Palazzetto, lo sport non può morire

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Fa discutere la problematica legata all’agibilità limitata della struttura cittadina di Via Giovanni XXIII: annunciare il ritiro dai campionati sarebbe una disfatta sociale prima ancora che sportiva per la città

di Daniele Petrecca

ISERNIA. Lo sport è un valore, soprattutto sociale. Farlo morire per via di meri inghippi burocratici sarebbe la sconfitta di una realtà sportiva ma anche sociale. Benvenuti a Isernia, dove ci si occupa principalmente a chi intitolare, e con quale cerimonia, le strutture sportive invece di preoccuparsi della loro agibilità e manutenzione!

Le direttive impartite dal Ministero dell’Interno e dall’Osservatorio sulla sicurezza per gli eventi ludico-sportivi sono chiare e hanno sentenziato che il Palasport pentro non è a norma. Nulla di nuovo, dati che già da tempo si sapevano, anche ‘per strada’ e ai quali, con un minimo di solerzia e di zelo da parte di tutte le componenti istituzionali e sportive si poteva ovviare in qualche modo con dei rapidi correttivi. Correttivi che allo stato attuale potrebbero iniziare ad avviarsi con buona volontà da parte di tutti e dunque iniziare i Campionati dei vari sport coinvolti. Che senso ha annunciare possibili ritiri dai campionati trincerandosi dietro l’alibi dell’agibilità ferma a 200 persone (atleti compresi)? A nostro avviso nessuno! Senza addentrarci nel capitolo debiti legati all’utilizzo della struttura (chi non paga il Palazzetto non può usarlo, semplice!). Le Società sportive che per anni si sono avvalse del Palazzetto con mille disagi e problemi, legati anche all’agibilità e misure inidonee, mandate avanti sempre e puntualmente in “deroga”, questa volta inizieranno il Campionato con la limitazione delle 200 unità. Non vediamo nulla di scandaloso né di “osceno” tale da spingere qualcuno a non iscriversi.

Vogliamo ricordare che tutte queste folle di spettatori da ‘sold out’ non sono sempre presenti al Palasport, salvo casi eccezionali che la storia sportiva più recente ci ha offerto. Ebbene questa volta vorrà dire che si partirà con la limitazione degli spettatori a poco meno di 200. Poi, nelle more, tutti, ad iniziare dalle stesse società  per arrivare al Comune di Isernia, si dovranno attivare per porre rimedio a una situazione che, lo ribadiamo, era già ben nota a chi di competenza, compresi agli appassionati nei ‘bar dello sport’ cittadini. Non ci appassionano gli allarmi di quanti annunciano: “Non sapevamo nulla, non è colpa nostra”, ma in che mondo siamo? In tale stato di cose non ci sembra il caso di fare allarmismi e men che mai minacciare ritiri dai campionati, sarebbe un’ammissione di incapacità organizzativa e sportiva che Isernia non può permettersi. Lo sport ha una fortissima valenza sociale ed economica, prima ancora che ludica in sé. Da questa pagina, pertanto, vogliamo lanciare un monito e un’esortazione a tutte le componenti, nessuna esclusa, al fine di ricomporsi e rientrare nei ranghi di una condotta ragionevole e di buon senso: se la capienza è a 200 persone, le partite si disputeranno a numero chiuso in una prima fase, con l’impegno di attivarsi già da adesso per apportare i correttivi necessari alla struttura in conformità con le prescrizioni delle autorità preposte. Isernia non è il paese di “Rocca-Cannuccia” ma si vanta sempre di essere una provincia: ebbene lo dimostri!