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Gruppi consiliari, bocciate le spese di Alternativa e Molise Civile

Palazzo Moffa, sede del Consiglio regionale
Palazzo Moffa, sede del Consiglio regionale

CAMPOBASSO. Neppure Alternativa e Molise Civile si salvano dall’occhio vigile della Corte dei conti. I magistrati contabili continuano a bacchettare i gruppi consiliari della Regione sulle spese effettuate nell’anno 2012. I conti di Palazzo Moffa, insomma, non tornano. Con la delibera n.11 del 3 aprile scorso, la Corte ha dichiarato il rendiconto di esercizio 2012 del gruppo Alternativa “privo – si legge nella delibera- di documentazione a corredo atta a dimostrare la corretta rilevazione dei fatti e gestione dei fondi”. I presunti rimborsi ‘gonfiati’ riguardano, tra le altre cose, spese relative ai pasti per un totale di 1.313 euro. Ancora. Sono inserite nel bilancio quietanze di pagamento per euro 15.130 a titolo di rimborso spese, “senza specificare – è scritto nella medesima delibera – la prestazione effettuata e l’inerenza all’attività istituzionale”. In totale, le spese non ammesse a rendicontazione ammontano a 24.622 euro, di cui 16.270 per attività promozionale, di rappresentanza e partecipazione a convegni. Scorrendo la delibera, ci si imbatte in un’altra voce consistente, ossia le cosiddette economie non restituite, che è pari a 21.291 euro. Questi sarebbero soldi che il gruppo ha messo in bilancio per il 2013, ma che, secondo la magistratura contabile, dovevano essere restituiti alla Tesoreria di Palazzo Moffa. Con la delibera n.12, invece, sempre del 3 aprile 2013, la Corte è andata a scavare nel bilancio del gruppo Molise Civile. Meno cospicua, in questo caso, la somma non ammessa a rendicontazione: circa 6.500 euro. Le irregolarità riscontrate dai giudici riguardano anche “una differenza tra le entrate effettivamente arrivate sul conto (81.446 euro) e quelle dichiarate (78.645)”. Secondo quanto chiarito dal gruppo, tuttavia, la differenza di circa 2.800 corrisponderebbe a spese rendicontate nel 2011, ma delle stesse “non viene fornita –si legge nella delibera- separata dimostrazione giustificativa”. Ci sarebbe qualcosa che non quadra anche in merito ad alcune fatture relative a un’associazione sportiva dilettantistica e a una di promozione di attività culturali. Secondo la Corte, infatti, vi è “dubbia riconducibilità ad attività istituzionale del gruppo”. Ora, come per i casi di Idv, Sel, Adc e Costruire Democrazia, spetterà alla Procura della Corte dei conti indagare. L’eventuale mancata regolarizzazione delle spese comporterà l’obbligo di restituzione delle somme non rendicontate o per le quali risultano irregolarità.

VD

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