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La sanità di Frattura: ospedali pubblici smantellati ‘a favore’ dei privati. Il documento integrale

‘Isernianews’ lo aveva anticipato a luglio e il Piano di riorganizzazione aziendale redatto dall’Asrem due settimane fa lo conferma: chiudono il Vietri di Larino e il SS. Rosario di Venafro, posti letto ordinari e pronto soccorso azzerati. Isernia e Termoli perdono l’Emodinamica, la Ginecologia e l’Anatomia Patologica: qui, laboratori analisi declassati a unità semplici. Soppressi anche i direttori di distretto. Il Cardarelli di Campobasso si fonde con la Ex Cattolica che ‘acquista’ e consolida ben sette reparti. A Larino resta soltanto l’ambulatorio di Oculistica, senza possibilità di ricovero. Il Caracciolo di Agnone riconvertito in presidio montano di rete. Spunta l’Unità operativa complessa regionale di neurochirurgia al Neuromed di Pozzilli: “L’attività svolta dall’Istituto non sarà soggetta a rigidi tetti di spesa”. In totale il Molise avrà 959 posti letto ordinari (311 vanno ai privati) e 224 posti letto per riabilitazione (ben 136 – più del 50% – assegnati alle strutture private accreditate). Prime reazioni negative del sindaco di Venafro Antonio Sorbo: “E’ una truffa, alzeremo le barricate” e del senatore Ulisse Di Giacomo: “I molisani non avevano ancora avuto a che fare con  Frattura e i suoi amici”.

 

La protesta del Comitato Pro Vietri
La protesta del Comitato Pro Vietri

CAMPOBASSO. Un documento di ventisei pagine, qualche tabella accompagnata da bei grafici e molte parole: il Piano di riorganizzazione aziendale datato 19 dicembre 2013 e redatto dall’ASReM, “tenuto conto delle indicazioni dell’attuale struttura commissariale contenute nel piano operativo in corso di validazione”, si presenta così. Poche interpretazioni possibili: la razionalizzazione della rete ospedaliera, quindi la riduzione dei posti letto, “hanno inciso – si legge nella relazione – in primis sugli assetti istituzionali della azienda sanitaria pubblica: si è trattato di accorpamenti, riconversioni funzionali o dismissioni che hanno riguardato in prevalenza strutture di limitate dimensioni in termini di dotazione ed attività (ospedali di Venafro, Larino e Agnone)”. Basterebbero già queste poche righe a far comprendere che a soffrire la scure dei tagli sarà inevitabilmente la sanità pubblica. Il governatore-commissario Frattura lo sa bene e lo sapeva anche quando continuava a promettere e a rassicurare sulla sopravvivenza delle strutture di periferia come quella di Venafro e del Basso Molise. Sopravvivenza che non ci sarà: è tutto scritto e confermato nel documento. Così, se il pubblico soffrirà non si può certo dire che la stessa infelice sorte toccherà ai privati. Difatti, si legge sempre nell’atto: “Il fine istituzionale di tutela della salute del Sistema sanitario regionale non è un compito esclusivo del sistema pubblico, ma è un obiettivo dell’intero sistema sociale, cui concorrono soggetti pubblici e privati, anche se con ruoli diversi in ragione della tipologia e del numero delle strutture presenti nella Regione“.

Tabella posti letto ordinari
Tabella posti letto ordinari (clicca per ingrandire)

POSTI LETTO. Sono 1.139 in totale i posti letto da assegnare, 959 per i ricoveri ordinari e 224 per la lungodegenza e la riabilitazione. L’obiettivo del riassetto della Rete ospedaliera pubblica – si legge nel documento – “è quello di garantire a livello regionale un numero di posti letto conforme allo standard di 3 pl per 1.000 abitanti per quanto riguarda i ricoveri ordinari (acuti e DH/DS) e di 0,7 pl per 1.000 abitanti per la lungodegenza e riabilitazione”. Così, partendo dai posti letto ordinari già assegnati agli istituti privati accredati – e non il contrario, assegnandoli cioè prima agli ospedali pubblici – si passa a spalmarne i rimamenti sul Cardarelli, sul Veneziale, sul San Timoteo e sul Caracciolo, rispettivamente appartenenti all’ambito distrettuale di Campobasso, Isernia, Termoli e Agnone. Il riassetto, dunque, prevede l’assegnazione di 224 posti letto ordinari all’ospedale del capoluogo di regione, il Cardarelli, che diventano 116 per la Fondazione ex Cattolica. Rispettivamente 40 e 54 i posti letto attribuiti ai privati Villa Maria e Villa Esther. A Isernia, il Veneziale avrà 141 posti letti ordinari, il Neuromed di Pozzilli 101, mentre il Caracciolo di Agnone soli 25. In Basso Molise, a Termoli, spetteranno 258 posti letti al San Timoteo, nessuno – perché azzerati – al Santissimo Rosario di Venafro e al Vietri di Larino.

Frattura a Venafro, in campagna elettorale, mentre promette di salvare l'Ospedale SS. Rosario
Frattura a Venafro, in campagna elettorale, mentre promette di salvare l’Ospedale SS. Rosario

FUSIONI E RICONVERSIONI. Venafro e Larino. Zero posti letto ordinari, dunque, a Venafro e a Larino: ospedali bye bye, arrivano le ‘Case della salute’, residenze per anziani in poche parole. Via il pronto soccorso, ci sarà un punto di primo soccorso – invece – gestito dal personale del 118 con possibilità solo di osservazione breve. Il Santissimo Rosario sarà riconvertito in Poliambulatorio specialistico, “sarà sede – si legge nell’atto aziendale – di posti letto per la riabilitazione extra-ospedaliera e cure intermedie oltre ad essere sede di RSA e di un centro regionale per la cura e la prevenzione dell”Alzheimer”. Stessa sorte per il Vietri di Larino, “sede di posti letto per la riabilitazione (con camera iperbarica) extra ospedialiera e cure intermedie oltre ad essere sede di RSA e dell’Hospice Regionale. Resta in vita l’ambulatorio oculistico, ma in virtù dell’azzeramento dei posti letto ordinari, non sarà più possibile effettuare ricoveri.

Campobasso, Termoli e Isernia. “L’attività ospedaliera pubblica – si apprende dal documento – si concentrerà sul Presidio ospedaliero Cardarelli di Campobasso, al quale saranno strutturalmente e funzionalmente collegati i presidi Veneziale di Isernia e San Timoteo di Termoli”. L’offerta sanitaria ospedaliera, in sostanza, viene rimodulata prevedendo 1) l’integrazione tra il Cardarelli e la Fondazione Giovanni Paolo II (Ex Cattolica), con assegnazione alla stessa di ben 7 Unità operative complesse: Emodinamica, Gastroenterologia, Oncoematologia, Cardiochirurgia, Chirurgia oncologica, Chirurgia vascolare e Radioterapia; 2) la connessione strutturale e funzionale degli ospedali di  Isernia e Termoli con quello di Campobasso; 3) la creazione di tre soli dipartimenti regionali: di Medicina, di Chirurgia e dei  Servizi. Al San Timoteo, a Termoli, resta l’Unità operativa complessa di Otorino, sebbene perda quella di Emodinamica e il Laboratorio Analisi venga declassato a Unità semplice. Stessa sorte per il Veneziale di Isernia: i pazienti infartuati faranno capo tutti all’unica Unità operativa complessa di Emodinamica rimanente, assegnata alla Ex Cattolica di Campobasso.

L'istituto Neuromed di Pozzilli
L’istituto Neuromed di Pozzilli

Agnone. L’ospedale sarà riconvertito in presidio montano di rete, prevedendo l’area chirurgica e l’area medica oltre alle attività di Day Hospital e  Day Surgery per le osservazioni ‘mordi e fuggi’. “Particolare attenzione – si apprende dall’atto – sarà dedicata alla Reumatologia”. Avviate, inoltre, valutazioni congiunte con la Regione Abruzzo per la stipula di un accordo di confine. Neuromed di Pozzilli. “L’Asrem intende porre in essere un percorso di integrazione, anche attraverso l’istituzione di un dipartimento interaziendale di neuroscienze, sempre a direzione del soggetto pubblico, con l’Istituto Neuromed, che si è reso disponibile all’attivazione di un Pronto Soccorso dedicato, in linea con l’operatività della stroke unit di II livello“, si legge nel documento che continua: “Si individua una unica Unità operativa complessa regionale di neurochirurgia presso l’Istituto che insieme alla stroke e al Pronto Soccorso completerà il livello di integrazione”. “L’attività svolta dal Neuromed – si legge ancora – e afferente al Dipartimento Interaziendale non sarà soggetta a rigidi tetti di spesa“.

 

Insomma, tra riconversioni, fusioni e attribuzioni dei posti letto, la sanità pubblica molisana si apre a quella privata, accogliendola pure a braccia aperte: il 30% dei posti letto ordinari e più del 50% di quelli per la riabilitazione sono infatti affidati ai privati. La speranza – più di qualcuno si dice già preoccupato –  è di non assistere nel tempo ad un aumento di profitti per gli istituti privati – da una parte – e a una graduale assegnazione di attività meno redditizie e più gravose alle strutture pubbliche, dall’altra.  La complessiva organizzazione delineata con il documento, comunque,  va a confluire nel redigendo atto aziendale che dovrà essere approvato entro il 31 gennaio 2014, previa consultazione con le organizzazioni sindacali e la conferenza dei sindaci. Ed è proprio il primo cittadino di Venafro, Antonio Sorbo, il primo a far sentire la propria voce: “Questo atto è una truffa, siamo pronti ad alzare le barricate”. Sanità pubblica contro sanità privata, il dado è tratto: la frattura sarà insanabile?

Palmira

 

 

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