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Isernia, Provincia al voto tra 30 giorni: ci prova Coia

ISERNIA. Grandi manovre tra i sindaci del centrosinistra per la ‘conquista’ della presidenza della Provincia. Con Lorenzo Coia particolarmente attivo in prospettiva elezioni. Secondo indiscrezioni, il sindaco di Filignano, sostenuto dall’ala renziana del Pd, sarebbe intenzionato a correre per lo scranno di presidente, rimasto vacante dopo la caduta del Comune di Isernia e la contestuale fine anticipata anche del mandato in Provincia.

Ma se per Palazzo San Francesco toccherà aspettare il mese di maggio per nuove elezioni, in Provincia – leggendo attentamente il disposto della legge Delrio n. 56 del 2014, ‘Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni’ – si tornerà al voto entro 30 giorni.

Precisamente, leggendo il comma 79 lettera b della norma, si apprende che l’elezione del presidente avverrà “entro trenta giorni dalla scadenza per fine del mandato, ovvero dalla  decadenza  o scioglimento anticipato degli organi provinciali”. Dunque, una volta notificata ufficialmente la decadenza di Brasiello alla Provincia, bisognerà indire nuove elezioni e aprire la campagna elettorale. Eppure, sempre secondo i rumors, il segretario generale dell’ente avrebbe interpellato il competente ministero dell’Interno in materia, chiedendo chiarimenti sull’effettiva tempistica delle nuove elezioni. Si tratta, del resto, del primo caso in Italia dall’entrata in vigore della Delrio in cui si è verificata la decadenza del presidente della Provincia.

Com’è noto, il meccanismo del voto ponderato attribuiva l’elezione – di fatto – ai quattro comuni più grandi: Isernia, Venafro, Agnone e Frosolone, dove gli aventi diritto al voto – sindaci e consiglieri – avevano un ‘peso specifico’ preponderante rispetto a quelli dei piccoli comuni. Tuttavia, con il capoluogo pentro commissariato, è facile pensare che l’alto Molise vorrà tessere alleanze e strappare la presidenza al sindaco venafrano Antonio Sorbo, dato per favorito in partenza. Sorbo, però, l’anno scorso si autoescluse dalla partita. Vedendo di buon occhio, difatti, proprio un presidente dell’alto Molise, preferì ‘abdicare’ in favore di un rappresentante delle aree interne. I sindaci dei Comuni più grandi partono oggettivamente favoriti con la nuova legge, ma – a suo giudizio – Isernia e Venafro rappresentavano due enti di dimensioni importanti, già difficili da amministrare. Dunque, una figura che cumulasse alla carica di primo cittadino anche quella di presidente della Provincia avrebbe avuto troppi impegni, a discapito dell’amministrazione della cosa pubblica. Meglio dunque continuare a gestire, al meglio, il proprio Municipio, lasciando spazio al sindaco di un ente di dimensioni ridotte che, magari, avrebbe avuto più tempo e forse maggior interesse a gestire un ente di secondo livello come la Provincia. Parole che, visto com’è finita l’esperienza politica di Brasiello, oggi più che mai assumono un valore profetico. Sorbo, insomma, propose un patto per il territorio che premiasse quanti fossero in possesso di più energie da spendere per la nuova Provincia ‘disegnata’ dalla Delrio. In pratica, pensava a una figura terza tra Venafro e Isernia. Ma Brasiello volle insistere, e la storia non gli ha dato ragione. Ecco allora che, se queste parole pronunciate un anno fa sono ancora valide, Sorbo passerebbe la mano, ancora una volta, vista anche la situazione non facile nel Consiglio comunale di Palazzo Cimorelli.

In tal caso l’alto Molise potrebbe, dunque, avere una sorta di risarcimento politico, vista la ‘spoliazione’ che da qualche anno colpisce inesorabilmente i servizi presenti su quella fetta di territorio. Ma qui si apre un discorso di possibilità effettive. Frosolone, con Cristofaro Carrino, ha già la vicepresidenza. Agnone è tagliata fuori, poiché Michele Carosella termina il mandato tra otto mesi, nel maggio 2016 e la legge Delrio, al comma 60, stabilisce che “sono eleggibili a presidente della Provincia  i  sindaci  della provincia, il cui mandato scada non prima di diciotto mesi dalla data di svolgimento delle elezioni”. Stesso discorso per Antonio Monaco, primo cittadino di Capracotta, che l’anno scorso si propose, in un primo momento, per poi fare un passo indietro di fronte all’autocandidatura di Brasiello: anche lui è stato eletto nel maggio 2011, dunque non può essere della partita.

Di qui il presunto attivismo di Coia: sindaco di un piccolo Comune della valle del Volturno, già consigliere provinciale in carica, forte di una lunga esperienza amministrativa, renziano, potrebbe avere l’identikit giusto per succedere a Brasiello. Ammesso che il centrosinistra non voglia pensare ad altro, magari proprio qualche altro sindaco diretta espressione dell’alto Molise. Ma il tempo stringe, dunque c’è poco da tergiversare.

C’ poi il discorso centrodestra. Un anno fa il candidato fu il vicesindaco di Venafro Alfredo Ricci, che riuscì nella mirabile impresa di rimettere d’accordo, dopo tanto, i due big di coalizione Michele Iorio e Aldo Patriciello sulla propria figura. Oggi Ricci, però, è tagliato fuori: la Delrio consente l’elettorato attivo, per la carica di presidente, solo ai sindaci e ai consiglieri provinciali uscenti. Tutto da inventare, dunque, il nuovo candidato, anche se i rumors riferiscono di un possibile interesse di Giacomo Lombardi, sindaco di Roccamandolfi. Ma la partita è tutta da giocare.

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