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“La Regione taglia i fondi” e la ricostruzione post-sisma rischia la paralisi definitiva

La giunta Frattura ritocca i valori dei progetti presentati e riduce il contributo per le spese tecniche generali: gli ordini dei professionisti diffidano il governo regionale a revocare il provvedimento e invitano i Comuni a ‘disobbedire’ alla nuova direttiva dell’Agenzia regionale di Protezione Civile “perché ci obbliga a sacrificare gli oneri di sicurezza”. Intanto, se entro il 31 dicembre 2014 non vengono impegnati i 180 milioni di euro destinati alla ricostruzione, lo Stato è autorizzato a disimpegnare le risorse

 

CAMPOBASSO. E’ ancora scontro sulla ricostruzione post sisma in Molise che, di fatto, è pressocché ferma. Questa volta ad alzare le barricate contro la Regione Molise sono direttamente i progettisti che non hanno per nulla gradito la rimodulazione degli importi dei lavori stabilita dalla Giunta Frattura. Nel mirino degli architetti, degli ingegneri e dei geometri del Molise la delibera n° 498 del 1 ottobre 2014: l’articolato, in sostanza, su proposta del direttore dell’Agenzia di Protezione Civile, ha ritoccato i valori dei progetti presentati e ha ridotto il contributo per le spese tecniche generali. In pratica, gli ordini dei professionisti contestano al governo regionale i tagli che configurerebbero – affermano – una violazione di obblighi che sono stati già assunti contrattualmente. La rivisitazione degli importi di lavori già messi in cantiere “ci obbliga a sacrificare gli oneri di sicurezza”, affermano dall’Osservatorio delle Professioni Tecniche del Molise. La delibera della discordia, nel dettaglio, taglia tutti gli accordi professionali tecnici ed economici assunti in precedenza e obbliga gli attori coinvolti nella ricostruzione post-sisma ad effettuare gli stessi lavori a minor costo. Ed è proprio questo, per i professionisti, il grande problema che potrebbere portare alla paralisi il percorso della ricostruzione: infatti, un progetto esecutivo valutato  350 mila euro nel 2011 non può essere completato per 280 mila euro nel 2015 “proprio perché – affermano ancora dall’Osservatorio –  le norme sulla sicurezza ci impongo dei parametri da rispettare e le rimodulazioni degli importi vanno fatte sul prezzario del 2014, non su quello del 2005“. La rimodulazione degli importi dei lavori già esecutivi, per i professionisti, può comportare due rischi: non conseguire il ‘miglioramento sismico controllato’ o aumentare l’accollo a carico dei privati e degli enti pubblici chiamati a pagare la differenza delle tariffe fissate, appunto, da una vecchia ordinanza commissariale del 2003. Intanto, se entro il 31 dicembre 2014 non dovesse essere firmato l’accordo di programma che impegni i 180 milioni di euro (a valere sulla Delibere Cipe del 2011 che ne stanziò 346) per il completamento della ricostruzione, il governo centrale potrebbe disimpegnare la somma e destinarla ad altre opere.  La Regione Molise, di tutta risposta, per bocca del consigliere regionale Salvatore Ciocca, avverte: “Se ci saranno problemi per la stipula dell’Apq, qualcuno dovrà assumersene le responsabilità”. Il rischio, insomma, che tutto si paralizzi è proprio dietro l’angolo.

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