ISERNIA. Presa di posizione da parte del dottor Lucio Pastore, primario del Pronto Soccorso di Isernia, relativamente agli ultimi episodi di disagio affrontati dal reparto d’emergenza degli ospedali di Isernia e Venafro, non ultimo un blackout elettrico che ne ha, ancora una volta, fatto affiorare tutte le difficoltà. Un intoppo che ha portato il personale allo stato di agitazione, ormai diventato perenne. Pastore, in merito, lancia il suo duro e preciso j’accuse: “Per uscire dalla palude in cui è finita la sanità pubblica molisana la strada è una sola, ridiscutere le convenzioni con le strutture private. Senza un ridimensionamento del privato è impensabile ottenere miglioramenti. Essenzialmente, va limitato il flusso di risorse verso il privato perché sta assorbendo una quantità di energie tali da giustificare il collasso del pubblico. I cittadini molisani ancora non riescono a capire se è politicamente voluto o meno il non dare risposte alle strutture pubbliche. Si è favorita una privatizzazione di fatto della sanità, trasformando il diritto alla salute in merce”.
Sui disagi quotidiani cui sono sottoposti lavoratori e utenti, il primario è categorico: “Mancano posti letto in quanto sono stati ridotti, non ci sono alternative territoriali, il personale è stato ridotto all’osso, per cui i punti di emergenza si intasano, creando una problematica enorme di gestione dei pazienti. Il non ultimo episodio del blackout non ci ha permesso di seguire pazienti che addirittura sono scomparsi dal Pronto Soccorso per poi essere riportati in reparto dagli elettricisti; altri pazienti psichiatrici si sono denudati nel reparto perché due infermieri non possono assisterne 30, non è umanamente possibile.”
Infine Pastore conclude rimarcando le comuni necessità di Venafro: “Neanche al Ss. Rosario, dove l’afflusso è decisamente contenuto, le cose vanno meglio. Non è tanto il minor numero di utenti, quanto la solita carenza di organico: non si riescono a coprire a livello di minimo sindacale tutti quelli che sono i servizi lavorativi. Quindi comincia a sentirsi pure lì la difficoltà anche nella gestione dell’ordinario”.

Francesco Clemente