HomeNotizieCRONACAOmicidio Marinalba, la Cassazione conferma: 18 anni per Fortini

Omicidio Marinalba, la Cassazione conferma: 18 anni per Fortini

Ignazio Fortini dovrà scontare 18 anni per omicidio

Ignazio Fortini sconterà 18 anni di carcere. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti del geometra di Letino per l’omicidio di Marinalba Costa Y Silva, la prostituta brasiliana di 48 anni assassinata il 7 marzo 2008 in vico III Belvedere, in un piccolo appartamento del centro storico dove riceveva i clienti. Vani i tentativi dell’avvocato della difesa, Gennaro Pecoraro, di convincere i giudici a riscrivere la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Campobasso, che ha riformato la sentenza di primo grado dove gli erano stati  inflitti 21 anni. Eppure, nella discussione di stamani di fronte alla Suprema Corte, sono stati tanti i dubbi sollevati dal legale campano in merito a quanto accaduto nel centro storico pentro, oltre quattro anni fa. In primis, il legale ha contestato l’orario della morte, che sarebbe stato incompatibile con la presenza, sul luogo del delitto, del presunto assassino. La pubblica accusa ha sempre sostenuto che a scatenarne l’impulso omicida sarebbe stato un alterco seguito al mancato accordo economico per la prestazione. Ma durante l’udienza di ieri, che scrive la parola fine sul caso, l’avvocato del Foro di Napoli (il terzo dall’inizio del processo a curare gli interessi dell’unico imputato), ha rimarcato l’eccessiva approssimazione dell’orario di morte della brasiliana e sostenuto la scarsa attendibilità delle dichiarazioni della presunta fidanzata di Fortini, da quest’ultimo sempre disconosciuta come tale. La morte sarebbe stata collocata dai periti in un lasso di tempo troppo ampio, tra le 24 e le 36 ore precedenti la prima ispezione del corpo. Il primo medico intervenuto al momento del ritrovamento del cadavere e il consulente della difesa, invece, fanno risalire il decesso a 20-24 ore dal rinvenimento. Un orario che scagionerebbe Fortini, in quel momento a casa. L’imputato, inoltre, ammise  solo di aver frequentato la donna poche ore prima della sua morte per un rapporto sessuale. Dunque, avrebbe potuto essere già andato via senza fare alcun male alla brasiliana. Ancora: secondo Pecoraro, il fatto che in casa di Marinalba siano stati trovati i cassetti aperti, come se l’assassino volesse tentare di portare via soldi o gioielli (o simulare il tentato furto), striderebbe con la necessità di fuggire in tempi rapidi. Circostanza che secondo l’accusa sarebbe provata dal fatto che Fortini avrebbe lasciato sul posto un mozzicone di sigaretta e un preservativo, senza preoccuparsi di farli sparire. Stesso discorso per il fallo di plastica ritrovato sulle natiche del cadavere. “Perché perdere del tempo a lasciare tracce di questo tipo, se si deve scappare in fretta, dopo aver ucciso una donna? Che ragione c’era?”. Interrogativi che il legale napoletano ha prontamente sollevato innanzi alla Suprema Corte. Non solo: a suo avviso le dichiarazioni della presunta fidanzata di Fortini circa la provenienza del cellulare della vittima sarebbero inattendibili, come dimostrerebbero le numerose contraddizioni in cui sarebbe caduta in dibattimento durante la testimonianza. Infine, Pecoraro ha lamentato come ci sia stata una certa disparità di trattamento, per il Fortini. Le cui contraddizioni, in udienza, non sono state considerate come derivanti dall’imbarazzo e dall’emozione dovuta al racconto di frequentazioni con prostitute. A differenza, secondo l’avvocato, di quanto fatto nei confronti di Guglielmo Di Stavolo, amico e parente di Fortini, che gli diede il numero della squillo. Il cui alibi è stato sempre ritenuto inattaccabile. Ma l’impegno del legale non è bastato. Fortini dovrà scontare in carcere i prossimi 18 anni.

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