La Cgil svela i dettagli di un incontro con la proprietà. Scenario apocalittico per l’azienda tessile: concordato preventivo in bianco – ipotesi che sospenderebbe temporaneamente, per chissà quanto, le richieste di pagamento vantabili dai fasonisti; eventuale nuovo socio che conferma la volontà di tagli drastici del personale; probabile assenza dell’impenditore dal tavolo ministeriale del 25 settembre prossimo per mancanza attuale di nuovi partner; esplicita volontà di non pagare la prima rata (4 milioni) della garanzia regionale da 12 milioni di euro complessivi, sostenendo di vantare crediti superiori da parte dei commissari. La patata bollente, dunque, finisce nelle mani della governo Frattura, che potrebbe non avere i soldi
Il sindacalista Lino Zambianchi
PETTORANELLO DI MOLISE. Sull’orlo del baratro. L’Ittierre di Pettoranello sempre più vicina al punto di non ritorno. L’ennesima pesantissima notizia per i dipendenti scaturisce dall’incontro tenutosi quest’oggi tra la Filctem Cgil, il patron Antonio Bianchi e l’avvocato Mario Ramundo, che cura gli interessi legali dell’imprenditore comasco. Un incontro non decisionale, si affretta a precisare il segretario del sindacato tessile Lino Zambianchi. Ma che fa capire, inequivocabilmente, come la strada per il polo tessile di Pettoranello sia già tristemente segnata. Concordato preventivo in bianco – ipotesi che sospenderebbe temporaneamente, per chissà quanto, le richieste di pagamento vantabili dai fasonisti: nuovo socio che conferma la volontà di tagli drastici del personale; probabile assenza dal tavolo ministeriale del 25 settembre prossimo perché non si farà in tempo, per allora, a perfezionare concretamente l‘ingresso di nuovo capitale da parte del nuovo partner; e, dulcis in fundo, l’esplicita volontà di non pagare la prima rata (4 milioni) della fidejussione regionale da 12 milioni di euro complessivi sostenendo di vantare crediti superiori da parte dei commissari. La patata bollente, dunque, finisce nelle mani della Regione, che potrebbe non avere i soldi. E che anche se avviasse un contenzioso, si vedrebbe riconosciuta, in prima battuta, una quota societaria pari al solo 17 per cento, tra l’altro di una futura bad company che, nelle intenzioni di Bianchi, andrebbe verso una probabile, prossima liquidazione. Uno scenario apocalittico, che fa finire sul banco degli accusati anche il precedente governo Iorio per la gestione dell’operazione fidejussoria, presupposto della scelta del gruppo Albisetti rispetto al contendente scartato Borletti. Ma vediamo nel dettaglio cosa si prospetta per l’impresa tessile.
CONCORDATO PREVENTIVO. “L’Ittierre – si legge in una nota della Filctem – ha presentato ieri un concordato in bianco ai sensi del D.L. “crescita e sviluppo” – Legge 7 agosto 2012 n. 134. L’imprenditore intende procedere, se si creeranno le condizioni per ciò, ad un concordato preventivo con continuità dell’attività produttiva, sempre ai sensi della sopra citata legge. Tale percorso dipende in parte da lui e molto anche dai creditori, che influenzeranno il giudice incaricato sulla direzione nella quale procedere. Non si può escludere a priori l’ipotesi di un fallimento di Ittierre”. Ma il bello deve ancora venire.
LA NEWCO CON TAGLI DRASTICI DEL PERSONALE. “L’idea dell’imprenditore – continua Zambianchi – è quella di procedere ad una newco che riproporrebbe un percorso molto simile a quello praticato con l’amministrazione straordinaria, qualche anno fa. Ci sarebbero degli imprenditori interessati che chiedono una forte riduzione del numero degli addetti per procedere alla costituzione di una newco in continuità con l’Ittierre attuale, che diventerebbe la bad company (società priva di vitalità economica che viene utilizzata per assorbire attività in sofferenza), ndr. Il numero degli addetti della nuova società sarà definito dal nuovo imprenditore subentrante che dovrà presentare un piano industriale per la Newco con l’indicazione dei livelli occupazionali e gli obiettivi industriali”.
FASONISTI A RISCHIO CONGELAMENTO DEI CREDITI. L’ipotesi concordato in bianco, in particolare, rappresenta una nota estremamente dolente per i fasonisti, che nel frattempo stanno rivendicando le loro spettanze. Tuttavia, spiega sempre la nota di Zambianchi, “l’azienda ritiene di non poterle soddisfare legalmente, avendo avviato la procedura di concordato preventivo in bianco che sospende temporaneamente le richieste creditizie a cui deve far fronte Ittierre. Sembrerebbe che esse, se soddisfatte dall’imprenditore, possano esporlo a conseguenze penali e comunque essere oggetto di revocatoria da parte del tribunale. Nel primissimo pomeriggio sembrava possibile una forma di pagamento legale, per cui auspichiamo tutti che si possa trovare una soluzione. La sopravvivenza dei fasonisti in condizioni economiche tali da poter produrre e consegnare ad Ittierre è precondizione perché si possa sperare in un futuro dell’azienda”.
STIPENDI DI AGOSTO IN DIRITTURA D’ARRIVO. Una notizia positiva, almeno una, ci sarebbe: “Abbiamo chiesto all’azienda rassicurazioni sul pagamento degli stipendi dei dipendenti, ricevendo ampie assicurazioni che lo stipendio di agosto sarà pagato al massimo entro la fine del mese corrente, così come tacitamente concordato nell’assemblea tenuta dallo stesso imprenditore con i dipendenti. Abbiamo anche sottolineato che, nella gestione della bad company, dovranno essere compresi tutti gli ammortizzatori sociali possibili, compreso la Cassa integrazione straordinaria lunga, che deve essere agganciata ad una ricollocazione di parte o tutto il personale che il nuovo imprenditore subentrante ritenesse eccedente per la gestione della new company”.
SCADENZA DELLA PRIMA RATA DELLA FIDEJUSSIONE REGIONALE. Ma il piatto forte arriva soltanto adesso. “L’imprenditore – scrive il sindacalista – a domanda, ha chiarito che per fine ottobre non pagherà i 4 milioni di euro dovuti all’amministrazione straordinaria e che presenterà documentazione utile a dimostrare che i crediti vantati con i commissari sono superiori a quanto dovuto, in linea con quanto dichiarato al ministero dello Sviluppo Economico nell’ultimo incontro (il 3 settembre, ndr). L’azienda si è dichiarata anche indifferente alla probabilità che l’amministrazione straordinaria incassi i 4 milioni di euro dalla Regione Molise (che molto probabilmente non li ha), precisando che l’attivazione di un probabile contenzioso e l’improbabile utilizzazione della penale sottoscritta con la fidejussione di 12 milioni di euro, vedrebbe scattare una quota societaria della bad company in favore della Regione Molise del 17 per cento. Tale quota societaria vedrebbe la Regione Molise in quota di minoranza su una Ittierre bad company. Mentre la quota del 51 per cento scatterebbe solo al mancato pagamento dell’ultima rata dovuta sui dodici milioni di euro, e quindi la Regione Molise rischia di inseguire quote azionarie e di diventare progressivamente proprietaria del 51 per cento di una società liquidata o in liquidazione”. Insomma, se Bianchi non paga, a sentire la Cgil, anche la Regione si troverebbe sostanzialmente con le spalle al muro.
STRAORDINARIO SARTE. “Abbiamo definitivamente chiarito – continua Zambianchi – che l’azienda ha rinunciato all’utilizzo dello straordinario per le sarte che sembrava inevitabile, ieri, e che ha generato il blocco degli straordinari e lo stato di agitazione non sottoscritto dalla Filctem Cgil. A tale scopo è utile precisare che la Cgil, nelle interlocuzioni telefoniche con gli altri segretari, aveva chiesto che la proclamazione di ogni tipo di protesta fosse rimandata a oggi, o comunque in una fase immediatamente successiva alla richiesta formale di straordinario da parte dell’azienda, richiesta che non è stata e che non verrà formalizzata. Di fatto, la decisione dell’azienda sottrae a tutti le motivazioni che hanno generato la protesta, indipendentemente da ciò che è stato scritto nel comunicato a firma di Ugl, Cisl e Uil”.
PROBABILE ASSENZA AL PROSSIMO TAVOLO MINISTERIALE. L’azienda ha anche precisato, prosegue la nota della Filctem, “che non esclude la propria assenza al tavolo ministeriale convocato per il 25 settembre, perché non ha la certezza di avere un accordo concreto con un nuovo imprenditore per quella data e anche perché ritiene che la partecipazione a tali incontri sia dovuta solo per rispetto istituzionale e non per un dovere imposto dalla legge, visto che tale tavolo non genera aiuti concreti per la prosecuzione dell’attività industriale dell’Ittierre”.
Pertanto gli scenari futuri che si prospettano per Ittierre, “sono certamente preoccupanti – conclude Zambianchi – e noi della Cgil riteniamo che necessitino di vedere unite tutte le sigle sindacali in un’azione unitaria mirata a difendere i livelli occupazionali, la continuità dell’impresa, l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori possibili, siano essi ordinari e/o straordinari, per garantire la sopravvivenza di una realtà industriale che tanto rappresenta per il territorio, per le persone che ci lavorano e per tutte le attività di indotto che generano una ricchezza difficilmente sostituibile”.



