CAMPOBASSO. Continua ad essere rovente lo scontro fra sindacati e governo, a livello nazionale come locale, sul tema della gestione del servizio sanitario.

Oggetto del contendere, stavolta, è la scelta del governo Renzi di prorogare al 25 novembre 2016 l’entrata in vigore della direttiva europea sui tempi massimi di lavoro.

Tale possibilità ha creato ulteriore tensione tra i sindacati, in particolare nella Uil che ha deciso di denunciare la situazione all’opinione pubblica tramite un comunicato stampa. Secondo Giovanni Torluccio, segretario generale Uil Fpl (federazione poteri locali), “non è possibile concedere un’ulteriore deroga di un anno che avrebbe ricadute pesantissime sulle condizioni di lavoro degli operatori e sulla sicurezza e qualità delle cure ai cittadini”.

Premessa: da diversi anni il governo nazionale attiva costantemente delle deroghe proprio con l’obiettivo di rimandare una riforma strutturale del mondo della sanità. In questo modo, secondo la nota diffusa “il governo continua a tagliare la spesa invece che porre fine agli sprechi e alle inefficienze che si annidano nelle singole aziende ospedaliere”.

L’allarme in realtà andrebbe amplificato poiché, sempre secondo il sindacato guidato da Barbagallo, sono anni che il personale diminuisce in tutto il paese e manca il ricambio generazionale; per non parlare delle carenze in settori strategici quali infermeria e personale socio-sanitario.

Dramma nel dramma; l’introduzione di una “ulteriore deroga –secondo Torluccio- causerebbe con certezza una procedura di infrazione contro il nostro Paese con le conseguenti salatissime sanzioni”. Della serie: meglio buttare soldi in tasse che investirli in assunzioni e straordinari. Sarebbe un paradosso che con la crisi che continua a mordere, l’Italia non può certo permettersi.

Un ulteriore precisazione giunge da Tecla Boccardo, segretario generale Uil per la sanità in Molise: “già oggi abbiamo medici e infermieri obbligati a turni di lavoro massacranti, senza un’adeguata fase di riposo prima di riprendere il servizio. Ciò in virtù di un personale cronicamente sotto organico e male organizzato”. Senza contare che a fine anno la regione Molise ha già deciso di mandare a casa oltre un centinaio di professionisti e lavoratori del settore.

La conclusione del comunicato è chiara: “investimenti e riorganizzazione della medicina, di questo c’è bisogno, altro che riduzione dei posti letto nelle strutture pubbliche e in quelle convenzionate, chiusura dei reparti o interi ospedali. Una strategia perdente su cui i responsabili politici e la gestione commissariale sembrano essersi avvitati fra debiti pregressi, piani di rientro mai avviati, inadeguatezza dei dirigenti a gestire un settore che abbisogna invece di cura adeguata e interventi urgenti”.

G. C.