La Corte d’Assise di Appello di Campobasso fissa l’udienza al prossimo 18 febbraio. Antonio Pinelli, cugino delle vittima e unico imputato, era stato assolto a marzo – per la seconda volta – dalle accuse di incendio e omicidio colposo
CAMPOBASSO. E’ stata fissata al prossimo 18 febbraio l’udienza presso la Corte d’Assise d’Appello di Campobasso a carico di Antonio Pinelli, unico imputato per la morte del cugino, Alessio Masella. L’ipotesi di reato per la quale si procede è quella di omicidio volontario. Il caso Masella va vanti ormai da 14 anni. Lo scorso 5 ottobre, infatto, il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Campobasso ha impugnato la sentenza del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Isernia, Antonio Ruscito, che il 22 marzo aveva deciso per l’assoluzione – la seconda dall’inizio del caso – di Pinelli. Nei confronti dell’uomo il pubblico ministero Federico Scioli aveva chiesto una condanna a 21 anni di carcere per incendio doloso, omicidio colposo o, in alternativa, morte derivante da altro reato e omissione di soccorso. Ora il processo riparte dunque per la terza volta. Era il 27 agosto del 1999 quando, in un casolare di Roccamandolfi, fu ritrovato dai carabinieri il corpo carbonizzato del giovane Alessio Masella, 21 anni, di Cantalupo nel Sannio. Di qui partirono le indagini che portarono all’individuazione dell’allora 30enne Antonio Pinelli come presunto assassino del ragazzo. Quella sera i due erano insieme nel luogo della tragedia, a quanto pare per rubare del vino. Non trovandolo, avrebbero però deciso di portar via del carburante. I ragazzi non si accorsero, però, che all’interno c’erano dei fusti di nafta e benzina e, per far luce, usarono un accendino, con il quale avrebbero provocato l’incendio. Alessio, già claudicante, non riuscì a mettersi in salvo e morì. Mentre Pinelli, ustionato sul 25 per cento del corpo, riuscì comunque ad allontanarsi. Per gli inquirenti, però, il casolare fu incendiato volontariamente. Di qui il processo per omicidio nei confronti di Pinelli, nel quale la difesa, rappresentata dal legale Gianluca Giammatteo, ricorse al rito abbreviato. Il giudice per le udienze preliminari di Isernia, Andrea Penta, nel 2008 decise per l’assoluzione, in riferimento ai capi di imputazione di incendio doloso e omicidio colposo, mentre il reato di furto aggravato fu prescritto. Avverso la sentenza di primo grado presentò ricorso la procura generale presso la Corte d’Appello di Campobasso. Si ripartì, dunque, nel maggio 2010, con l’avvio di un nuovo procedimento in Corte d’assise d’appello. La procura generale, infatti, ipotizzò l’omicidio volontario da parte di Pinelli. Ma nel corso del procedimento furono sollevate una serie di nullità, che ne comportarono il trasferimento all’attenzione della Cassazione. A quel punto, la Corte Suprema stabilì che il 14 luglio 2011 fosse necessario ripartire da capo, dinanzi al gup del tribunale di Isernia, sempre con il rito abbreviato. Dove, il 22 marzo, c’è stata la seconda assoluzione: la morte del giovane sarebbe stata provocata solo da un tragico incidente. Ora, la terza riapertura del caso: con l’accusa, pesantissima, di omicidio volontario.



