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Il Molise che non merita di esistere

CAMPOBASSO. Il Molise non merita di esistere. Non per i costi, per la spesa pubblica, per i conti che non tornano mai. Perché dopo l’articolo ormai noto di Sergio Rizzo sul Corriere, i corregionali che scribacchiano sui social l’hanno buttata in politica, rigorosamente e non casualmente con la p minuscola. Fermi ancora all’antica e logora guerra tra destra e sinistra, che oggi assomiglia più a una lotta di quartiere. Nessun orgoglio, quindi. Nessun senso di appartenenza a una storia e a una comunità. Solo l’occasione giusta per attaccare l’attuale maggioranza e chi ci governa. Ma Frattura è in ottima compagnia, prima di lui un certo Michele Iorio fu vittima di linciaggi politici e mediatici e anche prima di Frattura (ovviamente a parti invertite) c’era chi, pur di affossare il nemico, dava corda a chi voleva cancellare con un tratto di penna la nostra piccola regione.

Si vola davvero basso in Molise: dibattito politico a livello spicciolo, un po’ come nel resto d’Italia. Ma probabilmente da noi tutto fa più rumore. Forse non meritiamo di esistere perché non vogliamo esistere. Perché la demonizzazione dell’avversario può facilmente spingersi verso la rottamazione di tutto e tutti e verso la negazione della propria esistenza. Allora almeno chi scrive (con il massimo dell’umiltà) prova a volare un po’ più alto, prova mestamente a rappresentare chi sui social non c’è, o al massimo non posta e forse ogni tanto legge, chi lavora con fatica e chi un lavoro se lo sogna in silenzio la notte. Chi guarda ai risultati sulla propria pelle e non ai post velenosi e a effetto su Facebook. Loro sono la stragrande maggioranza del Molise. Forse per loro – come idea di sviluppo, di servizio e convivenza – questa piccola terra merita ancora di esistere. E a loro deve pensare chi ci governa e chi ci rappresenta, a loro deve dimostrare che tutto ha ancora un senso. La minoranza rumorosa dei social network, in un modo o nell’altro, saprà prima o poi mettersi l’anima in pace e passare con disinvoltura al prossimo argomento: le vignette su Conte o l’ultima bufala sullo shampoo che ti buca la pelle.

Jones

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