ISERNIA. Il clima particolarmente rigido di questi giorni di fine aprile non ha fermato il calore dell’evento religioso più sentito dalla collettività pentra: la processione del Venerdì Santo. Quel rito che rievoca la morte del Cristo e che stringe nella commozione tutti i fedeli. E forse anche i profani che, per un giorno, si calano nel senso della cristianità. Il figlio di Dio è uscito dalla chiesa di Santa Chiara intorno alle 20, come di consueto, seguito da sua Madre. Poi il lungo corteo tra le principali vie del capoluogo pentro. Via Marcelli, piazza Celestino V, piazza Carducci, via Roma, via Kennedy; e ancora via Sturzo, via De Gasperi, corso Garibaldi, via Petrarca, via XXIV Maggio, via Occidentale, piazza Tedeschi, via Ponzio, via Lorusso; poi di nuovo piazza Carducci, piazza Celestino V, via Marcelli, via Occidentale, via Roma, rampa Purgatorio e il ritorno in Chiesa. Percorso che ha trasformato le strade di Isernia nel Calvario (GUARDA LA FOTOGALLERY IN BASSO).

Quel tragitto compiuto dal Cristo con la sua croce addosso, prima di morire per liberare l’umanità dal peccato: quel primo gesto nobile di un uomo, quell’emblema di moralità e altruismo che diviene ispirazione per la comunità cristiana e che, durante la processione del Venerdì Santo, arde nei cuori delle persone più che mai. E un vivido esempio ne sono gli incappucciati. Coloro i quali, tra le preghiere recitate e le note della banda, per la maggior parte a piedi nudi, offrono se stessi a Dio e trasportano a spalla le croci e le statue di Gesù e della Mater Dolorosa.

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Intensa e sentita anche questa volta, dunque, la processione pentra, durante la quale hanno riecheggiato, nel silenzio della sera, i versi dei canti intonati dal coro della Cappella Celestiniana e dai cantori che seguono l’evento sempre più numerosi. A toccare le corde delle anime dei fedeli, quello che ormai è diventato l’inno del rito ‘Lascia che pianga vedendoti morire’, la canzone dedicata alla Madonna e che rappresenta un omaggio al sacrificio di Cristo. Un brano che, scritto nel 2012 dal maestro Fabio Palumbo, narra la sofferenza e l’agonia di Gesù e di Maria. Dal momento della condanna di Cristo, il canto descrive il dolore del figlio di Dio, ma anche quello di una madre costretta ad assistere alla fine straziante del proprio nato. Maria, sotto la croce e con il cuore trafitto dal dolore, lo guarda. E il brano esprime tutto l’amore, il sentimento e l’affetto di una mamma che si traspone, quindi, nel cuore dei fedeli. L’inno, per questa edizione 2014 della processione, è stato accompagnato da un nuovo canto, sempre del maestro Palumbo, che si candida ad entrare a pieno titolo nel repertorio religioso isernino; si tratta di una composizione popolare ad una sola voce dal titolo significativo ed eloquente: ‘Implorazione’.