Il governo regionale ha recentemente approvato una proposta di legge per riordinare la tassazione delle concessioni locali: previsti aumenti del 70% su licenze, autorizzazioni e tributi. Colpiti ristoranti, alberghi, farmacie, ambulatori medici. Critica la Fiba Confesercenti che si scaglia contro l’esecutivo regionale: “Ai cittadini le tasse, a voi stipendi e indennità da capogiro”

CAMPOBASSO. “Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario“, questo il nome della proposta licenziata dal governo regionale che ridetermina il sistema dei tributi propri, istituiti dalla regioni con proprie leggi in relazione ai presupposti d’imposta non già assoggettati ad imposizione erariale. Essi – dunque – sono tributi ampiamente manovrabili dalla normativa regionale, a differenza di altri tributi come la tassa automobilistica e l’addizionale regionale irpef considerati tributi propri derivati, cioè istituiti e regolati da leggi statali e il cui gettito fiscale è – però – attribuito alle regioni. In sostanza, il governo Frattura propone di aumentare del 70% la tariffazione delle tasse sulle concessioni regionali che colpiscono i seguenti settori di attività: igiene e sanità, caccia e pesca, agricoltura, acque minerali e termali, cave e torbiere, turismo e ristorazione.

Un provvedimento pericoloso per tutta l’economia regionale e per quella turistica in particolare“, è la durissima presa di posizione di Pietro D’Andrea, rappresentante della Fiba Confesercenti che critica il recente provvedimento approvato dalla giunta regionale. “Il vostro recente aumento di mille euro, i vostri emolumenti, indennità, stipendi di consiglieri e assessori regionali che superano abbondantemente gli 8.000 euro al mese, non credete che possano preoccupare sempre più i molisani allontanandoli dalla partecipazione e rispetto del vostro operato? Dove sono i partiti e i loro rappresentanti Istituzionali, i sindacati, le associazioni di categoria? – continua D’Andrea, che conclude: “E’ arrivato il momento irrimandabile di richiamare al dovere la virtù e la morale perse”.

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