Le bufale del web: dalle più belle alle più inquietanti

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L’I-Forensics Team di Isernia e le ‘hoax’ per ogni occasione


ISERNIA. Un’hoax, nello slang della Rete, è una notizia del tutto priva di fondamento; una ‘bufala’, insomma, diffusa per generare panico o confusione e per prendere in giro gli internauti più creduloni. Il termine, coniato nel 18° secolo, è una contrazione del verbo inglese ‘Hocus’, che significa, appunto, ‘imbrogliare’, ‘imporre’, ‘istupidire’. Secondo alcuni, deriverebbe dalla famosa formula magica ‘Hocus Pocus’, utilizzata per realizzare sortilegi e inganni.

Negli anni, in Internet e non solo, sono circolate le bugie più disparate e inquietanti; bugie che sono state capaci di attirare l’attenzione di moltissime persone generando, in molti casi, terrore e fobie. Non sono mancate, infatti, quelle che segnalavano la prematura scomparsa di un cantante famoso o di un attore particolarmente amato; o quelle che annunciavano la fine dei tempi a causa dello scoppio di una guerra atomica o del solito meteorite costantemente in rotta di collisione con la Terra. Altre, invece, si sono caratterizzate per l’originalità e la simpatia: famose sono quelle che riguardavano l’acquisto della Chiesa cattolica di Roma da parte della Microsoft o dell’enorme generosità del suo fondatore Bill Gates che, in uno slancio filantropico, regalava i suoi soldi a chiunque glieli chiedesse. L’estate scorsa era girata anche la storia di un uomo che, in Russia, si era salvato dall’attacco di un terribile orso grazie a una canzone di Justin Bieber, impostata come suoneria del cellulare, che avrebbe spaventato a morte il povero plantigrado. Alcune Hoax si sono caratterizzate per il loro contenuto erotico, come è accaduto per quella di Alisha Hessler (alias Jasmine Tridevil): una bella ragazza che ha fatto credere, con tanto di foto in topless, di essersi sottoposta ad un intervento di chirurgia estetica per avere tre seni. Altre bugie, davvero improbabili, sono state: quella del nuovo servizio di Google (‘Google Nose’) che avrebbe permesso ai naviganti di sentire una serie di odori attraverso lo schermo del proprio computer; e quella con cui l’associazione ‘Vegani Sardi Uniti in Rete’ chiedeva di non fabbricare più i pomelli dei joystick con i nasi dei cani. Tempo addietro girò anche una e-mail che sosteneva l’esistenza di un pericolosissimo virus chiamato ‘lavoro’ capace di cancellare la vita sociale degli utenti, compromettendone il corretto funzionamento cerebrale.

In alcuni casi, queste bugie hanno costretto enti e organismi ufficiali a intervenire: celebre è il caso della Nasa che ha dovuto prontamente smentire, con un comunicato ufficiale, il buio di sei giorni che avrebbe investito la terra a causa di una tempesta solare anomala. Le Hoax non hanno risparmiato nemmeno i cartoni animati. I celebri Minions, spassosi e instancabili assistenti che compaiono nel film ‘Cattivissimo Me’, sarebbero stati, in realtà, dei ragazzini ebrei adottati da spietati scienziati nazisti per condurre i loro esperimenti. Ma la vera ‘patria’ delle bufale telematiche restano i social network, come Facebook, e le applicazioni di messaggistica istantanea, come WhatsApp. A cadenza periodica vi circolano, infatti, messaggi che parlano delle cose più disparate: della possibilità di scoprire chi visita il proprio profilo; di ricariche riservate agli utenti più affezionati e attivi; di bambini in fin di vita che hanno bisogno di denaro o di sangue (l’ultima quella firmata da una certa ‘Elisa Montagnoli’), fino ad arrivare all’immancabile trasformazione della piattaforma in un servizio a pagamento (come sta accadendo, in questi giorni, su WhatsApp, attraverso un messaggio che deve essere inoltrato ad almeno venti contatti per mantenere gratuito il proprio account). Insomma ce n’è davvero per tutti i gusti.

Nonostante dovrebbe sempre osservarsi la regola ‘Anche se vedo, non so se ci credo’, la maggior parte degli internauti continua a credere indistintamente a ogni cosa, senza minimamente preoccuparsi di verificare tutto ciò che riceve o legge. Questo, in molti casi, può esporre a pericoli in grado di compromettere non solo le proprie informazioni personali, ma anche il proprio credito telefonico e lo stesso dispositivo digitale utilizzato per navigare in Internet.

I-Forensics Team

 

 

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