Nell’aula Magna dell’Unimol di Isernia, alla presenza di numerosi ascoltatori, un tavolo di esperti e ricercatori ha delineato il passaggio storico e culturale di uno dei problemi più discussi dell’ultimo secolo

ISERNIA. “Ma, amico mio, che paesi son mai questi. Il Molise è Terra di Lavoro! Che barbarie! Altro che Italia, questa è Africa. I beduini, a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civili”. Indole apatica, passiva, instabile. Incapacità di essere parte attiva della nazione”. Così Luigi Carlo Farini, il diplomatico e politico inviato da Cavour, si rivolgeva al conte durante il viaggio intrapreso in Molise descrivendo la regione e il resto del Sud. Dalla ‘Voce’ degli intellettuali Giovanni Prezzolini e Giuseppe Papini, passando per il secondo dopoguerra, la storia, le discussioni le proposte che da più di un secolo riempiono i dibattiti sulla questione meridionale, raccontati nell’Aula Magna dell’Unimol di Isernia, venerdì scorso, nell’ambito del convegno dal titolo “Il Sud del Sud – Europa, Italia, Molise”.
Organizzato dal Rotaract e moderato dal presidente della sezione di Isernia Giustino D’Uva, l’incontro ha visto presenti numerosi studiosi di storia e esperti della materia. Giuseppe Pardini, docente di storia contemporanea dell’Unimol, il collega Massimo Bagarani, già assessore regionale della Calabria, l’onorevole Luca Colasanto e la professoressa Cinzia Dato, già senatrice eletta per il Molise. Un excursus storico-economico del Mezzogiorno, dalle prime riflessioni del periodo dell’Unità d’Italia, al secondo dopoguerra quando il divario tra Nord e Sud si era assottigliato. La disoccupazione, l’emigrazione, il clientelismo e la mafia sono gli elementi purtroppo più diffusi negli emigrati di seconda e terza generazione. Un problema, quello del Mezzogiorno, ancora irrisolto ma che vive quotidianamente nelle analisi degli esperti affinché l’affermazione del Sud possa diventare, come da sempre si professa, la vera ripresa dell’Italia e di un’economia nazionale ormai nel pieno della crisi.