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Bilancio: i dipendenti ‘salvano’ Mazzuto, decisivo Piero Sassi

Il sacrificio del personale tutto permette di far quadrare i conti in Consiglio provinciale: riscaldamento nelle scuole e sociale garantiti grazie al loro spirito di servizio. Ma la Giunta deve cedere sulle indennità: meno 20 per cento a novembre e dicembre, mentre da gennaio 2014 gli assessori non in aspettativa percepiranno 1.500 euro lordi al mese, quelli in aspettativa si decurteranno il 20 per cento fino a fine mandato. Per i consiglieri, invece, 30 per cento in meno del gettone per l’ultimo trimestre in corso e la riduzione del numero di commissioni, fissato in numero massimo di quattro al mese. Polemico Mancini: “Non basta, sono atti di indirizzo non inseriti nel bilancio, si può tranquillamente venire meno agli impegni”. L’ex capogruppo del Pdl Roberto Di Pasquale intona il de profundis all’amministrazione, che si salva grazie al voto dell’ex assessore comunale, convocato in extremis, e di D’Ippolito dell’Idv

 

ISERNIA. I dipendenti di via Berta danno uno schiaffo morale  alla politica che, volente o nolente, è costretta ad accodarsi. Il bilancio di previsione passa con 15 voti a 4 dopo una seduta estenuante, terminata soltanto dopo le 15.30. Ma dirigenti e politici hanno dovuto rinunciare, anch’essi, a una parte degli emolumenti.

 

I TAGLI DELLA GIUNTA. L’accordo raggiunto in seno alla maggioranza  prevede che la Giunta provinciale rinunci, per i mesi di novembre e dicembre 2013, al 20 per cento dell’indennità. Da gennaio 2014, invece, gli assessori non in aspettativa percepiranno 1.500 euro lordi al mese, mentre quelli in aspettativa si decurteranno il 20 per cento fino a fine mandato. Lo stesso varrà per il presidente della Giunta, Luigi Mazzuto, non in aspettativa, e per il presidente del Consiglio, Lauro Cicchino, che invece in aspettativa non è.

 

I TAGLI DEL CONSIGLIO. Quanto ai consiglieri provinciali, la proposta approvata, su iniziativa del presidente della Commissione bilancio Antonio Conti, è quella della decurtazione del 30 per cento del gettone per l’ultimo trimestre in corso, cui bisognerà aggiungere, da dicembre in poi, la riduzione del numero di commissioni, fissato nel numero massimo di quattro al mese.  

 

DIPENDENTI E DIRIGENTI. La vera nota dolente: come da pronostico, infatti, il personale della Provincia ha accettato di rinunciare al 20 per cento dell’indennità accessoria (nel caso dei dipendenti). Per i dirigenti e il segretario generale invece, tagli del 30 per cento. La somma complessiva, pari a 142mila euro, avrà destinazione vincolata ai servizi sociali giovanili e della terza età, al volontariato, al Centro prevenzione e accoglienza minori (Cepam), ai taxi della solidarietà e, in particolare, ai servizi scolastici (80mila per il riscaldamento, utenza e spese di funzionamento e 30mila per la manutenzione ordinaria). Grande lo spirito di servizio, di mutualità, di identificazione nel ruolo istituzionale, di appartenenza e alto il senso civico dimostrato dal personale tutto, senza la collaborazione del quale la formazione del bilancio preventivo non sarebbe stata possibile.  

Soddisfatto il presidente della Provincia, Luigi Mazzuto, che ha sottolineato come il suo sia stato l’unico ente, finora, a procedere in direzione della riduzione dei costi della politica, ”al contrario della Regione Molise, dove per gli stessi motivi stanno litigando da mesi”. Mentre Giovancarmine Mancini, La Destra – che aveva presentato un emendamento al bilancio nel quale chiedeva di azzerare interamente le indennità di tutti gli amministratori e di ridurre al minimo contrattuale la retribuzione di risultato dei dirigenti – ha ritenuto il risultato della giornata, dal proprio punto di vista, comunque una mezza vittoria. “Non sono soddisfatto, bisognava fare di più. Ma ho comunque costretto l’amministrazione a fare i conti con la crisi, in tempi duri come questi, e a rinunciare a parte dei propri privilegi”. Tuttavia, sulle modalità dei tagli, Mancini ha espresso fortissime perplessità: “Le riduzioni di Consiglio e Giunta sono soltanto due atti di indirizzo, non è per nulla certo che, nei fatti, si tenga fede a queste proposte. Se Mazzuto e i suoi sodali avessero davvero voluto dare garanzie senza rischiare la farsa, i provvedimenti andavano presentati sotto forma di ordini del giorno, da votare pubblicamente in assise. Ma, al solito, non si è avuto il coraggio necessario”.

 

Bilancio: i dipendenti ‘salvano’ Mazzuto, decisivo Piero Sassi
Giovancarmine Mancini

LA CRONACA DELLA GIORNATA. La seduta inizia con la sospensione di un’ora, su richiesta del presidente della Commissione bilancio, Conti, per illustrare alla maggioranza, con la precisione del caso, la proposta di riduzione delle indennità ad assessori e consiglieri, compreso l’emendamento proposto dal consigliere Mancini. Quando la maggioranza rientra in aula, accade l’imponderabile. Antonio Potena, Pdl, chiede di conoscere a quanto ammontino, di preciso, le spese per Consiglio e Giunta. E il dirigente del Settore Finanze, Gabriella Petrollini, lo accontenta, snocciolando uno per uno i numeri dei costi della politica per il 2012. Numeri tutt’altro che leggeri, come forse si poteva immaginare: 230 mila euro le spese per l’assise, 413mila per la Giunta. Totale, 643mila euro in un anno. Una somma leggermente inferiore a quella (650mila euro) che lo Stato ha riparametrato in extremis, permettendo alla Provincia di stanziare fondi per la biblioteca pari a 15mila euro, 12mila per il lavoro straordinario  e il resto per il riscaldamento e lo sgombero neve. In altre parole, un anno di politica vale quanto servizi essenziali come lo sgombero neve o il riscaldamento nelle scuole, cui hanno contribuito, come detto, anche i dipendenti con 80mila euro. Di fronte a cifre del genere, la polemica che divampa in assise è inevitabile. Nessuno vuol essere accostato allo spendaccione dello scranno accanto, ma di tagli veramente consistenti, alla fine, non se ne voteranno.  L’emendamento di Mancini viene votato e bocciato, finanche dall’opposizione di centrosinistra: favorevole solo l’esponente della Destra, astenuti Roberto Di Pasquale e Giuseppe D’Ippolito.

 

Bilancio: i dipendenti ‘salvano’ Mazzuto, decisivo Piero Sassi
Roberto Di Pasquale

LO SFOGO DI ROBERTO DI PASQUALE. Accusato da Antonino Latino, dell’Udc, di non convocare la commissione presieduta perché sistematicamente assente, Roberto Di Pasquale, ex capogruppo del Pdl in assise, vuota il sacco dopo mesi di silenzio. Il suo intervento, durissimo, è di quelli che non si dimenticano tanto facilmente: sull’aula scende il gelo, la tensione si taglia con il coltello, Mazzuto si alza ed esce fuori, ma lui va avanti come un caterpillar. E per chi ascolta sono dolori: “Ho fatto una scelta politica – spiega l’ex Pdl – quella di non partecipare più alle riunioni. Da questa Provincia non prendo soldi da tanto, quando ne prendevo erano sempre pochi.  Quella di oggi è una chiusura ingloriosa per quest’amministrazione. Mai mi sarei aspettato – nemmeno in questo momento drammatico – che si potesse arrivare a pensare di chiedere una qualsivoglia forma di contributo ai dipendenti per far quadrare il bilancio. E’ ridicolo, così si ammette di aver fallito completamente la propria esperienza politica. Dopo tanti anni su questi banchi avrei voluto lasciare un ricordo diverso, questo non lo ammetto. Mai ho visto scelte di questo genere in altre amministrazioni: chi ha avuto questa idea ha fatto una scelta politicamente scorrettissima,  costringendo i dipendenti ad accettare il male minore. Ebbene,  per me è un fallimento,  bisognava tagliare le consulenze, trovare i soldi da altre parti, tagliare gli sprechi: tutto, ma non questo. Do atto al consigliere D’Ippolito, che già anni fa aveva detto di ridurre spese e gettoni, ma nessuno di noi ha voluto ascoltare. La colpa è stata di tutti, anche mia. Ma oggi non voglio essere messo nel ‘brodo’ insieme agli altri. Mazzuto fa bene a uscire dall’aula – Di Pasquale sfida a viso aperto il presidente – perché se avesse continuato a lanciarmi occhiatacce avrei dovuto ricordargli qualche consulenza in particolare. Che so, il famoso ‘Kakà’, che doveva portarci i soldi dall’Europa, pagato 170 mila euro che sarebbero serviti a chiudere questo e ben altri bilanci. Ma forse dovrei citare anche qualche ‘Socrates’ o ‘Rivelino’. La politica, qui, è  finita: quanto portato oggi in quest’aula è uno smacco, chiedere soldi ai dipendenti una delusione. La politica è lo specchio della vita: io non mi riconosco in questa  e perciò ho deciso di starmene fuori, andare a casa –  tutti – sarebbe un beneficio. E non solo in termini economici. Ero indeciso se dimettermi, è stata una scelta non facile. Ma se sono rimasto non è certo per i soldi, bensì perché non volevo tradire le tante persone che mi hanno votato. Di sicuro – ha concluso Di Pasquale – non voglio essere ricordato per aver fatto quadrare il bilancio sulla pelle dei dipendenti. Il mio voto contrario non è per una questione politica, ma umana”.

 

Bilancio: i dipendenti ‘salvano’ Mazzuto, decisivo Piero Sassi
Piero Sassi

IL VOTO: DECISIVO PIERO SASSI, SORPRESA D’IPPOLITO. Al momento di votare il bilancio di previsione, la maggioranza balla su numeri risicatissimi. Come da articolo 80 comma 5 dello Statuto provinciale, per approvarlo è necessaria la maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati, ma i conti non tornano. In aula viene fatto letteralmente scapicollare il neo consigliere surrogato Piero Sassi, assente fino a quel momento ma decisivo per ‘salvare’ Mazzuto e il centrodestra. “Mi trovo ad approvare un documento che non conosco – ha ammesso l’ex assessore al Bilancio del Comune di Isernia – ma questo è un voto di fiducia nei confronti del presidente Mazzuto”. Alla fine, il documento contabile passa con 15 voti favorevoli e 4 contrari (Mancini, Roberto Di Pasquale, Cuzzone e Di Silvestro), mentre l’esponente Idv D’Ippolito voterà a favore: “Non mi piacciono i giochetti sul bilancio – questa la sua giustificazione –  e non intendo certo avvicinarmi al centrodestra. Il mio è solo un voto di buon senso”. 

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