ROMA-ISERNIA. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del procuratore capo della Repubblica, Paolo Albano, in merito al proscioglimento di Tonino Perna e di altre otto persone per due capi d’imputazione nell’ambito del crac Ittierre. Albano, va ricordato, dopo il rinvio a giudizio dell’ex re della moda e di altre nove persone da parte del giudice per l’udienza preliminare di Isernia, Stefano Calabria, annunciò ricorso ritenendo, in particolare, sussistente la contestazione di una distrazione di fondi per 24 milioni di euro inerente ad una operazione infragruppo del 1997. Se gli Ermellini avessero accolto l’istanza di Albano, per quattro persone – Antonio Arcaro, Giovanni Borreca e Fabio Fusco, per i quali il gup aveva stabilito il non luogo a procedere, e Antonio Di Pasquale, prosciolto invece da tutte le accuse – sarebbe significato l’inizio del processo insieme agli altri 10 soggetti già rinviati a giudizio. Diversamente, Perna e altri imputati avrebbero visto aggravata la propria posizione. In particolare, Albano aveva contestato come, nel caso di Di Pasquale, il proscioglimento fosse inammissibile perché la responsabilità penale non può essere fondata sul numero di giorni – tredici – durante i quali il professionista era stato membro del Consiglio d’amministrazione di Ittierre. Inoltre, i fatti oggetto di contestazione nei due capi d’accusa, aveva sostenuto Albano nel ricorso, “si inquadrano in un ampio, complesso e articolato capo d’imputazione, relativo alla più grave e rilevante bancarotta fraudolenta contestata in Molise e fra le più rilevanti anche in campo nazionale, atteso che le somme distratte ammontano, secondo la tesi accusatoria, a oltre sessanta milioni di euro”. Tuttavia, la Cassazione ha deciso in senso opposto, dando ragione a Perna e agli altri otto.