ISERNIA. Probabilmente non avrebbe potuto allontanarsi dalla sua stanza ma qualcosa è andato contrariamente alle disposizioni. Sono in corso numerose verifiche – interne all’amministrazione penitenziaria – per capire se Fabio De Luca, il detenuto morto all’interno del carcere di Isernia in circostanze tutte da chiarire il 12 novembre scorso, potesse o meno allontanarsi dalla sua cella. Sembra infatti che De Luca – che era recluso da circa un mese nel penitenziario di Ponte San Leonardo – in quel periodo fosse sottoposto ad alcune misure di tipo precauzionale, che si applicano in genere nei confronti dei ‘nuovi arrivati’. Il 45enne poteva avere rapporti con tutti, socializzare, ricevere visite e fare telefonate ma, in determinati orari, doveva restare nella sua cella e, naturalmente, non poteva entrare in quella di altri compagni. Resta tuttavia da capire se questa disposizione fosse in vigore al momento del decesso. In tal caso, scatterebbero, da parte del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, provvedimenti per omessa vigilanza. Una precedente ricostruzione della vicenda avrebbe visto De Luca entrare nella cella dove erano rinchiusi due detenuti partenopei e uscirne poco dopo in condizioni disperate per una presunta caduta da un letto a castello. Dopo accurate indagini attuate dalla procura di Isernia, tuttavia, non emergono sostanziali novità, tant’è che nel registro degli indagati rimangono solo i due detenuti napoletani, di 43 e 24 anni. Per il momento, il reato ipotizzato nei loro confronti è quello di morte o lesioni come conseguenza di un altro delitto. Ma non si esclude che l’esito dell’autopsia cambi le carte in tavola: infatti, subito dopo l’esame effettuato dal medico legale Vincenzo Vecchioni del Cardarelli di Campobasso, si parlò di traumi alla testa non compatibili con una caduta accidentale, come si ipotizzò in un primo momento. Gli inquirenti perciò non escludono che De Luca sia stato vittima di un’aggressione.




