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Comunali, il ‘Patto generazionale’: Primarie per ritrovare unità

Stefano Testa
Stefano Testa

ISERNIA. Il messaggio dell’elettorato è stato chiaro, chiarissimo. Dunque, ignorarlo ancora significa partire sconfitti. Ma loro, di essere condannati a perdere per colpe altrui, non vogliono proprio saperne. E predicano da subito la necessità di Primarie, nel centrodestra, per individuare il candidato sindaco per le Comunali di maggio. Stefano Testa e il suo ‘Patto generazionale’ lo dicono apertamente: le posizioni personalistiche che ancora affiorano nel centrodestra rischiano di alimentare divisioni insanabili. Ma, come dimostrano le Politiche, quando la coalizione viaggia unita, riesce a vincere anche nelle battaglie più difficili, come dimostrato nella regione Lombardia. Per questo Testa, Furioso, Matticoli, Pietrangelo e Lastoria indicano le consultazioni all’americana come unica soluzione possibile al ‘divide et impera’ tanto in voga in casa Pdl e non solo.  “I componenti del ‘Patto generazionale’ – scrivono i cinque ex consiglieri comunali in una nota – fin dalla costituzione si sono fatti carico di analizzare ed  interpretare la situazione politica generale con particolare riferimento alla richiesta esplicita proveniente dalla società che chiedeva fortemente, e chiede tuttora, ai partiti una inversione di tendenza rispetto alle logiche seguite finora.   I risultati elettorali hanno evidenziato un cambiamento non solo politico ma anche culturale e sociologico, in quanto hanno fatto emergere che non è più ammissibile governare senza affrontare con determinazione i problemi reali che attanagliano i cittadini e, comunque, occorre sempre dialogare con la società civile senza mai chiudersi nella torre eburnea del potere. Ecco perché – aggiungono i cinque giovani esponenti del centrodestra – le nostre valutazioni, sempre espresse all’interno dei partiti di appartenenza e divulgate a mezzo stampa, portavano inequivocabilmente alla richiesta di maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte della politica e pertanto procedere anche alla scelta dei rappresentanti nelle istituzioni attraverso il metodo delle Primarie. Questo metodo, è bene ribadirlo con chiarezza, non  è patrimonio culturale di una parte politica ma è un metodo che da sempre viene applicato in tutte le democrazie più avanzate. Del resto basterebbe fare riferimento al  dibattito avutosi in parlamento all’atto dell’approvazione della legge elettorale maggioritaria per trovarne tracce copiose poiché i sistemi anglosassoni ed americani erano il modello da seguire per la semplificazione della politica. Purtroppo dobbiamo prendere atto con rammarico che, a fronte di tali propositi, ne è venuta fuori una legge elettorale che stravolgendo la ‘semplificazione della politica’ ha partorito un aborto e tale aborto è diventato un vero e proprio mostro con l’aggiunta del cosiddetto ‘porcellum’.  Adesso è difficile rimediare a tutto, però, prestando attenzione a quanto viene dalla società civile, occorre ripristinare un giusto rapporto con la stessa lanciando quei segnali e quelle prove di aver capito la lezione che rappresentano l’unica possibilità che abbiamo per recuperare la partecipazione convinta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Oggi, assistendo al dibattito su come arrivare alle prossime consultazioni comunali di Isernia ci rendiamo conto che, come se la lezione avuta dall’elettorato non sia servita a nulla, emergono varie posizioni all’interno del centrodestra: c’è chi rivendica un proprio diritto di designazione, chi vuole consultazioni aperte a tutti indipendentemente dall’appartenenza politica, chi non vuole aggregarsi nell’area politica di appartenenza per tentare fughe in avanti che non porterebbero a nulla, c’è chi ipotizza la competizione con una o più liste civiche. Insomma  si tratta di un vero e proprio atteggiamento superficiale e masochistico se, ancora una volta, con i risultati ancora caldi, non ci si è resi conto che andare divisi alla prossima tornata elettorale significa uscire sconfitti anche al comune di Isernia. E’ significativo ricordare quello che è successo in Sicilia dove se non ci fossero state le divisioni sicuramente non avremmo perso la Regione, per contro in Lombardia l’unione del centro-destra ha confermato la vittoria. Insomma –concludono dal ‘Patto’ – vale sempre il detto ‘divide et impera’ che da sempre premia chi riesce a realizzare questa strategia”.

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