ISERNIA. Un mese di inquietudine, ricatti, minacce. Sms, email, lettere anonime. Poi piccoli avvertimenti, per dare prova che facessero sul serio. Fino all’epilogo, ieri sera, con il fermo presso la caserma dei carabinieri di Isernia di due giovanissimi, accusati di estorsione aggravata e continuata in concorso, minaccia aggravata, porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Protagonisti due minorenni isernini, che avevano preso di mira un gruppo di giovani imprenditori, proprietari di un locale pubblico molto frequentato. Per loro, l’ultimo mese è stato costellato di apprensione, ansia, timori. Tutti i dettagli sono stati forniti stamani in una conferenza stampa del comandante del Nucleo Investigativo di Isernia, il capitano Salvatore Vitiello.
Tutto comincia con un messaggio anonimo ricevuto sul cellulare, nel dicembre scorso, da uno dei ragazzi. Si chiede di pagare una somma in denaro, non meglio specificata, per non avere guai e ritorsioni verso il locale. Inizialmente, l’imprenditore sottovaluta la cosa, liquidandola come uno scherzo di cattivo gusto. Ma passati pochi giorni, la minaccia si ripete da una mail con indirizzo Ip nascosto. Il testo è praticamente il medesimo, ma la somma richiesta viene quantificata in 5mila euro, da consegnare entro pochi giorni. Allarmato, il giovane ne parla con i soci. I quali, preoccupati, decidono comunque di temporeggiare. Nell’attesa, si passa dalle parole ai fatti: l’esterno del locale in questione, una notte, viene imbrattato con della vernice spray. Nemmeno il tempo di ripulire tutto, che spunta una lettera, ovviamente anonima, nella cassetta della posta dell’attività. Il tenore è il solito: fuori i soldi o saranno guai seri. La consegna dovrà avvenire in quella stessa buca delle lettere, all’interno di una normale busta chiusa. I giovani decidono di denunciare l’accaduto. Si recano dai carabinieri del Comando provinciale e raccontano tutto. Cominciano le indagini del Nucleo Investigativo, e, nel mentre, i presunti estorsori si rifanno vivi, a più riprese. Proseguono nei danneggiamenti, anche di piccola entità: ma fanno sentire la loro presenza, prendendosela con porte o finestre. Fino a quando, su consiglio dei militari dell’Arma, i ragazzi decidono di simulare il pagamento. Un’imboscata, classica, per cogliere sul fatto i responsabili. Viene preparata una busta con dentro qualche banconota, il resto è solo carta straccia. Una volta sistemata nel punto concordato, scatterà l’appostamento. Sono circa le 19 di ieri quando un ragazzo, molto giovane in apparenza, si avvicina alla cassetta della posta del locale con una piccola torcia elettrica: ad attenderlo, però, trova i carabinieri, nascosti nei paraggi. Disperato, l’adolescente tenta la fuga tirando fuori da sotto il giubbotto addirittura un coltello a serramanico. Ma alla fine viene bloccato insieme al complice, che è risultato essere il fratello maggiore. I due baby estorsori, appena 15 e 16 anni, sono incensurati e hanno tentato di giustificare le proprie azioni parlando di urgente bisogno di soldi. Increduli i genitori: padre pensionato e madre casalinga, hanno assicurato ai carabinieri di non far mancare assolutamente nulla ai figli. Mente dell’operazione, il più grande, particolarmente abile con i software che consentivano di occultare la provenienza di mail e sms. Per entrambi è scattato il fermo presso la caserma di Isernia, cui è seguito l’affidamento in custodia presso i genitori, su disposizione del tribunale per i minori di Campobasso. Sequestrati un pc portatile, un telefono cellulare e il coltello a serramanico. Per i giovani titolari dell’attività, invece, la fine di un mese da incubo.




