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Tutti i debiti Ittierre: la verità dal concordato

Situazione disperata: 88,7 milioni (di cui oltre la metà scaduti) tra rapporti di lavoro dipendente, fornitori, banche e prezzo di cessione non ancora pagato per le società in amministrazione straordinaria. In dote 38,4 milioni di merce e non megio specificati crediti verso clienti. Nella richiesta al tribunale dure accuse alla Regione, additata come corresponsabile della crisi per non aver mantenuto gli impegni di aiuto. L’avvocato Melogli: necessari subito 10 milioni di euro. Intanto slitta il tavolo ministeriale previsto per domani: appuntamento al 10 ottobre. Altri 40 lavoratori (tutti del settore produzione) in cassa integrazione a zero ore

PETTORANELLO DEL MOLISE. Numeri impietosi. Pesantissimi, incontrovertibili. Una situazione debitoria che non lascia spazio all’immaginazione, quella dell’Ittierre di Pettoranello. ‘Isernianews’ è in grado di svelare le cifre reali della crisi che ha investito il polo tessile molisano. E’ lo stesso patron dell’azienda, Antonio Bianchi, a metterli per iscritto nella richiesta di ammissione – datata 18 settembre 2013 – al concordato preventivo presentata in cancelleria fallimentare presso il tribunale di Isernia e presso la Camera di Commercio pentra. Nel documento, di 12 pagine, ci si riserva di presentare il vero e proprio piano, “sia in ordine alle modalità esecutive, sia in ordine ai tempi di soddisfacimento del ceto creditorio”. Dunque, ciò che balza agli occhi, più di ogni altra cosa, sono i dati della situazione debitoria. Vediamoli.

88,7 MILIONI DI DEBITI. A pagina 7 della richiesta di Bianchi, sottoscritta anche dai legali Mario Ramundo e Gabriele Melogli, si legge testualmente: “Ittierre ha un debito scaduto riguardo ai rapporti di lavoro dipendente (per stipendi, contributi e ritenute) di circa 6 milioni di euro, mentre ammontano a circa 50 milioni di euro i debiti nei confronti dei fornitori/licenzianti, dei quali 43 milioni già scaduti. A questi, poi, vanno aggiunti i debiti nei confronti delle banche e delle società in amministrazione straordinaria per la quota del prezzo di cessione non ancora pagata per circa 32,7 milioni di euro”. Insomma, nonostante Bianchi abbia già fatto sapere di non intendere pagare la prima rata – di 4 milioni di euro – della fidejussione regionale, in scadenza il 31 ottobre, perché sarebbe in realtà la gestione commissariale ad avere debiti di entità superiore nei suoi confronti, il dato certo – per adesso – è che il prezzo d’acquisto delle tre società It Holding spa in a.s., Ittierre spa in a.s e Plus It in a.s. non è stato ancora pagato del tutto. Per oltre 32 milioni di euro.

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LA DOTE DI BIANCHI. L’imprenditore comasco, comunque, attesta di avere “rimanenze formanti uno stock valorizzato in 38,4 milioni di euro” e non meglio quantificati “crediti verso clienti” e di “aver regolarmente pagato le retribuzioni dei dipendenti (al 18 settembre scorso, ndr) sino al mese di luglio 2013 compreso”.

I NUOVI SOCI. La richiesta di ammissione a concordato svela apertamente anche le mosse sul mercato dei vertici aziendali: “La proposta di Ittierre è quella di cercare soggetti interessati all’affitto (di ramo d’azienda, ndr) e successivamente all’acquisto dell’azienda, in modo da mantenere l’avviamento, da completare la consegna della stagione in corso e da monetizzare al meglio per il tramite della società locataria (e poi acquirente) i propri assets attivi”.  “Tutto ciò – qui uno sguardo sugli scenari futuri – al fine di cercare d’evitare l’altrimenti inevitabile chiusura dell’attività con percorrimento del sentiero del concordato liquidatorio, che provocherebbe la perdita di ogni valore di avviamento, con gravissime ripercussioni per i dipendenti occupati nell’azienda, per l’indotto e i per i creditori”. Ma come fare a procacciarsi la liquidità necessaria alla gestione corrente, in assenza di nuovi partner? Nel documento presentato in tribunale e alla Camcom si legge anche questo: “La provvista certa verrà principalmente ricavata dall’esitazione del magazzino oltre all’incasso dei crediti a scadere”. Inoltre, Ittierre si riserva di chiedere al tribunale “lo scioglimento dei contratti (di licenza, ndr) in corso, ove non risultasse utile la loro prosecuzione”.

LE ORIGINI DELLA CRISI: ACCUSE ALLA REGIONE. La richiesta di concordato è un documento dal valore finanche ‘politico’. Interessante, infatti, è capire la posizione dell’azienda nei confronti della Regione Molise. Nella ricostruzione fornita da Bianchi, si legge come nei confronti di Ittierre siano stati assunti, sin dal maggio 2013, impegni ben precisi per consentirle di superare il periodo di crisi. Ma che “le scadenze indicate nei documenti del governatore Paolo Frattura e del direttore generale di FinMolise Lorenzo Cancellario sono state ampiamente superate e gli impegni non sono stati rispettati. E queste omissioni, questi gravi inadempimenti, con riflessi sulla collettività molisana viste le dimensioni di Ittierre, hanno provocato anche la perdita di chances” per l’azienda, “che ha fatto affidamento sul sostegno pubblico, formalizzato per iscritto, sia per quanto riguarda l’entità degli interventi, sia per quanto riguarda le tempistiche, tralasciando altre opportunità poiché ritenute penalizzanti rispetto a quanto offerto dal pubblico”. Poi, un’aggiunta, sibillina ma non troppo: “Si sottolinea che questi impegni e queste aspettative costituiscono il motivo oggettivo e centrale per il quale, pur in presenza di situazioni e/o posizioni che avrebbero potenzialmente richiesto l’attuazione di iniziative diverse, si è ritenuto opportuno, nell’interesse del bene aziendale, proseguire in via ordinaria l’attività, rimandando dette iniziative”. Era il 16 giugno scorso quando Bianchi, in una nota stampa, accusò pubblicamente Frattura e la Regione di “ingiustificabile inerzia” nei suoi confronti nonostante l’assunzione di impegni formali. “Lei, governatore, e Finmolise – scriveva Bianchi – conoscevate perfettamente l’urgenza e la delicatezza della situazione, ma in maniera pretestuosa richiedete certificazioni che soltanto a società quotate in borsa vengono richieste e Ittierre, come tutti sanno, non è una società quotata”. Poi la bordata finale: “Io sto comunque aspettando il 30 giugno, termine ultimo per vedere se lei, la Regione e Finmolise manterrete gli impegni che sin dal 31 maggio avrebbero dovuto, già in parte, concretizzarsi. Non vorrei che a fine mese sia costretto a dire anche a lei (dopo la lite a suon di comunicati stampa con l’assessore Massimiliano Scarabeo, ndr) di vergognarsi” (leggi l’articolo).

LA SITUAZIONE ATTUALE. La coperta è corta, anzi cortissima. Il fatturato 2013, nel primo semestre, ha subito una prima contrazione, “che probabilmente si acuirà nel secondo semestre giacché l’illiquidità di Ittierre non ha consentito di accedere alle richieste di pagamento anticipato dispiegate da fornitori di materie prime, di prodotti finiti e da fasonisti”. Conseguenza logica, come si legge a pagina 6 del documento depositato il 18 settembre scorso: la collezione autunno/inverno 2013 “è stata prodotta solo in minima parte, e in larga parte non verrà prodotta, a meno che non si rinvengano a fulmineo giro risorse, e verrà consegnata in ritardo, provocando annullamenti e resi, che incideranno radicalmente nel secondo semestre 2013 sul dato numerico di riferimento della medesima stagione” riferita al 2012. Una parabola discendente senza sosta, acuita dagli ingenti costi del personale, il cui mantenimento per Ittierre ha costituito “obbligazione ineludibile sino al 13 gennaio 2013”, come da accordo stipulato l’11 gennaio 2011 in sede di acquisto del complesso aziendale. Per confermare gli attuali livelli occupazionali, Bianchi presentò, subito dopo un incontro al ministero dello Sviluppo Economico nel dicembre 2012, un piano che necessitava di iniezioni di nuova finanza per 20 milioni di euro, per i quali le istituzioni avrebbero garantito un tempestivo intervento al fine di recuperare le risorse necessarie. Ma così non è stato. Per questo, oggi, Melogli non si azzarda a fare previsioni sull’ammissione dell’istanza di concordato, per la quale è stato chiesto al tribunale di fissare il termine entro 120 giorni (scadenza il 18 gennaio 2014, ndr). Ma l’avvocato qualcosa dice, e non è poco: “Per andare avanti, servono 10 milioni di euro. Subito”. 

SLITTA IL TAVOLO MINISTERIALE.  Inizialmente slittato a domani, il tavolo fissato dinanzi al ministero dello Sviluppo Economico salta per la seconda volta, con rinvio al 10 ottobre alle 11. A chiedere il nuovo spostamento il solito Bianchi, ancora senza alcuna novità circa l’ingresso di nuovi soci. Una situazione che ha provocato l’intervento dell’assessore regionale al Lavoro, Michele Petraroia, che in una nota ha auspicato l’anticipazione del tavolo ministeriale medesimo. Intanto, nelle ultime ore, altri 40 dipendenti (tutti del settore produzione) sono finiti in cassa integrazione a zero ore, con conseguente rallentamento delle attività per le collezioni da presentare. Prosegue, inoltre, il presidio dei fasonisti dinanzi ai cancelli dell’azienda per ottenere il saldo del pregresso, la prima tranche del quale doveva essere erogata lo scorso 15 settembre. 

Caravaggio

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