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Comunali, d’Apollonio e Caranci pensano al riconteggio

Giacomo d'Apollonio
Giacomo d’Apollonio

ISERNIA. Entrambi stanno studiando la situazione. Giacomo d’Apollonio, candidato sindaco del centrodestra, e Celeste Caranci, a capo della lista civica ‘Isernia Bene Comune-La Sinistra’, starebbero pensando a chiedere il riconteggio delle schede. Ognuno, ovviamente, con obiettivi diversi: se l’esponente della sinistra radicale, tagliato fuori dall’assise per uno 0,26 per cento, sostiene che in alcuni seggi non sarebbero stati  – ma il condizionale è d’obbligo – attribuiti per errore alcuni voti alla sua lista, ben diverso è il caso che riguarda il generale della Guardia di Finanza. “Abbiamo analizzato il dato delle molte schede nulle, pari a 310 – ha dichiarato ai microfoni di Telemolise – e considerando che solo uno 0.6 per cento ha permesso a Brasiello di vincere al primo turno, insieme ai partiti della coalizione stiamo valutando il da farsi. In ogni caso, sono molto soddisfatto del risultato: a livello personale, l’aver preso il 2.28 per cento in più delle liste che mi sostenevano mi riempie di orgoglio. Inoltre – ha aggiunto – il fatto che la mia lista civica, messa in piedi in una decina di giorni, abbia ottenuto tre seggi in Consiglio, dimostra come le alternative vere e le facce nuove paghino”.

Il candidato sindaco di Isernia Bene Comune, Celeste Caranci
Il candidato sindaco di Isernia Bene Comune, Celeste Caranci

Ma qual è la procedura per l’eventuale riconteggio? Davvero solo sulle nulle si può giocare la sottile linea del ballottaggio mancato dal centrodestra? In realtà, come spiega a  ‘Isernianews’ l’avvocato amministrativista Ennio Mazzocco, il riconteggio sic et simpliciter non può essere chiesto. E, inoltre, recuperare voti dalle nulle non toglierebbe voti a Brasiello. Diversamente, bisognerebbe dimostrare che ci sono tot schede attribuite per errore al candidato sindaco del centrosinistra. Dunque, occorre eccepire la presenza di vizi nell’attribuzione delle schede; poi, indicare la tipologia dei vizi riscontrati e il numero delle schede che li presenterebbero; infine, specificare in quali seggi si siano verificate tale situazioni. A quel punto, si presenta ricorso al Tar inoltrandolo alle parti interessate. Il Tribunale amministrativo fissa la prima udienza e, di seguito, bisogna imbastire l’istruttoria, demandando alla prefettura il compito di effettuare le verifiche – che avverranno in contraddittorio delle parti – come da denuncia del ricorrente. Alla fine di tale attività, l’Ufficio di governo invia una relazione al Tar che procede al giudizio. Tempi previsti: presumibilmente i primi mesi dell’anno prossimo, per il verdetto. Mentre i termini per presentare il ricorso sono molto più stringenti: entro trenta giorni dalla pubblicazione degli atti impugnati, dunque dalla proclamazione degli eletti. La strada è tutt’altro che in discesa, a quanto pare. Intanto, nel concreto d’Apollonio pensa al ruolo che gli hanno assegnato gli elettori: “Faremo un’opposizione costruttiva – ha assicurato – prendendo in considerazione ciò che va fatto per il bene della città. E confidiamo che anche da parte della maggioranza ci sia lo stesso atteggiamento”.

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