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Udeur, Frattura fallisce la mediazione. Lattanzio: nessun armistizio con Niro

L’ex tutore pubblico dei minori va avanti decisa con la mozione sulla questione del cumulo delle cariche tra capogruppo Udeur e presidente del Consiglio: “Legalità calpestata, partito privo di democrazia interna”. Ma, al momento, il documento non è stato iscritto all’ordine del giorno. Dello scontro nel Campanile interessato Mastella. Ma la pasionaria non teme l’espulsione: “Non sono iscritta. E non me ne vado”

 

CAMPOBASSO. “Il tentativo di pacificazione non è andato a buon fine”. Non usa giri di parole, la consigliera dell’Udeur Nunzia Lattanzio. Il governatore Paolo Frattura ci ha provato, nella tarda serata di ieri, a farla desistere dai propositi bellicosi contro il presidente del Consiglio, Vincenzo Niro. Ma il vertice a tre, tesissimo, si è concluso con un nulla di fatto. Nessuna mano tesa, nessuna risoluzione politica, nessuna retromarcia: “Non ci sono le condizioni – taglia corto l’ex tutore pubblico dei minori – Fin quando Niro non ripristina la situazione di democrazia interna al partito, per me non cambia nulla”.

Vincenzo Niro
Vincenzo Niro

La Lattanzio, com’è noto, ha presentato una mozione sulla questione del cumulo delle cariche. Niro, suo capogruppo, è difatti anche presidente del Consiglio. Una situazione “inaccettabile”, che genera “confusione e imbarazzo”, in base alla quale “i controllori si trovano a vigilare sull’operato dei controllati”. La Lattanzio fa un esempio chiarificatore: un capogruppo è tenuto, ogni sei mesi, a rendicontare all’Ufficio di presidenza. Nel caso di Niro, dunque, la rendicontazione avverrebbe da se stesso. Ma la ‘pasionaria’ del centrosinistra non si ferma certo qui. Già da agosto, dalle colonne di Facebook, intervenne a muso duro sulle questioni del quinto assessore e dei consiglieri supplenti. Rimettendo perfino le deleghe in tempi in cui la corsa alle poltrone furoreggiava più che mai. L’ipotesi allargamento, per il momento, è finita nel dimenticatoio. Dunque, per adesso, la Lattanzio non si pronuncia oltre. Ma sulla battaglia di legalità intrapresa, ha invece molto da dire.

Dottoressa Lattanzio, a nulla sono serviti i buoni propositi di Frattura. Nessuna pace fatta

“Premetto che ho profonda stima per il presidente della Regione e che gli confermo tutto il mio appoggio. Ma nell’Udeur mancano le condizioni basilari di democrazia. Se non si ripristinano, non c’è mediazione che tenga”.

Vincenzo Niro, tuttavia, ha replicato dicendo che lei è solo in cerca di visibilità e che non avrebbe titolo a parlare, non essendo iscritta all’Udeur

“Niro fa confusione normativa. Nel momento in cui ci si candida in una lista che ripota il simbolo e i contenuti di un partito, se si viene eletti in Consiglio si deve dichiarare la propria appartenenza a un gruppo. Io sono una cittadina che si è candidata nella lista dell’Udeur, accettandone il programma e collocandosi nel gruppo consiliare in questione. Ma un gruppo politico deve seguire determinate linee di indirizzo, impartite dal capogruppo. Qui sta il punto. Il presidente del Consiglio non può coordinare nessun gruppo, o viene meno la sua funzione di terzietà e di garanzia”.

Insomma, nessun fatto personale?

“Tutt’altro. Solo una questione di legalità calpestata. Pensi che tra i contratti e le fatture inerenti alle spese del gruppo, da me più volte richiesti nelle ultime settimane, solo stamani mi sono arrivati i curricula di qualcosa come 16 collaboratori, dei quali solo tre da me conosciuti. Gli altri non so chi siano, né cosa facciano per essere pagati. E delle fatture, ancora oggi, nemmeno l’ombra. I soldi spesi dal gruppo non sono stati minimamente concordati da Niro con la sua collega”.

Chiaro. Però la sua perseveranza nella mozione sul cumulo delle cariche potrebbe essere letta quasi come una mozione di sfiducia

“Non si tratta di nulla del genere. Niro, ribadisco ancora una volta, deve esercitare un ruolo di garanzia, ponendo fine a una situazione di incompatibilità non già a livello giuridico, si badi, ma etico e di opportunità”.

 Nella risposta del presidente Niro a Patriciello, che l’aveva difesa, si parla di direttivo del partito e di provvedimenti da prendere. Tra l’altro, pare che il suo caso sia stato fatto pervenire sulla scrivania di Mastella. Non teme di essere espulsa?

“Non può esserci espulsione per chi non è tesserato in un partito. Io sono e resto nell’Udeur. Quanto al direttivo, posso dirle che ieri mi risulta si sia riunito in un bar di Campobasso, tra l’altro in assenza del capogruppo, che però coordinava i suoi fedelissimi con il cellulare. I metodi antidemocratici non mi sono mai piaciuti. Per questo, continuo la mia battaglia”.

 Con la mozione sul cumulo delle cariche

“Esatto. Che al momento non mi risulta essere stata né iscritta all’ordine del giorno né inviata ai colleghi. Anzi, sento parlare di inammissibilità della stessa. E a valutarla, guardi un po’, sarà la stessa persona della quale si dovrebbe discutere in assise”.

 Si trova ancora a suo agio, nell’Udeur?

“Ho pensato anche di andarmene. Ma farlo ora sarebbe troppo facile e favorirebbe il perseverare di certi comportamenti”.

 Ha detto: nessun fatto personale, con Niro. Ma se fosse lui ad avere un problema con lei?

“Se con questa domanda vuol sapere se credo che l’atteggiamento di Niro sia mirato a farmi andare via, la reputo una persona intelligente e perfettamente capace di darsi una risposta da sé”.

 Oltre la mozione, sta portando avanti anche un disegno di legge per abrogare l’articolo 7, meglio noto come fondo per i portaborse.

“Guardi, è il disegno di legge Niro-Frattura che va ritirato. Non si comprende la ratio che dovrebbe permettere alla politica, con propria discrezionalità, di scegliere i collaboratori e alla struttura di pagarli. Quali titoli di studio dovrebbero avere? Quali criteri andrebbero seguiti nelle selezioni? Anche qui è una questione di trasparenza”. 

Pba

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