HomeEDITORIALIRegionali Molise, apocalisse o rivoluzione d'ottobre?

Regionali Molise, apocalisse o rivoluzione d'ottobre?

La sede del Consiglio di Stato

 di Caravaggio

L’ultima notte insonne. Per quanti credono nel perpetuarsi del potere. Per quanti, invece, sperano che anche i regni più longevi possano finire. Quella che sta per cominciare è la notte più lunga della storia recente del Molise, dalla quale potrebbe schiudersi l’alba di un giorno nuovo. Decide oggi, il Consiglio di Stato. Sulle sorti delle elezioni regionali più tribolate di sempre, che hanno visto fronteggiarsi il governatore uscente Michele Iorio e lo sfidante Paolo Di Laura Frattura. Era il 16 ottobre 2011, esattamente un anno fa. E dopo una notte infinita, come quella che sta per cominciare, le urne sancirono la vittoria, la terza, del chirurgo isernino per soli 948 voti. Ma il Tar Molise, con la sentenza dello scorso 17 maggio, ha rimesso tutto in discussione. Almeno per cinque mesi, fino ad oggi. Il giorno del giudizio. Per una regione che si trova di fronte a un bivio cruciale. Quello dell’Apocalisse o della rivoluzione d’ottobre. Se i giudici di Palazzo Spada decreteranno la regolarità delle consultazioni 365 giorni dopo la maratona elettorale che vide a lungo Frattura condurre in testa per poi essere sorpassato al fotofinish da Iorio, nel centrodestra partirà un redde rationem senza precedenti. Un’operazione che vedrà il riconfermato presidente della Regione sempre più uomo solo al comando, alle prese con l’operazione ‘taglio dei rami secchi’. Quanti hanno osato sfidarlo, più o meno apertamente, mettendone in discussione la leadership e il suo nuovo (o presunto tale) modo di concepire la politica nel segno neogrillista della Piana dei Mulini sono quelli che faranno più a lungo gli scongiuri, stanotte. Perché per loro potrebbe essere l’ultima alla guida di un assessorato, se non anche di un partito, il Pdl, ormai dilaniato dalle correnti. ‘Morto un Papa, se ne fa un altro’, recita un vecchio adagio. E Iorio ci metterebbe ben poco a dimostrare che nessuno, tranne se stesso, può essere davvero insostituibile nel centrodestra molisano. Anche se i vari Di Sandro, Vitagliano e Di Giacomo potrebbero coalizzarsi, per una volta. E tentare di riflesso l’assalto alla diligenza. C’è poi l’altra faccia della medaglia: quella di una ‘rivoluzione d’ottobre’ agognata ormai da un anno da un centrosinistra che, dopo una lunga serie di errori, ha saputo ritrovare lo smalto dei bei tempi. Esorcizzando, alle Comunali di maggio, perfino i fantasmi di un feudo da undici anni considerato inespugnabile, quello di Isernia. Anche lì, dopo le dimissioni di massa di 17 consiglieri, il verdetto elettorale è sub judice. Ma questa è un’altra storia. Quella odierna, la scriveranno dal Consiglio di Stato, per la seconda volta in dieci anni. Di qui la necessità, in caso di ritorno alle urne, di dare un avviso ai naviganti. Un avviso d’autore, visto che porta la firma di uno dei padri costituenti, il compianto Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro: “E’ il carro del vincitore – diceva l’ex Presidente della Repubblica – quello che attira, le ideologie non contano. Ho visto anche persone di statura scrivere pagine infelici della propria biografia. Ma il politico serio deve saper dire dei no, dispiacere ai propri elettori e accettare l’idea di non essere rieletto”. Quanti tra consiglieri, assessori e aspiranti candidati si apprestano a vivere questa notte col cuore in gola, più che mai indecisi su cosa fare della propria carriera (e bandiera) politica, ne facciano tesoro. Per il bene di una terra povera ma degna. Ma anche di se stessi. Stavolta, tra tasse e scandali, le urne non faranno sconti. A nessuno. Neanche in Molise.

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