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Simone Sala, le mie ‘Notes’ e lo sguardo all’Italia

ISERNIA. Spartito, pane e Liszt. Sono questi gli ingredienti con i quali Simone Sala si è formato ed è cresciuto. Un padre pianista, restio all’ambizione del figlio. Lui da piccolo lo emulava, di nascosto, sui pezzi di Beethoven. Oggi, a distanza di vent’anni, è tra i pianisti molisani più affermati e conosciuti nel panorama musicale nazionale e mondiale. A pochi giorni dall’uscita dell’ultimo disco, ‘Notes’ (il quarto), si presenta al pubblico molisano con la doppia data di presentazione del tour: la prima il 21 marzo a Campobasso; il bis a Isernia il 22, con l’ospite d’eccezione Gino Paoli.

Simone Sala, 32 anni il 21 marzo (auguri), entra la primavera e esce il tuo disco. Raccontaci queste tue ‘Notes’.

“‘Notes’ è il plurale di note ma anche di appunti, block notes, è una maniera per raccontare quello che ho visto attraverso la musica. Contiene tutte le mie anime: da Beethoven a Listz, alle canzoni d’autore di Mina, di Mia Martini, Gino Paoli ed Ennio Morricone. Brani che rappresentano me, la mia musica e una certa idea di arte; le influenze, il gusto musicale cambiato negli anni, il seguire un canovaccio e l’idea che non esistono generi musicali. Esiste solo la buona e la cattiva musica. Attraverso un filone musicale ho voluto inserire un po’ di tutto questo. Latin jazz, rock-fusion, classica, sfumature di un repertorio ampio e variegato. Esperienze di vita descritte e ispirate in undici brani. Inoltre, l’idea e la voglia di inserire musicisti amici, mio fratello Flavio, è il segnale di quanto sia affezionato alla mia terra e di quanto creda nei miei conterranei. Daniele Cordisco è un giovane fenomeno di Campobasso. Ilaria Bucci è un talento incredibile. Mino Berlano, unico non molisano, ha collaborato con tutto il pop nazionale e internazionale. Poi Gillan Capra che ha ventidue anni e una gran voglia di conoscere e apprendere. Tutti da percorsi diversi, su un repertorio ampio”.

A proposito dei musicisti molisani. Oltre ai tuoi collaboratori, com’è il rapporto in generale con i colleghi e come vedi il panorama musicale in Molise?

“Malissimo e benissimo. I rapporti con i musicisti sono ottimi, sia con i professionisti che con gli amatoriali. Poi ci sono i gusti: puoi non piacere o non piacerti qualcosa. Si creano stupide controversie che nascono in piccoli ambienti e compromettono alcuni dei miei rapporti. La scena musicale: paradossalmente, di venti anni fa c’è poco da ricordare. Oggi invece siamo cresciuti tantissimo. Siamo ovunque: abbiamo musicisti all’estero, in tutta Italia e in regione, straordinari. C’è un grosso fermento. Manca però un’organizzazione, una pianificazione. La nostra condanna è questa. La mancanza di una programmazione, come sull’auditorium, è un esempio. Non posso sapere chi viene tra un mese e scegliere l’uno o l’altro, ma solo quello che mi si presenta”.

Da sette anni organizzi il World Music Project. Grandi nomi per un evento che ti vede in veste di imprenditore musicista.

“Faccio l’imprenditore dodici mesi l’anno. Il Wmp è come un pezzo. Non vedo differenza tra mestieri: se sei un musicista o sei un avvocato sei un libero professionista e non fa differenza: sono prodotti diversi che devono essere venduti. Io sono il mio brand”.

Progetti futuri?

“Il 2014 è un crocevia importante per mettere in piedi progetti che mi consentano di continuare in questa direzione. Ho il nuovo disco e una tournée in diversi paesi del mondo. Bangkok, Helsinky, Texas, poi in Italia a Roma, Siena, Grosseto. L’idea di far uscire il disco con un nome importante come Gino Paoli”.

Ha ascoltato i tuoi pezzi?

“Li ascolteremo insieme”.

Continua.

“Insieme a Danilo Rea, un amico che mi ha dato una mano a contattarlo. Guardo comunque all’Italia con la speranza di rimanerci, ma non ho questa sicurezza. Sono tornato qui perché mi piace stare qui, parlare italiano, ma questo sembra un paese irrecuperabile. Mi piace andare all’estero con la sicurezza di tornare a casa”.

di Donato Giannini

GUARDA L’ESECUZIONE DI LIEBESTRAUM DI FRANZ LISZT (VIDEO HANDEYEFAMILY)



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