ISERNIA. Sarà diviso in tre distinti tronconi il procedimento con 16 imputati eccellenti – tra cui molti noti politici imprenditori – per la gestione dello zuccherificio del Molise. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Isernia, Antonio Ruscito, che si era riservato, lo scorso 12 febbraio, la decisione circa la questione di competenza territoriale, come da richiesta congiunta di Arturo Messere, avvocato di uno imputati (Michele Iorio) e del pubblico ministero Federico Scioli. Alla fine, per l’ex governatore Iorio e l’ex assessore regionale Gianfranco Vitagliano, accusati di abuso d’ufficio e falso, la decisione è stata rimessa alla suprema Corte di Cassazione di Roma, che dovrà stabilire se il tribunale competente sia Isernia o, come sostenuto da Messere, Campobasso. Per Remo Perna e i suoi presunti prestanome Deni Romano, Vittorio Testa e Antonio Mucciardi, invece, cui viene contestato il reato di truffa e falso aggravato, il gup ha deciso che il procedimento debba proseguire a Isernia: prossima udienza, il 6 maggio. Infine, per Domenico Porfido, presidente del Consiglio di amministrazione dello Zuccherificio, i fratelli Franco e Luigi Tesi, ex proprietari dell’azienda, Gabriele La Palombara, Stefano Benatti e Gino Vignone, consiglieri di amministrazione all’epoca dei fatti contestati e per i revisori contabili dell’epoca, Roberto Vaccarella, Franco D’Abate e Paolo Verì, tutti accusati di aggiotaggio la competenza territoriale è stata attribuita al tribunale di Larino.
I fatti al centro del procedimento risalgono al 2009 quando, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’allora Giunta regionale, per tentare il salvataggio dello zuccherificio del Molise, in evidente crisi, individuò l’imprenditore isernino Remo Perna. Il quale, viste le condizioni particolarmente critiche in cui versava l’azienda termolese, fu scelto in pompa magna dall’allora governo regionale ma tra le ira delle opposizioni, che definirono da subito la scelta quale errore madornale. Uno dei più strenui oppositori dell’operazione fu Massimo Romano, ex esponente dell’Idv, che mediante varie esternazioni pubbliche sia sulla figura di Perna che sulla possibile configurazioni di reati per l’operazione, richiamò l’attenzione della procura di Campobasso. Fu il pm Fabio Papa a dare il via all’inchiesta, a condurre le indagini e a fare le 16 richieste di rinvio a giudizio. Il procedimento però finì ad Isernia a causa di un’eccezione, mossa dal legale di uno degli accusati, sulla competenza delle procure. In pratica se catena di reati ci fu, il primo sarebbe stato commesso proprio ad Isernia, sede legale di due società di Perna, beneficiarie di fondi regionali. Secondo la tesi accusatoria, quest’ultimo con tali fondi avrebbe acquistato le quote dello Zuccherificio di proprietà della famiglia Tesi.