La riserva di Montedimezzo tra storia e natura

La riserva di Montedimezzo tra storia e natura

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Nuovo viaggio alla scoperta delle meraviglie ambientali del Molise


ISERNIA. Come l'abetina di Collemeluccio, la riserva di Montedimezzo è oggi un bene inalienabile dello Stato e insieme ad essa forma una grande riserva MaB che copre buona parte dell’Alto Molise. Le vicende storiche che ne hanno determinato lo stato naturale attuale e quindi il suo buon livello di conservazione, sono comuni a molti boschi demaniali molisani.

La riserva di Montedimezzo costituiva in passato, insieme ai boschi di Feudozzo e Pennataro, un unico complesso forestale di proprietà degli Angioini fino al 1606 quando passò ai Monaci Certosini fino al 1799. Successivamente divenne regio patrimonio dei Borboni e dichiarato Reale Riserva di Caccia nel 1825. Oggi la Riserva viene amministrata dall'Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, con sede in Isernia, e gestita in collaborazione con il Comando Stazione Forestale di Montedimezzo. Oltre ad essere una riserva MaB e anche una Riserva Biogenetica, nella quale l'Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo effettua periodici prelievi di semi, impiegati successivamente per la produzione di postime per rimboschimenti. La riserva si estende su versanti maggiormente esposti a nord-ovest, a quote comprese tra 921 e 1824 metri s.l.m.

La vegetazione tipica di Montedimezzo è arborea, con prevalenza di Cerro e Faggio, due specie che predominano l'una sull'altra in funzione della pendenza, dell'altitudine, del substrato pedologico e delle variazioni microclimatiche. Nelle cerrete è possibile osservare altre specie arboree come il Perastro, il Melo selvatico, l'Acero campestre e l'Acero di monte. La Faggeta, invece, rappresenta alle quote più elevate dell'Appennino la vegetazione climax e risulta strettamente adattata alle condizioni climatico-edafiche, piuttosto estreme, che caratterizzano le altitudini superiori ai 1.000 metri. In linea generale, si distinguono due gruppi di Faggio: uno più basso, che da un limite inferiore variabile (800-1000 metri) sfuma in uno superiore che si arresta, a partire dai 1500 metri di quota, là dove la Faggeta cede il posto alle praterie di vetta. Le faggete d'alto fusto della fascia inferiore si trovano a contatto diretto con le cerrete, ma in condizioni di umidità atmosferica maggiori. In questa fascia il sottobosco tipico è costituito dall'Agrifoglio, da alcune specie di acero e dalla dafne. Lo strato erbaceo, anch'esso di norma poco folto, vede come specie più rappresentative il Caglio odoroso, l'Erba fragolina, il Ciclamino, lo Zafferano napoletano, la Scilla, il Ranuncolo lanuto e il bucaneve.

Per quanto riguarda la fauna si riscontrano una buona quantità di specie tra cui la, la Faina, il Tasso, la Volpe ed il raro Gatto selvatico. Certa la presenza del Lupo con coppie stabili ed individui erratici. Frequenti il Cinghiale e la Lepre nelle zone prative, mentre non difficili da avvistare anche il Cervo, il Capriolo e il Daino. Tipici abitatori della foresta sono, inoltre, lo Scoiattolo e il Ghiro. La presenza di alberi maturi permette la nidificazione di molte specie di uccelli forestali come il Picchio rosso maggiore e il Picchio verde e di numerosi passeriformi, come la Cincia bigia, la Cincia mora, il Picchio muratore, il Rampichino, che utilizzano i tronchi e le cavità per nidificare. Presenti anche alcuni rapaci forestali rari, come l'Astore, lo Sparviero ed il Falco pecchiaiolo.

Molto più visibili e comuni sono la Poiana e il Gheppio. Il Colombaccio frequenta le aree forestali con presenza di querce sia nella stagione invernale, con folti gruppi, sia nel periodo riproduttivo. Importante, infine, è la presenza di numerose specie di rapaci notturni tra cui il Gufo comune, l'Allocco, il Barbagianni, la Civetta e l'Assiolo, che si alimentano cacciando la numerosa popolazione di micromammiferi e di insetti. I piccoli corsi d'acqua e le pozze temporanee ospitano importanti anfibi, come l'endemica Rana italica, la Rana dalmatina e due rari e minacciati urodeli, la Salamandra pezzata e la Salamandrina dagli occhiali.

Dottore Ambientale
Alfonso Ianiro

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