Martedì 23, alle ore 18.30, l’appuntamento per preparare i lavori al ritorno di Forza Italia. Mentre crescono le adesioni, Michele Iorio chiarisce: “Non è mia intenzione ricandidarmi alla Regione”. E rilancia: “Il mio compito è preparare una nuova classe dirigente di cui il Molise ha bisogno”. A Colle d’Anchise l’ex governatore dinanzi a una svolta epocale: cambiare metodi e sistema del passato.

 

Michele Iorio Michele Iorio

CAMPOBASSO. Incontro informale, piattaforma o manifesto programmatico, riunione preparativa. La si chiami un po’ come si vuole, ma Piana dei Mulini 2 assume – in questo fasa convulsa e confusa della politica molisana – un valore non indifferente. Non tanto per il terreno su cui si innesta – la rinascita di Forza Italia – quanto per gli scenari cui potrebbe dar vita. Nel silenzio, nell’ignavia e nel piattume dei partiti tradizionali – di destra, di centro e di sinistra – Michele Iorio vuole affrontare di petto quella rivoluzione mancata, che nel passato non ha potuto realizzare e che, oggi, con molta probabilità – dopo i fuggi fuggi e i tradimenti generali – sicuramente è più semplice da attuare. Rivoluzione che non va declinata con il volersi riciclare o riproporsi in altre vesti, l’ex governatore  è stato categorico, forse mai così esplicito e diretto: “Il mio compito è preparare una nuova classe dirigente di cui il Molise ha bisogno. Credo di averne innanzitutto il titolo. Ho amministrato il Molise per 12 anni e porto la responsabilità delle cose positive e negative. Il mio ruolo politico non è mai cessato nella mia mente e nella mia volontà. Sono un presidente sconfitto e rappresento una fascia ampia di popolazione, ho il dovere di darmi da fare per non buttare a mare le esperienze vissute. Non mi ricandiderò di certo alla Regione, ma la novità non può essere solo il cambiamento delle persone. Deve essere il cambiamento dei metodi e dei sistemi, soprattutto il riconoscersi in un’appartenenza che non si svende per nessuna ragione”. Già, metodi e sistemi a cui l’ex governatore vuole finalmente mettere mano, facendo proprie quelle istanze di cambiamento che la sua gente chiedeva di incarnare, ma rimaste inattese e irrealizzate. Perché quel sistema, lo iorismo, è stato creato dagli ioriani, non tanto da Iorio in persona. Sebbene l’ex presidente si sia assunto le proprie responsabilità, si sia accollato le colpe di una sconfitta dinanzi agli occhi della pubblica opinione e dei suoi elettori. Iorio è rimasto lì, sono gli altri ad essersene andati. Consapevole – in cuor suo – di ciò che si sarebbe prospettato a fine febbraio, Iorio ha comunque preservato il suo partito e la sua coalizione, paradossalmente. Li ha preservati da una probabile ulteriore sconfitta, anche nell’ipotesi in cui non fosse stato candidato, evitando scottatura e bruciatura del volto nuovo di turno.

Foto di archivio Foto di archivio

Perché Michele Iorio, nell’odio e nell’amore, per carisma e per stazza, per intelligenza e per testardaggine – perché testardo lo è – ha plasmato e animato il centrodestra molisano. In barba agli slogan generalisti del “basta con le stesse facce“. Ben vengano, di sicuro, volti nuovi – se nuovi lo sono per davvero – ma i rinnovamenti figli del ”levati tu che mi ci metto io” sono quelli più inutili e dannosi. Piana dei Mulini può rappresentare realmente una svolta epocale se a realizzarla è proprio colui che ha incarnato e rappresentato gli azzuri in Molise, a patto e condizione che recida definitivamente quel cordone ombelicale che forse non lo lega neanche più al passato. Un processo, innovativo nella sua forma e coraggioso per le finalità, cui tutte le anime moderate hanno il diritto-dovere di contribuire. Piana dei Mulini non è un’inziativa personale – sarebbe banalissimo derubricarla così : la politica non può vivere di esclusive e autoreferenzialità dannose, dannosissime. Sembra anzi che la piattaforma di Colle d’Anchise sia nata proprio con il presupposto di arginare l’autoreferenzialità dei partiti e offrire spazi più accessibili a quanti vogliano partecipare alle scelte della politica. Insomma, da padre nobile, regista o direttore dei lavori, il centrodestra molisano ha ancora bisogno di Michele Iorio. Amici e nemici lo sanno bene. Fari puntati sulla Piana, “centro di gravità permanente” per la nuova classe dirigente.

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