HomeSenza categoriaDi Giacomo ripudia Berlusconi: "Manca dei requisiti morali per sedere in Parlamento"

Di Giacomo ripudia Berlusconi: “Manca dei requisiti morali per sedere in Parlamento”

Depositata la memoria difensiva del primo dei non eletti che dovrebbe entrare in Senato al posto del leader del Pdl: “Chi ha scelto di effettuare una frode fiscale non può partecipare alla formazione delle leggi”. L’ex coordinatore regionale del partito di Berlusconi rincara la dose: la Giunta per le elezioni non ha alcun potere di investire la Corte costituzionale sull’irretroattività della legge Severino

ROMA. “E’ irrilevante per il legislatore, e quindi per il popolo italiano, la circostanza che Berlusconi al momento di commettere la frode fiscale avesse o meno la consapevolezza che avrebbe perso la possibilità di essere senatore della Repubblica. Quello che ha deciso il legislatore è semplicemente di stabilire che chi ha scelto di effettuare una frode fiscale ed è stato condannato a scontare 4 anni di carcere non ha i requisiti morali che sono necessari per sedere in Parlamento, e che chi ha scelto di effettuare una frode fiscale ed è stato condannato a scontare 4 anni di carcere non ha i requisiti morali che sono necessari per partecipare alla formazione delle leggi che tutti i cittadini devono rispettare”. E’ quanto si legge nella memoria difensiva di Ulisse Di Giacomo - primo dei non eletti del Popolo della libertà in Molise e che dovrebbe entrare in Senato al posto del leader del partito – presentata alla Giunta per le elezioni a Palazzo Madama. Nel documento redatto dall’avvocato Salvatore Di Pardo si legge ancora che “è l’assenza di tale requisito morale – – che determina l’impossibilità di ricoprire la carica, non la sanzione accessoria eventualmente contenuta nella sentenza”. Ma Di Giacomo e Di Pardo difendono anche il principio dell’autodichia del Parlamento: la Giunta non avrebbe dunque alcun potere di investire la Corte costituzionale della questione sollevata a proposito dell’ irretroattività della legge Severino, in quanto “solo un giudice può sollevare la questione di legittimità costituzionale. La Giunta non è un giudice ,non avendo i requisiti di terzietà richiesti per tale funzione”. Infine, l’idea di investire della questione la Corte di Giustizia della Ue viene addirittura ritenuta “sconcertante”, poiché la stessa si occupa di diritto comunitario, non del diritto dei singoli Paesi.

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