo, come scrisse Viti nel suo articolo, io credo che il resto della vicenda non sia andato come da egli sostenuto. Viti ipotizzò che l’artigiano modellò il volto del Papa isernino copiandolo da uno dei pontefici raffigurati nei mosaici della chiesa romana di San Paolo fuori le Mura. Invece – continua Gioielli –, sulla scorta dell’iconografia personalmente conosciuta, ritengo che sia la copia di una incisione di Pietro Vajani (apprezzato xilografo del XIX secolo), una immagine che venne inserita nel primo volume dell’opera “Biografie e ritratti degli uomini illustri della Provincia di Molise”, compilata da Pasquale Albino e stampata a Campobasso nel 1864. Questa incisione ritrae, appunto, ‘Pietro Morrone’ e tutto lascia credere che sia proprio l’effige che ispirò il simulacro di papa Celestino V che si venera a Isernia. Sembrano dimostrarlo, in modo pressoché inconfutabile, il profilo del volto, la postura, la tiara, la croce e altro ancora”. Gioielli conclude ponendosi due domande che riaccendono il mistero: “La leggenda finisce qui? Forse no. Infatti, mi chiedo: A quale immagine si rifece Vajani?”.