PETTORANELLO DEL MOLISE. Il giorno dopo la diffusione della proposta di acquisto di Ittierre da parte di Ikf, l’investing company interessata a rilevare il polo tessile di Pettoranello, tra molti dipendenti serpeggia il malcontento. Almeno su Facebook, sul gruppo di riferimento ‘L’Ittierre siamo noi’, non mancano le poteste di chi lamenta come 15 dipendenti riassunti nei primi sei mesi siano un’inezia. Ma andando oltre l’emotività e la disperazione – pienamente comprensibili – di chi vede il proprio futuro sempre più a tinte fosche, l’accordo di investimento della Ikf contiene comunque una serie di aspetti da non sottovalutare per la stessa Ittierre. Come spiegano fonti aziendali interessate a far capire la bontà dell’operazione, “l’Ittierre non viene affatto svenduta”. La Ikf, infatti, al termine del contratto di fitto di ramo d’azienda (36 mesi) eserciterà un’opzione d’acquisto per 3 milioni per avere l’Ittierre (intesa come lavoratori, organizzazione, know-how, procedure e software). Una cifra che si spiega prendendo tutti i fattori nell’insieme visto che, singolarmente, appare difficile che possano trovare una collocazione sul mercato.
Diversamente, c’è un altro prezzo da pagare per il solo magazzino, come riferiscono sempre dall’attuale assetto di Ittierre. “Le rimanenze di magazzino saranno acquistate con contratto estimatorio, ai sensi e con gli effetti degli articoli 1556 e seguenti del Codice Civile”, si legge nella proposta d’acquisto dell’investing company. Traducendo per i meno esperti, la Ikf dovrà pagare altri 18 milioni di euro (stando al valore di perizia) per comprare i 920mila capi dichiarati all’interno, che saranno poi rivenduti sul mercato. Facendo due conti, Ikf spende per Ittierre 21 milioni, cioè poco meno di quanti avrebbe dovuto tirarne fuori Antonio Bianchi nel 2011 (il costo totale dell’operazione di acquisizione ammontò a 23 milioni, dei quali 7 e mezzo versati all’atto della vendita). Una somma che permetterà di pagare a dovere i creditori, in particolare i privilegiati (tra cui i lavoratori) avranno il 100 per cento del credito, mentre i chirografari dovranno accontentarsi del 20. Ma il rilancio aziendale da dove partirebbe? Da indiscrezioni provenienti ancora da fonti interne, si parla di altri 10 milioni di euro, che sarebbero trovati autonomamente dalla newco e dai nuovi azionisti.
Per concludere, l’aspetto dei numeri occupazionali. A far rumore, è stata la notizia che Ikf, nei primi sei mesi, si impegna a riassorbire “almeno 15 dipendenti”. Un numero irrisorio, che ha provocato la levata di scudi delle maestranze ferite nell’orgoglio. Tuttavia, va considerato che nell’arco dei primi sei mesi il nuovo acquirente non avrà propriamente l’azienda in mano. Qualora il giudice fallimentare del tribunale di Isernia, Emiliano Vassallo, accetti infatti la richiesta di concordato preventivo, la procedura non si concluderà prima di circa sei mesi per motivi tecnici. Solo dopo l’omologa, con la quale il magistrato decreta la chiusura del procedimento, il progetto della Ikf potrà concretamente iniziare. Ciò vuol dire che, prima di quel momento, chiunque volesse acquistare l’Ittierre, materialmente non potrebbe farlo. Dunque, dal punto di vista aziendale, avere 100 lavoratori dentro dall’inizio non avrebbe alcun senso, visto che di lavoro ce ne sarebbe certamente poco. Superata la fase iniziale, invece, si punta all’assorbimento di almeno 100 dipendenti entro due anni. Un termine importante, visto che gli ammortizzatori sociali dureranno al massimo due anni e mezzo (12 mesi di cassa integrazione straordinaria e 18 di mobilità). Così facendo, insomma, quanti saranno riassunti non perderanno la copertura del reddito nemmeno per un giorno. Ultimo aspetto da considerare: Ikf ha esplicitato che, nel tempo, assumerà almeno 25 dipendenti per ogni licenza. Considerando l’esperienza non certo memorabile di Bianchi, va pur detto che l’imprenditore comasco ha lavorato con circa una dozzina di licenze, nell’arco di oltre due anni. Dunque, considerando che Ikf è specializzata nel rilancio di aziende in crisi (che poi rivende sul mercato), se riuscisse a ripetere quanto meno i numeri di Bianchi, rimetterebbe dentro altre 300 persone. Nulla è scontato, certo: ma all’orizzonte, che piaccia o no, al momento non pare esserci null’altro.




