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Giunta, fuori le donne e Pietracupa. Petraroia presidente del Consiglio

Paolo Di Laura Frattura
Paolo Di Laura Frattura

CAMPOBASSO. Sarebbero finiti i giochi per chi, dall’indomani del risultato elettorale delle Regionali fino ad ora, si è divertito a far correre numerosi cavalli. Il traguardo è quello della Giunta regionale. A porre fine al passatempo,alcune recenti indiscrezioni provenienti da personalità accreditate del centrosinistra. Secondo queste voci entreranno nella prestigiosa sede di via Genova Vincenzo Cotugno, eletto con Rialzati Molise, che quasi sicuramente sarà nominato anche vicepresidente dell’esecutivo; Vittorino Facciolla, primo eletto nelle file di Unione per il Molise e sindaco di San Martino in Pensilis; Massimiliano Scarabeo, campione di preferenze in provincia di Isernia con il Pd e infine Pierpaolo Nagni, coordinatore regionale dell’Italia dei valori, non candidato alle Regionali ma alle Politiche. Dunque, nessuna donna in Giunta, con buona pace della consigliera di Parità Giuditta Lembo. Sempre secondo rumors, passerebbe anche la linea delle dimissioni auspicata dal presidente Paolo Frattura: chi siede nell’esecutivo dovrà lasciare Palazzo Moffa.  Anche Scarabeo, nonostante qualche iniziale riluttanza, sembrerebbe disposto ad accettare di buon grado le indicazioni del neopresidente in merito. Quasi certo, quindi, l’ingresso in Consiglio per l’isernino Carlo Veneziale. Per Rialzati Molise, invece, Cotugno dovrebbe cedere il posto ad Antonio Tedeschi. Infine, in Unione per il Molise l’avvicendamento andrebbe a favore di Oreste Campopiano. Michele Petraroia, invece, avendo cambiato idea sulle dimissioni, da favore a contro, dovrebbe diventare il prossimo presidente del Consiglio regionale mettendo a tacere le voci che lo davano prossimo assessore al Lavoro.

Mario Pietracupa
Mario Pietracupa

Ma agli osservatori più attenti non sarà sfuggito che in uno scenario del genere mancherebbe un nome, di peso, all’appello. Si tratta di Mario Pietracupa: fuori dagli incarichi politici più influenti, appare scontato debba essere ricompensato con una nomina al vertice di qualcuno dei principali enti subregionali. Se da un lato c’è chi in un modo o nell’altro, verosimilmente, dovrebbe rimanere soddisfatto dalle manovre di Frattura, chi sicuramente non lo sarà è  l’Idv di Isernia.

Antonio Di Pietro con i candidati della lista dell'Idv di Isernia alle elezioni regionali del Molise del 2013
Antonio Di Pietro con i candidati della lista dell’Idv di Isernia alle elezioni regionali del Molise del 2013

Antonio Di Pietro sembrerebbe aver letteralmente scaricato il capoluogo pentro, nonostante, pare, ci siano statti numerosi contatti con il vicecoordinatore regionale Cosmo Tedeschi che facevano sperare nell’assessorato. Beneficiario, proprio l’isernino, se non fosse che alla fine l’ex pm avrebbe invece sponsorizzato presso Frattura il suo braccio destro, Nagni. Se tali indiscrezioni dovessero corrispondere a realtà, susciterebbero più di un malumore. A Isernia, infatti, il partito di Di Pietro ha conquistato oltre 12 punti percentuali. Mentre in provincia di Campobasso, nonostante la presenza del consigliere regionale uscente nonché figlio del numero uno del ‘Gabbiano’, Cristiano Di Pietro, solo il 5.5 per cento. Con Nagni assessore, Di Pietro junior eletto consigliere nella lista dell’Idv e Carmelo Parpiglia paracadutato in assise poiché componente del listino maggioritario di Frattura, l’Idv di Campobasso batterebbe Isernia con un secco tre a zero. Tedeschi, così facendo, nonostante le promesse resterebbe al palo. E con lui Isernia. Un atteggiamento, se davvero le cose staranno così, che confermerebbe in pieno le forti perplessità manifestate dai quattro dirigenti locali del partito che, poco prima delle Regionali, hanno abbandonato l’Idv. Il segretario provinciale Antonio Monaco, il consigliere al Comune di Isernia Edmondo Angelaccio, l’ex assessore comunale pentro Claudio Falcione e il componente del coordinamento regionale Vincenzo Di Giacomo avevano infatti lamentato la profonda confusione delle scelte operate dal proprio leader, soprattutto a livello nazionale, con la rinuncia al simbolo per sposare il progetto di Antonio Ingroia, ‘Rivoluzione Civile’. E avevano accusato Di Pietro di aver attuato una “sorta di abbandono, in un momento in cui il partito vive una situazione vistosa in termini di calo di consensi elettorali” (leggi l’articolo). A giorni, una volta nominata la Giunta, i nodi verranno al pettine. Con conseguenze che certamente non saranno indolori, per nessuna delle parti in causa.

Vd-Pba

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