La Riserva Mab di Collemeluccio e i relitti dell’ultima era glaciale

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Ambiente: continua il viaggio alla scoperta delle meraviglie del Molise



La Riserva di Collemeluccio, ubicata nel Comune di Pescolanciano, fa parte della Riserva MAB Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise e è caratterizzata da un ecosistema forestale seminaturale di particolare interesse in quanto conserva un bosco di resinose composto da Abete bianco, relitto dell’ultima era glaciale che ha interessato anche i nostri territori. L’altitudine varia tra i 792 ed i 1.075 m, la pendenza è generalmente modesta ed i terreni, del tipo 'suolo bruno calcarei', derivano da un’unica formazione miocenica, costituita da arenarie micacee, argille scistose e calcari marnosi. Le precipitazioni sono in media di 900 mm e vi è umidità diffusa e stagnante, specie nelle valli.

In estate il clima è mite, mentre in inverno è rigido, con neve abbondante che permane per un paio di mesi. Questi boschi si sono conservati nel tempo in quanto proprietà di feudi e utilizzati poco rispetto ad altre specie di alberi, composti prevalentemente da latifoglie, che crescevano in associazione alla conifera, e che erano governate a ceduo per la produzione di legna da ardere e carbone vegetale.
Rispetto agli altri boschi a prevalenza di abete bianco, come quello denominato 'abeti soprani' (comuni di Pescopennataro e Sant’Angelo del Pesco), l’abetaia di Collemeluccio fruisce di un clima meno rigido rispetto che le consente di realizzare accrescimenti più sostenuti. Attualmente le aree di alto fusto di abete prevalgono nettamente nella riserva con oltre il 70 % su quelle in cui predomina il cerro. Dal punto di vista della vegetazione, come già accennato, l’abete bianco è specie dominante endemica che vegeta allo stato puro alle quote medie cui si associa con il cerro, l’acero campestre, l’acero opalo. Alle quote medio basse l’associazione è con il carpino, con sottobosco rigoglioso rappresentato soprattutto da biancospino, prugnolo, nocciolo, e vari salici. Alle quote più elevate compare il faggio con un sottobosco molto povero costituito in qualche caso dal pero selvatico, melo selvatico, prunastro, sorbo, maggiociondolo, ecc.
L’abete e il bosco in genere stanno pian piano riconquistando gli ex seminativi e gli interclusi di privati, abbandonati da anni, sparsi qua e là, al centro ed ai bordi della riserva, dove il pascolo e lo sfalcio ormai non sono più esercitati.

In questi luoghi abitano o frequentano la foresta il cinghiale, la volpe, la lepre, il tasso, la donnola, la faina, lo scoiattolo e il ghiro. Per i rapaci sono presenti la poiana, il biancone, il falco pecchiaiolo, l’astore, lo sparviere, il gufo, il barbagianni e la civetta. Piuttosto numerosi sono il colombaccio, che vi nidifica, la ghiandaia, il merlo, il picchio rosso maggiore e minore, il picchio verde e molti altri passeracei. Da recenti studi sugli insetti effettuati nell’abetina è emersa l’importanza faunistica ed in particolare l’interesse per la biodiversità del territorio. Difatti sono state individuate 218 specie, di cui 133 segnalate per la prima volta nel Molise. Tra i rettili è presente il biacco, la biscia dal collare e qualche vipera. Abbondano anche i rospi, i ramarri e le lucertole muraiole e campestre. Molto numerosi, anche se in misura minore rispetto al passato, sono la trota e il gambero di fiume che popolano il Trigno e l’ultimo tratto del torrente Salcitaro, confine meridionale della riserva.

Di notevole pregio sono le presenze dell’ululone appenninico e della salamandrina dagli occhiali, endemismi rari riscontrabili solamente in ambienti non inquinati.
Presenti anche nuclei di pipistrelli e in particolare il ferro di cavallo maggiore e minore. Da oltre un ventennio nessun taglio viene eseguito nella Riserva di Collemeluccio, ad eccezione di limitati interventi a carattere colturale, finalizzati al conseguimento degli obiettivi assunti con la costituzione in riserva.

Dottore Ambientale
Alfonso Ianiro

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