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Ittierre, Bianchi rassicura: “Nessun piano di ridimensionamento”

Un momento del confronto dei candidati presidenti con Antonio Bianchi
Un momento del confronto dei candidati presidenti con Antonio Bianchi

PETTORANELLO DEL MOLISE. Nessun pericolo cassa integrazione per 200 dipendenti. Questo, par di capire, l’intento di Antonio Bianchi, patron di Ittierre, manifestato pubblicamente di fronte a lavoratori, sindacati e candidati presidenti della Regione, recatisi appositamente in azienda per il confronto moderato dal segretario regionale Uilbac, Emilio Izzo. Il numero uno del colosso molisano del tessile  ha fatto una serie di precisazioni sul futuro dell’Ittierre, anche alla luce del recente scontro con il governatore uscente, Michele Iorio. Ma andiamo con ordine.  All’apertura dei lavori è stata constatata la defezione dell’aspirante presidente del Movimento 5 Stelle, Antonio Federico, e di quello di Costruire Democrazia, Massimo Romano. Quest’ultimo, in sostituzione, aveva ‘inviato’ due delegati, i candidati Ennio Mazzocco e Patrizia Avicolli, non ammessi al tavolo per decisione degli altri partecipanti (tranne Colella e Bianchi, dichiaratisi neutrali in proposito). I due esponenti di Costruire Democrazia sono dunque rimasti fuori dei cancelli, dove hanno manifestato tutto il proprio disappunto (guarda la videointervista). All’interno, intanto, Bianchi dichiarava di non aver ricevuto soldi pubblici, “poiché la fideiussione da 12 milioni di euro è solo una garanzia, non soldi liquidi, ed è stata imposta all’imprenditore dalla struttura commissariale. Anche perché tale strumento è per noi oneroso. Ci costa 60mila euro all’anno. Ed è comunque controgarantita alla Finmolise attraverso delle quote azionarie”. Poi sui corsi di formazione professionale on the job: “Sono previsti da una legge dello Stato che l’azienda ha utilizzato nel 2011 e nel 2012 – ha aggiunto – quindi gli sgravi ricevuti sono a carico dello Stato stesso e dell’Inps. Non abbiamo avuto nulla dalla Regione, che avrebbe dovuto, dal suo canto, autorizzare e rimborsare al 60 per cento tali corsi. Ma il rimborso c’è stato solo per il 2011, per altro in ritardo, e poi tutti i fondi sono stati anticipati dall’azienda. In pratica, l’on the job ci è costato oltre 1 milione di euro”. Di qui la questione del contratto di sviluppo e, dunque, del piano aziendale. “A dicembre ho presentato al ministero dello Sviluppo Economico un piano industriale che prevede il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, con la previsione di inserire fino a 900 unità lavorative con la crescita del fatturato. Si tratta di un piano di investimenti per 48 milioni di euro che mira ad incrementare i nostri punti vendita e ad acquisire lo stabilimento di Pettoranello. Per tale piano è necessario il sostegno delle istituzioni. Ma sia chiaro – ha precisato Bianchi – l’imprenditore necessita di finanziamenti solo per 8 milioni. Gli altri 40 li mette di tasca propria, anticipandone 4 e ottenendo il prestito di 36 milioni dalle proprie banche di riferimento. Eppure il placet di Regione e Ministero è necessario per l’iniezione di liquidità da parte degli istituti di credito. Non c’è nessun piano B – ha aggiunto facendo un chiaro riferimento ai timori di alcuni sindacati – Ho solo prospettato che, in assenza di supporto, l’azienda dovrà subire una ristrutturazione”.

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