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Caranci punta sugli orti comunali

Celeste Caranci, candidato sindaco di Isernia Bene Comune-La sinistra
Celeste Caranci, candidato sindaco di Isernia Bene Comune-La sinistra

ISERNIA. “Un’attenta valutazione della situazione economica, sociale ed ambientale del nostro territorio e delle sue realistiche possibilità di sviluppo non può trascurare il settore dell’agricoltura. In realtà, questo tema è stato omesso dalle agende della politica creando un paradossale scollamento tra le esigenze e le opportunità proprie di una località e le priorità, francamente a lei estranee, a cui invece guardava la sua classe dirigente. In questo scenario, abbiamo tutti assistito alla pratica di cementificazione della nostra terra: sono sorti palazzi un po’ ovunque nonostante – a fronte di una popolazione che andava sempre più diminuendo – non sussistesse una necessità di abitazioni né tanto meno una emergenza abitativa. Sostanzialmente, ad Isernia non esiste un parco – un’area verde cittadina – e, nel corso degli anni, piuttosto che guardare a una prassi di recupero ambientale, si è deciso di abbattere alberi e coprire il terreno con colate di cemento. Eppure, in tutta Europa si procede in senso inverso. Le esigenze del dopoguerra di una produzione agricola su vasta scala, appartengono oramai al passato. Oggi si guarda all’ambiente per tutelarlo, recuperarlo e farlo divenire una risorsa. Grandi agglomerati urbani come Milano, Roma e Torino hanno sviluppato e attuato progetti sugli orti comunali. Si tratta di aree verdi gestite direttamente dai cittadini per concessione del Comune di appartenenza. Realizzati secondo le peculiarità di una determinata area e assecondando le necessità di uno specifico territorio, si sono diffusi in molte regioni italiane. Le prime proposte furono spesso immaginate per rispondere ai bisogni delle persone in pensionamento che, disponendo di un nuovo tempo, avrebbero potuto così cogliere l’occasione di utilizzarlo in un modo sano e fruttuoso: produrre alimenti senza uso di pesticidi, diserbanti e altre sostanze chimiche, fare attività fisica all’aperto ed usufruire di reali spazi di socializzazione. Tali e simili politiche risponderebbero a misure necessarie per Isernia. Significherebbe una opportunità di lavoro insperata. Significherebbe salvaguardare la specificità della nostra agricoltura e quindi valorizzare i prodotti tipici locali e le importanti varietà autoctone. Significherebbe il recupero  la manutenzione del territorio. L’agricoltura intensiva di colture contaminate dalla chimica che ha prodotto nel lungo termine seri danni ambientali e sociali, sta cedendo il passo a una nuova agricoltura. Oggi è prioritario lo sviluppo sostenibile, una gestione del territorio secondo modalità compatibili con la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali. Un’ottica che non solo vuole assicurare generi alimentari e sviluppo economico ma rilanciare le bellezze paesaggistiche e le attività ricreative e turistiche connesse. Concepire un concreto progetto di recupero agricolo e ambientale, equivale inoltre a riprendere le coltivazioni agrarie puntando sulla biodiversità e le nostre specie autoctone come il pomodoro, le leguminose e la cipolla. Questi sono beni comuni la cui sopravvivenza può venire minacciata, anche in modo irreversibile, da mutamenti nell’uso del suolo dovuti all’abbandono della campagna, a forze di mercato, a scelte politiche. Le istituzioni dovrebbero intervenire proprio per scongiurare tali rischi. Il settore agricolo può rivelarsi un pilastro per la nostra rinascita. L’amministrazione comunale, coinvolgendo la Regione, il ministero competente, i consorzi agrari e ogni Ente interessato, deve ricreare le condizioni affinché ciò avvenga, offrendo supporti tecnici adeguati e terreni e con attività tese a facilitarne lo sviluppo quali pratiche di informazione e formazione professionale”.

Isernia Bene Comune – La Sinistra

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