ISERNIA. Anche la rappresentanza locale del movimento politico di Pippo Civati, Possibile, ha organizzato per la giornata di oggi la raccolta firme per chiedere l’abolizione di alcune riforme varate dal Governo Renzi. Si potrà firmare in mattinata in Piazza Celestino V e, nel pomeriggio, in Piazza Stazione; poi, fino al 30 settembre presso l’anagrafe comunale.

Otto i quesiti con cui i civatiani chiedono che il popolo possa esprimersi su 4 temi fondamentali: democrazia, ambiente, lavoro e scuola. L’obiettivo è di raggiungere le 500 mila firme entro il 30 settembre, così da poter votare i referendum nella prossima primavera. Il primo quesito prevede l’eliminazione dei capilista bloccati, mediante l’introduzione delle preferenze, e delle candidature plurime come disciplinato dalla nuova legge elettorale denominata Italicum e che entrerà in vigore il prossimo 1° luglio 2016.

Il secondo quesito, invece, prevede l’eliminazione completa dell’Italicum, prima della sua entrata in vigore, resistendo perciò alla giurisprudenza costituzionale in materia. Il terzo e il quarto quesito si propone di abrogare rispettivamente le trivellazioni in mare e del carattere strategico e indifferibile delle stesse che possono, in tal modo, usufruire di iter autorizzativi semplificati e in deroga, oltre che di tempi fino a 12 anni per le attività di esplorazione e a 30 anni per lo sfruttamento dei giacimenti.

Il sesto punto tratta della tutela del lavoratore, in particolare, chiede l’abrogazione del cosiddetto demansionamento introdotto dal Jobs Act, secondo cui il datore di lavoro potrà assegnare al lavoratore mansioni inferiori rispetto a quelle precedentemente svolte, senza consultarsi con il lavoratore medesimo. Oppure disciplinare accordi individuali col lavoratore che comportino lo svolgimento di mansioni inferiori, che si traduce in una riduzione della retribuzione.

Il settimo quesito mira alla tutela del lavoratore dai licenziamenti illegittimi. Infatti, con il Jobs Act, il lavoratore licenziato per motivi economici non ha più la possibilità di essere reintegrato. Il diritto alla reintegrazione è limitato ai soli licenziamenti discriminatori, e a casi particolari di licenziamento disciplinare ingiustificato, ed è previsto un indennizzo economico proporzionale all’anzianità di servizio: una sorta di risarcimento del danno. Senza dimenticare che il contratto a tempo indeterminato è stato trasformato in un contratto risolvibile in ogni momento da parte del datore di lavoro solo per i neo assunti, aumentando così la discriminazione per questa categoria di lavoratori.

L’ultimo quesito referendario chiede la tutela sia della docenza che dell’apprendimento in relazione all’entrata in vigore della cosiddetta riforma della ‘buona scuola’, che ha introdotto il cosiddetto preside podestà con il potere di chiamare a proprio piacimento i docenti per le supplenze, cancellando uno strumento di trasparenza quale le graduatorie di terza fascia.