Commercio in crisi, singolare protesta a Isernia

Magliette e cappellini contro i politici e l’eccessiva pressione fiscale. A capo della ‘rivolta’ Cristian Aletto, titolare di un negozio di calzature sulla Statale 17, che annuncia l’imminente chiusura dell’attività: “Strangolati dalla tasse, dalla concorrenza cinese e da istituzioni e politici che se ne fregano”

 ISERNIA. Ecco un’altra vittima della crisi: a settembre, Cristian Aletto, commerciante nel settore delle calzature, chiuderà il suo punto vendita di Isernia dopo sei anni di attività. Aletto, nel mese di luglio, stanco di dover subire le conseguenze di una crisi così pesante, ha dato il via ad una protesta contro la classe politica e dirigente, che appare lontana dai problemi reali delle persone e degli imprenditori. Il progetto ha trovato subito l’appoggio di svariati negozianti della zona di Vairano e Venafro, dove il commercianti possiede altri punti vendita. E ora sta facendo proseliti anche nel capoluogo pentro. A supporto dell’iniziativa, Aletto ha fatto stampare magliette e cappellini che riportano le frasi: “Grazie ai nostri politici che ci hanno fatto perdere l’orgoglio di essere italiani” e “non paghiamo più tasse”. La protesta non accenna a fermarsi, anzi l’obiettivo ore è sensibilizzare altri commercianti e creare un gruppo forte, capace di far sentire la propria voce. Cristian Aletto non ha problemi a spiegare che dovrà chiudere la sua attività isernina tra poche settimane, perché si è visto raddoppiare le tasse da pagare: da 25mila euro all’anno nel 2007, anno di approdo nel capoluogo pentro, oggi dovrebbe sborsarne ben 54mila. “Nessuno dice di non voler pagare le tasse – dichiara – ma in cambio vorremmo garanzie sui servizi. Oltretutto abbiamo anche a che fare con la concorrenza sleale dei cinesi, se andassimo noi in altri Paesi non avremmo certo tutte le tutele che hanno loro qui. Inoltre – continua Aletto – se il Governo dovesse aumentare l’IVA portandola al 22%, sarebbe la fine: nessuno comprerebbe più nulla. Ci sentiamo abbandonati, così è impossibile continuare a lavorare”. I negozianti che appoggiano la protesta criticano l’operato della Confesercenti e degli altri sindacati di categoria, che invece di aiutare i piccoli commercianti, avrebbero “favorito la grande distribuzione, sempre più spesso al centro di inchieste per evasione fiscale, come riportano anche indagini e quotidiani nazionali del calibro del Sole 24Ore”. Il coro dei commercianti delusi pone in evidenza che a tutti questi problemi si aggiunge anche quello della liberalizzazione delle licenze. Poi, l’accusa verso gli istituti di credito: “Noi esercenti siamo anche stritolati dalle banche, che chiudendo l’accesso al credito contribuiscono al fallimento di numerose imprese”, conclude Aletto. In proposito, si sta pensando a manifestazioni di protesta davanti al Comune o alla Camera di Commercio, per far sentire con forza la voce e la rabbia di chi ogni giorno deve lavorare senza la certezza di riuscire ad arrivare a fine mese a causa di “uno Stato che non ci tutela e fa pagare – troppo – sempre agli stessi”.