L’EDITORIALE/ Il segretario regionale probabile regista dell’azione dei dissidenti: per ora partito spaccato a metà in chiave elezioni politiche, mentre a Palazzo San Francesco comincia il balletto per le poltrone
di Pasquale Bartolomeo
ISERNIA. Chiamateli ‘giovani turchi’, se siete pratici della politica e delle sue beghe. Chiamateli ‘rottamatori’, se siete fan di Matteo Renzi. Chiamateli dissidenti, se amate la semplicità delle cose. Chiamateli invece ‘manovrati’, se volete sapere cosa c’è dietro una crisi che rischia di far saltare il banco, a Isernia, nel momento più difficile della sua storia, tra crisi economica, spopolamento e disinteresse istituzionale, regionale e nazionale, per la sua sopravvivenza.
Partiamo da un dato: ad aprire la crisi al Comune di Isernia ha pensato il Partito Democratico. Consentendo la nascita del movimento dei ‘Giovani turchi’: i 5 esponenti della lista civica ‘Isernia di tutti’ Davide Avicolli, Andrea Galasso, Ilario Di Placido, Linda Dall’Olio e Michele Mezzanotte; i tre del Pd Ovidio Bontempo, Benedetta Monaco e Francesca Scarabeo; i due del Polo di Centro Domenico Di Baggio e Cesare Pietrangelo. Sono loro i 10 consiglieri di maggioranza che, ieri, hanno ufficializzato la crisi a Palazzo San Francesco, presentando un documento in cui viene messo in discussione l’intero modus operandi dell’amministrazione Brasiello a un anno e 8 mesi dal suo insediamento. Predicano rinnovamento, cambio di marcia, discontinuità. E precisano: nessuna rivendicazione di ruoli o incarichi politici in Giunta o altrove. Al cittadino comune, poco avvezzo agli affari della politica, capiterà allora di domandarsi: ma cosa vogliono di preciso questi signori? Proviamo a spiegarlo. Chiarendo una cosa da subito: a parer di chi scrive, non hanno agito da soli. Non potevano farlo: la crisi è politica, dunque nasce dai partiti.
LO STALLO A PALAZZO SAN FRANCESCO E IL PD CHE SI SPACCA. Se il documento presentato in assise (qui il testo integrale) doveva servire a dare un segnale forte al sindaco, mettendolo con le spalle al muro circa la necessità di cambiare rotta, pena il dissolvimento della maggioranza, l’effetto dirompente dello stesso è stato comunque mitigato dalla contromossa di Brasiello, evidentemente avvisato da una ‘soffiata’: azzeramento delle deleghe e un uomo solo al comando. Solo, certo, ma non da solo: perché il Partito Democratico, autentico regista della crisi, ha ottenuto il risultato – per ora l’unico in cassaforte – di spaccarsi come una mela. In tre firmano il documento dei dissidenti, in tre restano fedeli al sindaco. Da un lato il capogruppo Dem Bontempo, la Monaco e la Scarabeo; dall’altro Sergio Sardelli, Edmondo Angelaccio e Giuseppina Melaragno. Con Brasiello che, grazie al ‘documento dei dieci’, ora più che mai saprà di chi potrà fidarsi realmente.
LA LISTA DEL SINDACO E I ROTTAMATORI A SALVE. Non certo di quella che fu la lista civica di sua diretta promanazione, ‘Isernia di tutti’, di chiara ispirazione – anche nel nome – a Paolo Frattura. Cinque consiglieri su sette hanno di fatto sconfessato l’operato del sindaco. Andrea Galasso e Ilario Di Placido, tra l’altro, sono quelli che più hanno avuto da perdere, con un’azione del genere: delegati rispettivamente alla Progettazione europea e alle Politiche giovanili e all’Impiantistica sportiva, nel documento lamentano di contare troppo poco agli occhi del sindaco, che deciderebbe ogni cosa come una specie di autarca, in accordo con la Giunta, senza dare ascolto a nessuno e sminuendo il ruolo dei consiglieri. Ora che il primo cittadino ha ritirato tutte le deleghe, il risultato è uno solo: se prima contavano poco, ora contano praticamente nulla. Per essere precisi, la delega di Galasso era scaduta il 31 dicembre scorso: dunque, nel suo caso, la firma del documento non è questione di incarichi, ma di metodo.
E da aspiranti rottamatori, si ritrovano armati di una pistola a salve. A meno che non vadano fino in fondo, presentando, tutti e dieci, la mozione di sfiducia. Ne avranno il coraggio? E, soprattutto, avranno i numeri, considerando che nel centrodestra c’è il vuoto cosmico in termini di leadership condivisa? Ma poi il gioco varrebbe davvero la candela, con Isernia senza un sindaco e un presidente della Provincia, in un momento storico ed economico come quello attuale? I cittadini potrebbero castigarli severamente. Due tra i dissidenti, va ricordato – lo stesso Galasso e Cesare Pietrangelo del Polo di Centro – sono tra i firmatari delle dimissioni di massa che provocarono lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale nel 2012, con Ugo De Vivo sindaco, provocando oltre un anno di commissariamento e un primo aumento delle tasse sui cittadini. Aumento oggi confermato da questa stessa amministrazione da loro sostenuta, dopo il salto della quaglia da destra a sinistra, almeno fino a ieri. Difficile dire che facciano passi avventati: certi errori si pagano cari, in politica. Carissimi.
L’OMBRA DELLA FANELLI. Altra considerazione, vera chiave di volta di quanto accaduto: Isernia paga una crisi locale che nasce da strategie di riposizionamento – con uno sguardo ai palazzi romani – tutte interne al Pd. Un piccolo particolare: a leggere il documento di rottura, in aula, è stato il capogruppo Avicolli, renziano della prima ora e vicinissimo al presidente della Camera di Commercio pentra Pasqualino Piersimoni, anch’egli da sempre sostenitore dell’attuale premier e, soprattutto, referente isernino del segretario regionale del Pd, Micaela Fanelli. Cosa ne pensa il vertice regionale del principale partito di centrosinistra di quanto accaduto ieri a Palazzo San Francesco? Ne era al corrente? E’ d’accordo o ne prenderà le distanze? Se è d’accordo, perché ha sostenuto Brasiello per farlo diventare presidente della Provincia e oggi vuole affossarlo come sindaco? E’ sua la regia di quanto accaduto, come lascia pensare chiaramente anche un comunicato del segretario del Pd di Isernia Giuseppe De Lellis – passato armi e bagagli da Leva a Fanelli dopo il congresso dell’anno scorso – in cui invita Brasiello a dimettersi dopo quanto accaduto ieri in Consiglio? Secondo i boatos, il sindaco di Riccia, nelle scorse settimane, sarebbe stata vista in compagnia dei ‘rottamatori’ in più di un’occasione. Riunioni segrete, ma neanche troppo. Nelle quali sarebbe stata concordata una strategia volta a pretendere visibilità in una Giunta comunale che vede due assessori del Pd, Luciano Sposato e Marco Amendola, storicamente vicini all’acerrimo nemico del sindaco di Riccia Fanelli, il deputato Dem Danilo Leva. Insomma, Isernia rischia di diventare campo di battaglia per dissidi tutti interni al Pd. Anche in chiave elezioni Politiche.
LA PARTITA PER IL QUIRINALE E I RISVOLTI IN SALSA MOLISANA. Se il premier Renzi e l’ex Cavaliere Silvio Berlusconi riuscissero a eleggere un Presidente della Repubblica in virtù degli accordi blindati al Nazareno, nulla questio. Ma se la partita fosse persa, il nuovo Capo dello Stato, quasi certamente, scioglierebbe le Camere e si andrebbe a elezioni anticipate. Entro pochi mesi. Con l’attuale legge elettorale in cantiere, l’Italicum, i capilista sono bloccati. E dunque Leva e Roberto Ruta, per Camera e Senato, nel Pd avrebbero la strada spianata. In tal caso, Fanelli cosa farebbe? Starebbe ancora a guardare o avrebbe tutto l’interesse a giocare d’anticipo, indebolendo Leva in casa propria, ovvero in provincia d’Isernia? Ecco spiegata allora la sponda nei dissidenti. I quali, tuttavia, potrebbero essere anche inclini a fare la pace con Brasiello. Magari in cambio di una bella poltrona. Altro che interessi supremi del Comune di Isernia.
IL BALLETTO PER LE CADREGHE. Cosa farebbero i giovani turchi se Brasiello offrisse loro una delega di peso? Davvero la rifiuterebbero? Due di essi, Pietrangelo e Domenico Di Baggio, eletti nelle file del Polo di Centro – movimento cui va dato atto di aver sempre dimostrato coerenza, sulla questione – non hanno mai nascosto di volere un assessorato, indicando Di Baggio come destinatario di una delega in virtù di accordi elettorali non rispettati dal sindaco. Ma allora, perché Sel – nella persona della consigliera Bice Antonelli, anch’essa rimasta senza assessorato – non ha firmato? L’avvocato ha dimostrato invece lealtà, salendo in pole position in chiave di redistribuzione degli incarichi, una volta che Brasiello vi metterà mano.
LA VERIFICA DEGLI EQUILIBRI E IL NAZARENO IN SALSA ISERNINA. Proprio sul nuovo assetto degli incarichi si gioca la partita decisiva. Brasiello, da ieri, dovrà chiedersi da chi è costituita ancora, realmente, la sua maggioranza, che contava ventuno consiglieri più il sindaco. Se i 10 sono da considerarsi collocabili in una ‘zona grigia’ tra maggioranza e opposizione, bisogna dire che ‘Isernia di tutti’ e il Pd hanno entrambi due assessori. Ma in Consiglio, accanto al sindaco, contano rispettivamente due (Fabia Onorato e Antonia Patriarca) e tre consiglieri (Sardelli, Angelaccio e Melaragno). Se qualche partito considerato ‘minore’ chiedesse una verifica, è evidente che qualcosa dovrà essere rimodulato. Non sono in termini di deleghe, ma anche di assessori. E qui si aprono spazi imprevedibili: anche in ottica di coinvolgimento della minoranza. Del resto, un segnale è già arrivato. Eugenio Kniahynicky, consigliere di Fratelli d’Italia, ha proposto un azzeramento di Giunta e un esecutivo tecnico, tutto composto da esterni al Consiglio, che porti a termine un programma condiviso fino alla fine del mandato. Un patto del Nazareno in salsa isernina? Chissà.




