HomeNotizieCRONACAScavi a Venafro, la procura sequestra terreni sospetti

Scavi a Venafro, la procura sequestra terreni sospetti

Vigili del fuoco e Forestale continuano le ricerche. Finora rinvenuti bidoni vuoti e materiale ferroso. E nei pressi di un appezzamento spunta la figura di Antonio Moscardino, pregiudicato, noto per il coinvolgimento nell’Operazione Mosca sullo smaltimento illecito di rifiuti speciali 

 

VENAFRO. Fusti vuoti. Forse contenenti, un tempo, oli esausti. Per il resto, solo materiali ferrosi. Il tutto, con ogni probabilità, appartenente a qualche impresa edile. Si continua a scavare, in agro di Venafro. Stamani le ricerche della Forestale e dei vigili del fuoco sono proseguite nel terreno di via Cupa, una strada che taglia la piana di Venafro,  poco distante dall’oasi ‘Le Mortine’, e in un altro, in località Torciniello, nei pressi dell’ex sede dell’Adanti, la ditta che ha realizzato la variante di Venafro. Gli scavi hanno raggiunto i sei metri di profondità: ma è ancora presto per fare qualsiasi ipotesi. Certo è che i terreni e i materiali rinvenuti sono stati tutti sequestrati per ordine del procuratore capo di Isernia Paolo Albano. Domani e nei prossimi giorni, si prosegue. Il proprietario del secondo terreno monitorato, Vincenzo Salvatore, era presente sul posto e non si è negato alla stampa. “Conoscevo la serietà di mio padre, questo terreno è sicuro”, ha tagliato corto. L’uomo produce mais e latte, che rivende a grosse aziende, come la Parmalat, che effettuano ulteriori e continue analisi. Dunque, se fosse emerso qualcosa di anomalo, “avrebbero bloccato le forniture”, ha aggiunto.

 

Scavi a Venafro, la procura sequestra terreni sospetti
Gli scavi di stamani a Venafro (Foto Angelo Bucci)

Ad accompagnarlo, il cugino Antonio Moscardino: “Ben vengano controlli del genere – ha detto ai microfoni di ‘Telemolise’ – E’ giusto tranquillizzare la gente, i controlli non ci danno nessun fastidio”. Ma chi è Moscardino. Classe ’42, di Ciorlano (Caserta), si tratta della stessa persona arrestata il 19 marzo 2004 (e scarcerata il 22 aprile dello stesso anno) per traffico illecito di rifiuti speciali. Titolare negli anni Novanta di una ditta di ripristino ambientale, come descritto a più riprese dal giornalista Paolo De Chiara, fu coinvolto nel 2004 nell’Operazione Mosca, “coordinata – scrive Roberto Saviano in Gomorra – dalla Procura della Repubblica di Larino. Grazie a questa operazione è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi, provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Per gli inquirenti, Moscardino era il trait d’union, ovvero, continua De Chiaral’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti e senza scrupoli del posto”. L’uomo, insomma, era parte integrante di un “sodalizio avente la finalità di commettere una molteplicità di delitti finalizzati al traffico illecito di rifiuti speciali’ – scrive il gip Roberto Veneziano del Tribunale di Larino – colui che in modo organizzato e continuativo, gestiva, trasportava e riceveva ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi smaltiti illecitamente mediante interramento”. Nel 2011 sopraggiunse la prescrizione. Ma Moscardino patteggia. Per lui un anno e otto mesi di reclusione.  Il suo nome compare anche in altre inchieste, per reati analoghi. Oggi, poi, Moscadino era a Venafro, nei pressi del secondo terreno controllato. Difficile dire se ci possano essere collegamenti, col suo passato. Ma dubbi, tanti dubbi, sovvengono.

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