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Regione Molise e derivati

di Lucio Di Gaetano*

Lucio Di Gaetano

Cosa sono gli strumenti finanziari derivati? Sono davvero la ragione di tutte le nostre attuali difficoltà? Sono davvero frutto di quella mefistofelica e prolifica scienza occulta nota come ingegneria finanziaria? Una cosa è certa: regalano infamia a chi li utilizza, soprattutto grazie alle amorevoli cure della stampa non specializzata. E’ successo di recente anche al Molise, assurto, per una volta immeritatamente, all’attenzione dei media nazionali. Ma guardiamoli un po’ più da vicino. Il derivato è uno strumento finanziario il cui valore “deriva” dal valore di un altro strumento o merce (azioni, obbligazioni, materie prime ecc..): in altre parole, il derivato di per sé stesso non attribuisce alcun diritto di partecipazione o di credito né alcun diritto di proprietà su beni utilizzabili nel ciclo produttivo, mentre il suo proprio valore è influenzato dal valore di quegli strumenti che tali diritti attribuiscono. In sostanza il derivato consente di guadagnare (o perdere) danaro senza acquisire la titolarità degli strumenti (azioni o obbligazioni che siano) dai quali esso “deriva” il proprio valore. Ma perché qualcuno dovrebbe voler ottenere un vantaggio del genere? Non sarebbe molto più comodo acquisire direttamente lo strumento sottostante? Per chiarire l’apparente arcano facciamo un piccolo esempio. Immaginiamo di essere titolari di un impresa che lavora il grano e immaginiamo di voler conoscere – e magari stabilizzare – il prezzo, che temiamo in ascesa, della nostra materia prima per i prossimi tre anni. Abbiamo tre strade: Consultare una cartomante; Comprare subito forniture di grano per i prossimi tre anni a un prezzo stabilito oggi; Stipulare un contratto di assicurazione che ci impegni a pagare un premio di limitata entità contro l’impegno dell’assicuratore a risarcirci la differenza tra il maggior prezzo eventualmente raggiunto dal grano e una soglia stabilita consensualmente; Ora, volendo scartare la prima ipotesi, è di tutta evidenza che la seconda potrebbe richiedere uno sforzo finanziario al di là delle nostre possibilità. La terza strada ci consente (ove, naturalmente, il premio pagato all’assicuratore sia ragionevole) di “coprirci” dal rischio di aumento del prezzo del grano e programmare serenamente la produzione per i prossimi anni: se, infatti, il prezzo del grano dovesse superare la soglia stabilita contrattualmente (che sarà il prezzo massimo al quale siamo disposti ad acquisire il grano da lavorare) saremo risarciti per la differenza, altrimenti avremo pagato un premio assicurativo che ha il pregio di essere contenuto e, soprattutto, certo. Quasi dimenticavo: percorrendo la terza strada abbiamo acquistato un derivato e, precisamente, un future su merci. Vi sembra così una cattiva idea? A me no. Allora perché i derivati sono segnati dal crisma demoniaco della speculazione? Perché il Corriere della Sera si sente in dovere di mettere il Molise in prima pagina? Ricorriamo nuovamente al nostro esempio e immaginiamo di non avere un’azienda che lavora il grano ma di essere i funzionari di una banca e procedere al medesimo acquisto. Il risultato? Abbiamo fatto una vera e propria scommessa sul rialzo sul prezzo del grano: se il prezzo dovesse superare la soglia stabilita contrattualmente lucreremmo il risarcimento, altrimenti avremmo perduto il premio. Tornando al Molise quindi dobbiamo farci una semplice domanda: la Regione aveva una effettiva necessità di copertura di una qualche forma di rischio? O, al contrario e assurdamente, ha scommesso su qualcosa con i soldi dei contribuenti? Naturalmente per avere risposte certe dovremmo poter guardare le carte contrattuali e valutare il costo dei contratti in rapporto al rischio finanziario sopportato dalla Regione. Qualche ipotesi, tuttavia, possiamo comunque farla. Al volgere del vecchio secolo venne meno l’obbligo di legge per gli enti locali di indebitarsi esclusivamente con la Cassa Depositi e Prestiti e fu consentita la conclusione di contratti di finanziamento con banche (italiane e straniere) e, addirittura, con i mercati finanziari attraverso l’emissione di Buoni Regionali (i famosi BoR). Più o meno nello stesso periodo, e per lungo tempo, gli scenari di previsione più condivisi ipotizzavano che i tassi d’interesse sul debito (anche pubblico) avrebbero ripreso a crescere dopo un lungo periodo di stagnazione. Ciò premesso, è di tutta evidenza che la Regione che avesse voluto procurarsi mezzi finanziari sul mercato avrebbe portato a casa anche il rischio che il costo dell’indebitamento – pur contenuto in sede di stipula – incrementasse, notevolmente, nel tempo: un po’ come per l’impresa del nostro esempio, quella Regione bene avrebbe fatto a valutare la possibilità di acquistare un derivato su tassi di interesse (gergalmente noto come Interst Rate Swap) al fine di sterilizzare, dietro pagamento di un premio, il rischio di subire un repentino e oneroso incremento del costo del proprio debito. La Regione Molise ha fatto questo o si è messa a speculare allegramente come i traders di Lehman Brothers? Io sinceramente credo alla prima ipotesi, ma una verifica comunque – piaccia o non piaccia al Corriere della Sera – è bene farla, anche perché negli ultimi cinque anni i mercati hanno avuto un comportamento francamente imprevedibile e i nuovi scenari che si sono manifestati potrebbero comportare la necessità di qualche intervento correttivo.

 *Consigliere d’amministrazione Zuccherificio del Molise

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