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Udeur, Lattanzio dichiara guerra a Niro: inaccettabile cumulo delle cariche

La consigliera: “I doppi ruoli non garantiscono terzietà. Finora, esclusa da qualsivoglia forma di coinvolgimento nella programmazione delle attività del gruppo  e nell’impiego delle risorse finanziarie ad esso spettanti, pari a 80mila euro”. Polemica anche sul numero dei collaboratori

 

CAMPOBASSO. Una dichiarazione di guerra,  bella e buona. La frattura tra la consigliera eletta nelle file dell’Udeur, Nunzia Lattanzio, e il suo capogruppo Vincenzo Niro, oltretutto presidente del Consiglio di Palazzo Moffa,  non è più sanabile. L’ex tutore pubblico dei minori, in una nota, stigmatizza il cumulo delle cariche da parte del numero uno del Campanile. E, senza giri di parole, solleva all’attenzione dell’opinione pubblica il caso di un presidente che agirebbe, a sentir lei, come un autentico autarca. “La storia racconta che nell’antica Grecia – queste le parole della Lattanzio – convivevano sia l’esaltazione dell’integrità etica dell’uomo, sia la difesa della naturalità del ‘vizio’ e dell’imperfezione dell’animo umano. Lo stesso Socrate, per bocca di Platone, ammetteva l’impossibilità di governare senza creare scontento nella popolazione e l’evenienza che, se troppe volte si tenta d’impedire che venga infranta la legge, è probabile che si resti soli. Pertanto, secondo lo stesso Socrate, il politico retto, che mira a riflettere le leggi, alla fine non può che incontrare  rovine. Nel Molise, al consigliere regionale è negato l’accesso agli atti, si strappano o si respingono lettere, si cerca di esautorare le funzioni e di controllare le sue azioni: la porta aperta o chiusa della stanza dell’eletto, il lavoro che svolge, il saluto che dona o nega e, finanche, per logica conseguenza, se  questi respira e quanto respira. Sì, accade tutto ciò nelle stanze del potere quando si registrano fenomeni inspiegabili ed unici in Italia e forse nel mondo, a danno di una terra buona e generosa che non merita tutto questo”. Finita la premessa, iniziano i colpi diretti: “L’attuale cumulo delle cariche in capo al consigliere Vincenzo Niro – scrive la Lattanzio – che riveste contestualmente quella di capogruppo e quella di presidente del Consiglio regionale, determina una sovrapposizione di ruoli che  ingenera non pochi imbarazzi e che comunque appare inopportuno proprio alla luce delle specifiche funzioni di garanzia, terzietà ed imparzialità del presidente dell’assemblea che in tal modo ne risultano in re ipsa compromesse.  Invero,  appaiono altrettanto compromesse le prerogative statutariamente fissate dall’art. 15 nella parte in cui proprio l’Ufficio di presidenza dovrebbe garantire l’esercizio dei diritti dei consiglieri”.

“Il gruppo Udeur Popolari – continua la consigliera – che vanta due componenti interne è stato sino ad oggi gestito da una ‘individualità’ che procede  in perfetta solitudine escludendo l’altra da qualsivoglia forma di coinvolgimento nella programmazione delle attività del gruppo stesso, nonché dalla pianificazione e dalla gestione delle risorse finanziarie ad esso spettanti;   trattasi  di  importi  oltretutto considerevoli, quantificabili  – dall’insediamento alla data odierna all’incirca in euro 80mila –  rispetto ai quali l’altra (la componente esclusa) ha già per iscritto declinato ogni forma di responsabilità. Tali fatti, lungi dal rappresentare doglianze rilevanti sotto il profilo privatistico, assumono rilevanza sotto il profilo dell’inerenza con l’interesse pubblico e con la corretta gestione dei fondi dei gruppi consiliari. Vincenzo Niro, svolgendo contestualmente il ruolo di Presidente del Consiglio regionale si pone, di fatto, nella impossibilità di espletare funzioni ed attività istituzionali riconducibili a quelle del gruppo stesso che registra, per sue esclusive determinazioni, un numero nutrito di collaboratori (circa 15) distribuiti in tre o quattro sedi periferiche. Cosa dire allora, – conclude la Lattanzio -sarà ‘kratosmanìa’, dispotismo, superficialità o altro? Comunque denominata, la questione  risulta essere delicata, anche al fine di restituire decoro istituzionale e politico all’Assemblea regionale gravemente messe in discussione da comportamenti inaccettabili ed in ogni caso inidonei a garantire terzietà ed imparzialità, qualità che impongono ad ogni rappresentante istituzionale di essere tale nella sostanza ma anche nell’apparenza”.

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