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Ittierre, la marcia dei senza stipendio

Dipendenti a piedi dalla piscina comunale di Isernia a Pettoranello: “Non abbiamo più neanche i soldi della benzina”. Intanto i sindacati incalzano il governo Frattura sui nuovi imprenditori: “Fuori i nomi, prima che sia troppo tardi. Il 10 ottobre, se salta il tavolo ministeriale, la discussione va spostata in Regione”. Senza garanzie sugli ammortizzatori sociali, scatterà la protesta

PETTORANELLO. Dalla piscina comunale di Isernia all’Ittierre, a piedi, per protestare contro la mancata corresponsione degli stipendi. Riprende  la mobilitazione tra i dipendenti del polo tessile di Pettoranello: domattina alle 7.30 si marcia tutti uniti per raggiungere il posto di lavoro. Una singolare forprotesta per gridare ai quattro venti che non si hanno più nemmeno i soldi della benzina. Intanto, stamani si è tenuta un’assemblea che ha messo in evidenza – spiega una nota congiunta dei sindacati Femca Cisl, Filctem Cgil, Uiltec Uil e Ugl tessili – l’esasperazione dei dipendenti per il mancato pagamento degli stipendi del mese di agosto. “Rileviamo un disagio di carattere sociale – scrivono le quattro sigle – che determina iniziative di protesta incontrollate ed ingestibili dalle organizzazioni sindacali. Su questo tema sensibilizziamo tutte le istituzioni comunali, provinciali e regionali, insieme alle forze dell’ordine e Prefettura di Isernia, ad intervenire perché si trovino con urgenza tutte soluzioni del caso. Alla Regione chiediamo con vigore che venga definitivamente chiarita la questione di possibili nuove figure imprenditoriali. Sarebbe imbarazzante conoscere gli eventuali interessati dopo che l’azienda fallisse o si fermasse definitivamente diventando un soggetto non più appetibile. Sarebbe altrettanto imbarazzante scoprire che non c’è nessun imprenditore dopo che la Regione ha sbandierato ai quattro venti questa possibilità; noi qualche dubbio in merito cominciamo a maturarlo Lo stesso appello lo rivolgiamo al dottor Bianchi – continuano i sindacati – perché, ogni giorno che passa, diventa meno credibile l’arrivo di un nuovo imprenditore con l’azienda che progressivamente azzera le proprie attività”. Due sere fa, dal suo profilo Facebook, l’assessore regionale alle Attività Produttive Massimiliano Scarabeo, di ritorno dalla sede del ministero dello Sviluppo Economico, ha annunciato la presenza di imprenditori “che hanno manifestato interesse per l’azienda di Pettoranello a farsi avanti ufficialmente”, aggiungendo che, in quella sede, “sono state disegnate le linee guida” per favorirne l’ingresso. Tuutavia, lo scetticismo tra i dipendenti e i sindacati persiste. Tanto che, se il 10 ottobre dovesse saltare malauguratamente, ancora una volta, il tavolo ministeriale in programma, i sindacati ritengono sia “indispensabile che la discussione, in pari data, si trasferisca in Regione per fare il punto della situazione dell’azienda e degli ammortizzatori sociali da utilizzare nel prossimo futuro per garantire un sostegno al reddito adeguato a tutti i dipendenti. Nel caso tale richiesta non trovasse accoglimento, potremmo decidere noi di trasferire tutte le maestranze sotto la Regione per una manifestazione di protesta”. Ieri mattina, del resto, c’è stato un colloquio fra il commissario Sergio Ferreri, incaricato di vigilare sulle procedure del concordato preventivo, e il patron dell’Ittiere Bianchi, affiancato dagli avvocati Mario Ramundo e Gabriele Melogli. La richiesta di autorizzazione a pagare le spettanze nonostante la presentazione dell’istanza di ammissione a concordato è stata regolarmente depositata al giudice pentro Valeria Battista, che dovrà pronunciarsi al riguardo. Ma al momento non c’è nessuna certezza sulle disponibilità economiche dell’azienda: non si sa, insomma, se e quando saranno pagati gli stipendi ai lavoratori e l’acconto atteso dai fasonisti. E il clima di tensione resta: ieri mattina sciopero bianco delle sarte contro lo slittamento della corresponsione degli stipendi di agosto. Verso le lavoratrici, oggi,  Bianchi ha annunciato la procedura di una lettera di richiamo, in quanto tale forma di protesta non è prevista dal Contratto nazionale di lavoro. Ma i sindacati lo invitano “ad usare il buon senso, esortandolo a non procedere alle contestazioni disciplinari per i fatti accaduti ieri in azienda. E’ opportuno che, da buon imprenditore, si assuma le responsabilità di saper gestire in ogni situazione l’impresa e il personale e di trovare le soluzioni adeguate per tutte le problematiche che in questo momento attanagliano l’Ittierre. Usare strumenti punitivi, in assenza di certezze presenti e future, porterebbe ad ulteriori proteste e contenziosi che, allo stato attuale, non si possono permettere né i lavoratori, né tanto meno l’azienda e i sindacati”. Come spiega Francesco Di Trocchio, della Femca Cisl, un ulteriore passaggio sarà quello di chiedere al prefetto di Isernia, Filippo Piritore, di convocare un tavolo urgente, prima del 10 ottobre, a palazzo di Governo, in presenza della Regione, per fare il punto della situazione. Il dubbio è che la liquidità per pagare sia fasonisti che lavoratori – visto che per entrambi è stata fatta richiesta di autorizzazione al giudice – non sia sufficiente.

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