Ugl, Cisl e Uil avvertono Bianchi: le decisioni sui tagli del personale sono “di esclusiva pertinenza del tavolo ministeriale”. Nuovo sciopero dietro l’angolo. Intanto l’incontro tra l’imprenditore e i fasonisti va a vuoto: si rivedranno lunedì prossimo. Il patron sostiene di non poter pagare le spettanze dopo la presentazione della richiesta di concordato ‘in bianco’. I legali dei terzisti: falso, c’è un precedente al tribunale di Piacenza. Probabile il presidio permanente. Intanto è stato rescisso il contratto con l’impresa di pulizie: perdono il lavoro 10 persone
PETTORANELLO DEL MOLISE. Il fronte sindacale si spacca, e la tensione torna a salire alle stelle. Se Lino Zambianchi della Filctem Cgil, nella sua nota di eri, ha riferito le decisioni del patron di Ittierre, Antonio Bianchi, quasi facendo da portavoce dell’imprenditore, di fronte all’ipotesi del concordato preventivo in bianco e dell’accettazione supina dei drastici tagli del personale pena il mancato accordo con il nuovo socio, la Uiltec, l’Ugl tessili e la Femca Cisl non le mandano a dire. Anzi, minacciano barricate, proclamando lo stato di agitazione: dopo lo stop agli straordinari, è prevista l’indizione di uno sciopero, soltanto da definire nelle modalità, in un tempo ravvicinatissimo. “Non andrà a casa nessuno – tuona Amico Antonelli della Uiltec – L’eventuale nuovo socio di cui si parla in queste ore dovrà passare per altre strade. Penso agli ammortizzatori sociali, con i quali potranno essere inseriti, man mano, i lavoratori in azienda. Alternative non ne esistono: altrimenti saranno barricate, e in azienda non entra più nessuno”. Parole forti, dettate dall’esasperazione provocata dal modo con il quale il patron di Ittierre, Antonio Bianchi, starebbe gestendo la faccenda. In una nota congiunta, infatti, Antonelli, Mario Scioli dell’Ugl tessili e Francesco Di Trocchio della Femca Cisl non lasciano spazio a interpretazioni: i tagli del personale e le linee programmatiche per lo sviluppo futuro dell’azienda sono argomenti “di esclusiva pertinenza del tavolo ministeriale” previsto per mercoledì prossimo, 25 settembre, a Roma. Al quale Bianchi, in mancanza di un accordo concreto con l’eventuale nuovo socio (Camillo Colella, forse), sarebbe intenzionato a non andare. Quella di mercoledì resta tuttavia una data cruciale, in occasione della quale Scioli propone anche di fare sciopero e di portare il maggior numero di lavoratori a protestare davanti alla sede del ministero dello Sviluppo, così da fare travalicare i confini regionali alla delicatissima vertenza occupazionale. Sul piede di guerra a fianco dei lavoratori ci sono anche i fasonisti, ieri a Pettoranello per incontrare il vertice dell’azienda tessile. Si sentono traditi da una promessa non mantenuta da Bianchi sui vecchi crediti vantati, nonostante l’accordo di luglio presso la prefettura di Isernia. A fare infuriare i terzisti, l’intenzione dell’imprenditore di congelare il pagamento delle spettanze nei loro confronti: a detta di Bianchi, infatti, in presenza di una richiesta di concordato, il soddisfacimento delle istanze creditizie potrebbe esporlo a conseguenze penali e comunque essere oggetto di revocatoria da parte del tribunale. Di tutt’altro avviso i legali dei fasonisti, che invocano il rispetto degli accordi firmati in prefettura pochi giorni fa, in base ai quali Bianchi dovrebbe liquidare le spettanze rimanenti in due tranche entro la fine di ottobre, ma solo qualora la merce venga consegnata regolarmente. Per gli avvocati dei fasonisti Bianchi può pagare, come dimostra un precedente del tribunale di Piacenza. Un nuovo faccia a faccia è stato fissato per lunedì prossimo, 23 settembre: ma gli spiragli non sembrano molti. Per questo sono pronti a organizzare un presidio permanente. Infine, proprio ieri l’ennesima ‘diminutio’: è stato rescisso il contratto con l’impresa di pulizie – che tra l’altro lamenterebbe il mancato pagamento di svariate mensilità – con il risultato di far perdere il lavoro a ulteriori dieci persone.



