Il paradosso del nuovo disegno di legge ‘svuota poteri’: si passa da enti di area vasta a enti di secondo livello con mere funzioni di pianificazione. Tre gli organi non elettivi: il presidente (un sindaco di un Comune), il Consiglio provinciale (formato da tutti i primi cittadini dei centri con più di 15mila abitanti dal presidente delle Unioni di Comuni del territorio con più di 10.000 abitanti)) e l’assemblea dei sindaci.
ISERNIA. Dopo Luigi Mazzuto, in via Berta inizia l’era targata Luigi Brasiello. Paradossale, ma le sorti della Provincia d’Isernia, dal 2014, sembrano destinate a essere un affare del centrosinistra di nuova generazione, che ha visto infatti trionfare a Isernia l’ex presidente della Camera di Commercio con una coalizione allargata al centro, ma senza disdegnare una strizzata d’occhi anche a destra. Merito del disegno di legge cosiddetto ‘svuota poteri’ approvato stamani in Consiglio dei ministri, riguarda Città metropolitane, Province, Unioni e fusioni di Comuni e che ne rivede e ne svuota in parte le competenze in vista dell’abolizione dalla Carta costituzionale. Come affermato, nei giorni scorsi, dal ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio, le Province ”avranno solo funzioni di pianificazione territoriale, ambientale, trasportistica e di gestione delle strade”, dunque diventeranno enti di secondo livello con mere funzioni di pianificazione per viabilità, ambiente e programmazione scolastica. Tre gli organi non elettivi: il presidente (un sindaco di un Comune in carica eletto, con un sistema di voto ponderato, dall’assemblea dei primi cittadini), il Consiglio provinciale (formato da tutti i primi cittadini dei comuni con più di 15mila abitanti e dal presidente delle Unioni di Comuni del territorio con più di 10.000 abitanti) e l’assemblea dei sindaci. La Provincia quindi cessa di essere l’ente, guidato da rappresentanti eletti, conosciuto fino ad oggi: l’ente di area vasta è destinato a diventare un ente di secondo livello, guidato, a titolo gratuito, esclusivamente dai sindaci in carica nei Comuni della provincia alla data dell’elezione, cui spetterà l’elettorato passivo. Gli organi in scadenza o i commissari che hanno sostituito i presidenti di provincia resteranno in carica fino al 2014. Dunque, ammesso che nel Consiglio convocato il prossimo 1° agosto Mazzuto non scivoli sulla verifica programmatica quadriennale richiesta da cinque consiglieri di maggioranza più due d’opposizione, una volta terminato il mandato, a giugno 2014, la prossima assise in via Berta vedrebbe la sicura partecipazione del sindaco di Isernia Brasiello. Il capoluogo pentro, infatti, è l’unico in provincia d’Isernia a superare la soglia dei 15mila abitanti. Mentre il presidente delle Unioni di Comuni del territorio con più di 10.000 abitanti potrebbe essere Antonio Sorbo, sindaco di Venafro. Il disegno di legge, adesso, passerà all’esame della Conferenza Unificata e, dopo quel vaglio, tornerà nuovamente al Consiglio dei ministri per il varo definitivo. L’intervento del Governo si è reso necessario dopo che la sentenza 220 della Corte costituzionale agli inizi di luglio ha sancito l’illegittimità costituzionale sia dell’articolo 23 del decreto salva-Italia, che trasformava le Province in enti di secondo livello, sia gli articoli 17 e 18 della spending review, che prevedevano il taglio di quelle con meno di 350mila abitanti e un’estensione inferiore a 2.500 chilometri quadrati (riforma peraltro congelata dalla successiva legge di stabilità).



