ISERNIA. Un amaro sfogo, quello dell’ex primario del Pronto Soccorso del Veneziale, Lucio Pastore. Il medico, dal proprio profilo su Facebook, mette in allarme quanti avevano condiviso la nascita del comitato ‘Veneziale bene comune’, venuto alla luce per difendere il presidio ospedaliero cittadino. E’ infatti un Pastore sfiduciato dalle ulteriori scelte aziendali che hanno finito per paralizzare il Pronto Soccorso di Isernia, continuando a spostare il personale in quello di Venafro. In tal modo l’operatività del reparto isernino sarebbe paralizzata. L’ostinazione di coloro i quali gestiscono la sanità regionale sembra essere dettata da un’unica volontà: quella di privatizzare il diritto alla salute dei molisani.
“Forse è arrivato il momento – si legge nel post – di tirare i remi in barca. Questa dirigenza aziendale che sta distruggendo il servizio pubblico per favorire la privatizzazione del sistema sta creando l’impossibilità di far funzionare il Pronto Soccorso di Isernia. Continua l’utilizzo dei medici di questa struttura per tenere aperto quello di Venafro, che è pericoloso e dove, per fortuna, non arrivano pazienti. Nel fare questo si sta distruggendo un servizio che funzionava”.
Un avvilimento ancor più accentuato lo si intuisce in merito alla mancata promessa del direttore generale Asrem, Mauro Pirazzoli, di porre rimedio a tale situazione, Un impegno assunto dallo stesso manager in un precedente incontro avuto proprio con Pastore. Un’ultima battuta, poi, il dottor Pastore la riserva anche ai cittadini, ‘rei’ di essersi assopiti in un torpore generale invece di protestare contro politica e istituzioni locali, che stanno cancellando a poco a poco il diritto alla salute costituzionalmente riconosciuto.
“Evidentemente gli ordini politici – continua il medico – e l’incapacità di questa direzione aziendale non possono fare altro che distruggere. La parola data da queste persone non vale niente. Pirazzoli in un pubblico incontro aveva detto di essere solidale con me e di darmi ragione, e aveva assicurato che avrebbe risolto il problema. Dopo quelle parole la situazione è ulteriormente peggiorata, per cui non so se ce la farò a continuare a vedere distruggere questo servizio. Una dirigenza aziendale peggiore non poteva capitarci. La mancanza di reattività degli utenti mi sta convincendo che, forse, è meglio abbandonare. Ricordatevi, però – conclude – che i cittadini sono artefici del loro destino sia nella scelta delle classi politiche che nella mancanza di difesa dei propri servizi”.




