”Ho lasciato il mondo della moda per farvi assaggiare gaufres e goloserie di qualità”. Ideatrice di un franchising tutto suo, “les délices di Bruxelles”, Mariantonietta Mancini, 52 anni di energia e vanità, si racconta a Campobasso-news. La sua cioccolata? “C’est le top, mica pizzi e fichi”

CAMPOBASSO. La ‘erre’ moscia è d’obbligo. Anche la vanità, che “ti spinge a fare meglio”, insieme alla passione innata per la moda, l’abbigliamento e le paillettes. Caratteristiche, vere e proprie caratteristiche che non possono mancare nel DNA di una belga doc. Altro che luoghi comuni. Un concentrato di brio e iperattivismo, di creatività e fantasia. Voilà Mariantonietta Mancini, in arte Chéri come affettuosamente la chiamano in tanti a Campobasso. E per una donna cresciuta tra le stravaganze e le invenzioni della moda, avere un nome d’arte è qualcosa di cui andarne orgogliosi. “Ormai firmo anche le carte con quel soprannome. Mi chiamo Chéri, punto. E guai a chi mi dice qualcosa”. Una vita trascorsa in Belgio, nel caleidoscopico mondo dell’abbigliamento e del vestiario. Poi la svolta, l’illuminazione e l’arrivo in Molise, a Campobasso, precisamente in Piazza Vittorio Emanuele. Lì, nella centralissima città capoluogo, Chéri si è reinventata dedicandosi all’arte dolciaria con la sua gaufreria-cioccolateria e ricreando il dolce cuore della Vallonia dove poter degustare pregiati prodotti artigianali di provenienza belga.La dolce fragranza di cacao ti travolge appena entri nel suo “tempio“, come ama chiamarlo. E a travolgerti sono anche le sue parole, con quell’ammaliante e delicata cadenza francofona, con quell’uso onomatopeico delle lettere che ricordano la ‘scioglivolezza‘ del cioccolato. E’ un fiume in piena nel mostrare “les délices” di Bruxelles: “La nostra specialità è la gaufre: buona, genuina, leggera. Un prodotto unico, simpatico e molto apprezzato“, sottolinea. Poi, orgogliosa, mostra il bancone dei “gioiellini”: deliziose praline dal design accattivante e che Chéri conosce una per una. E’ preparatissima nel descrivere i processi di lavorazione di ogni singolo cioccolatino. E spedita come un treno si appassiona nel sottolinearne le differenze: “questa ganache (l’impasto, ndr) è fatta con il burro, quest’altra con rum e quell’altra ancora con frutti di bosco e nocciola”. Impossibile non degustare la cioccolata, servita da uno spillatore direttamente nella tazzina di porcellana a misura di golosi. Un concentrato di gusto e calorie che i campobassani, nelle rigide serate di inverno, non possono aver ignorato. “La mia cioccolata è di qualità, c’est le top. Mica pizzi e fichi, si dice così qua?”, sorride soddisfatta.A Campobasso, racconta, il suo rapporto con i clienti è “straordinario e confidenziale“. Poi lo sfogo: “la burocrazia ammazza il commercio, le pratiche, le carte bollate, sono un po’ delusa di come si fanno le cose qui”. Ritorna subito serena e a suo agio nel descrivere orgogliosa la sua cioccolateria come “un luogo che fa servizio” per la città. “Quando sono scesa qui, non c’era un posto aperto di notte che potesse stuzzicare e soddisfare le golosità dei campobassani. Poi sono arrivata io – è fierissima -, una notte ho addirittura ospitato signori che altrimenti l’avrebbero passata al freddo, fuori dalla stazione, in attesa delle coincidenze”. Infine, l’annuncio che conferma quanto la sua voglia di mettersi sempre in discussione sia irrefrenabile. I suoi occhi quasi brillano nel fare la confidenza: “Sai, sto lavorando a un nuovo progetto: aprirò un franchising di tante piccole “Chéri” in giro per l’Italia”. La stilista riscopertasi a 47 anni maître chocolatier, a 52 da poco compiuti è pronta a reinventarsi, di nuovo, e a indossare – con quella determinazione che la contraddistingue – i panni di una imprenditrice di successo. Di fatto, Chéri è già consapevole di aver plasmato un nuovo ambiente, un nuovo prodotto e un nuovo linguaggio per comunicare la passione e la cultura del cioccolato. E a proposito di comunicazione, conclude: “le mie foto sono anche su Facebook, prendine una carina tesoro perché in alcune sono un cesso“. E giù una grassa risata. Vanità francese, voilà Chéri.