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D’Andrea: Paleolitico, una risorsa sconosciuta agli isernini

Museo archeologico Santa Maria delle Monache
Museo archeologico Santa Maria delle Monache

ISERNIA. “Dobbiamo rilanciare Isernia a partire dalle nostre risorse. La promozione del suo bene artistico più significativo sarà motore per il settore turistico”. Tale bene è rappresentato dal giacimento Paleolitico di Isernia. A sostenerlo è la candidata consigliere di “Isernia bene comune” per Celeste Caranci sindaco, Nicoletta D’Andrea. “Sono trascorsi – si legge in una nota inviata alla stampa – oltre trent’anni dalla scoperta del giacimento paleolitico e dopo ventisei di ritardo, il 14 aprile del 2012, è stata inaugurata e aperta al pubblico una porzione del museo del Paleolitico. Fino a questa data, l’esposizione permanente era allestita all’interno del museo Nazionale di Santa Maria delle Monache, nel centro storico di Isernia. Nonostante i lunghi tempi di attesa, la ricerca scientifica sul campo, diretta dall’università di Ferrara, ha proseguito nei suoi lavori di scavo all’interno del padiglione, anche se l’area di interesse si estenderebbe oltre il suo perimetro, per 20.000-30.000 metri quadrati di terreno. Si è scoperto, ad esempio, che i reperti sono risalenti a circa 610 mila anni fa, una datazione radiometrica più recente e accurata rispetto a quelle precedenti, stima che non sottrae in ogni caso unicità al sito archeologico “La Pineta”. Si è scavato e si scava nella “discarica” dell’uomo preistorico. Laddove, invece, si è giunti ad un’apertura parziale del museo solo dopo colpevoli proroghe e mancanze da parte degli enti coinvolti. A tutt’oggi, il sito resta non pubblicizzato a livello locale. I visitatori provengono per lo più da fuori perché pochi a Isernia sanno dell’avvenuta inaugurazione del museo. La segnaletica turistica è carente, se non assente, e mancano strutture adeguate per l’accoglienza di un turismo culturale che esige una gestione attenta e personale qualificato. Nella nostra città è presente un presidio turistico chiuso ogni pomeriggio della settimana, così come il sabato e la domenica. Provare a contattarlo telefonicamente è una impresa: il fax è attivato anche negli orari di ufficio. Questo è un assurdo che deve mutare affinché Isernia possa divenire un luogo di interesse e incontro culturale. Il progetto di un Parco del Paleolitico approvato nel 2001 deve essere recuperato e finalmente realizzato. Contemplava un luogo sospeso tra archeologia, natura e storia: una rivalutazione dell’ampia area che si estende da “La Pineta” all’eremo dei Santi Cosma e Damiano, allo scopo di collegare il centro storico con il complesso archeologico e museale. In tal modo, non solo si realizzerebbe finalmente una vera zona verde – un parco – ma si compirebbe anche il recupero della valle del Carpino. Comprendere il valore di questo patrimonio equivale a cogliere quanto siano urgenti misure idonee alla sua valorizzazione. Significa turismo. Quindi, occupazione. Una città che si sta spopolando, che vede andar via i giovani per mancanza di opportunità, deve riprendere voce ed esigere che vengano rispettati e tutelati i suoi diritti a cominciare dal lavoro. L’Europa è piena di aree archeologiche. La nostra si distingue per caratteristiche di eccezionalità. Alla fine dell’aprile del 1999 si svolse un convegno internazionale dove venne stabilito un gemellaggio tra Isernia e la città francese di Quinson. Lì, hanno creato il museo nei tempi previsti. Noi, no. Eppure, di denaro ne è giunto. A partire dalla metà degli anni ’80 sono stati sbloccati e stanziati fondi sia per la sistemazione definitiva dell’area degli scavi, sia per l’allestimento di un museo-laboratorio valido e contemporaneo. Vi sono state interrogazioni parlamentari. Polemiche. Accuse. Il tempo frattanto scorreva e i lavori stentavano a completarsi. Ogni ulteriore finanziamento rinnovava l’attesa. Il giacimento non era stato seppellito sotto strati di cemento – per sempre suggellato – eppure restava paradossalmente inaccessibile.. Non è necessario immaginare soluzioni fantasmagoriche e dai costi proibitivi. Vi è bisogno di un progetto articolato riguardo uno sviluppo culturale della città a lungo termine, una riqualificazione del territorio urbano che attragga e accolga i visitatori: un parco fluviale, un calendario fitto di eventi, punti qualificati di informazioni turistiche. Una città dinamica e ricca di iniziative che ruoti intorno alla sua storia, alla sua cultura e al suo ambiente.

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