CAMPOBASSO. Vincenzo Niro chiede il rispetto dei patti pre-elettorali e la verifica di metà mandato. L’ex presidente del Consiglio regionale ‘avvisa’ il governatore Paolo Frattura: in virtù dell’accordo firmato dal presidente in persona e dall’ex segretario regionale del Pd, Danilo Leva, all’Udeur spetta visibilità e rappresentanza. In altre parole, tocca l’assessorato, come da impegno scritto. Inutile, dunque, addurre pretesti di sorta, ivi compresa la mancanza di un assessore della provincia di Isernia nella Giunta regionale. Un falso problema, secondo Niro, che ricorda come il Pd – che rivendica il posto che fu di Massimiliano Scarabeo – abbia già fin troppi incarichi di peso, nell’esecutivo e negli enti sub regionali. Dunque, le dichiarazioni di Frattura circa il fatto che qualcuno resterà scontento, tra le file dei moderati, trovano subito una pronta e dettagliata replica dell’ex vertice di Palazzo Moffa.

“Apprendo dalla stampa regionale le dichiarazioni rilasciate dal presidente Frattura e dal segretario regionale del Partito Democratico, Fanelli, sulla questione relativa alla nomina del quarto assessore regionale – dichiara Niro – e ho ritenuto di non potermi esimere dall’esternare alcune mie considerazioni. Qualche giorno fa il segretario regionale del Partito democratico, Micaela Fanelli, riconoscendomi di aver lavorato bene e con impegno da presidente del Consiglio regionale, anche “in funzione di una maggioranza”, mi invitava comunque ad “andare fino in fondo” per portare a conclusione “il progetto comune”, facendo presente, in modo netto e preciso, a me e a “gli altri”, che “si sta in una coalizione anche senza ruoli, rinunciandovi, o con ruoli diversi”.

“Il discorso, che apparentemente sembra non fare una grinza – continua Niro – in realtà mi lascia un po’ disorientato, intanto perché mi piacerebbe sapere chi sarebbero “gli altri” che come me e il mio partito, al momento, non hanno alcuna visibilità politica, all’interno della Regione Molise. A me sembra che a tutti “gli altri” sia stato assegnato un ruolo, una funzione, una rappresentanza senza distinzione di meriti e valori, salvo che non si faccia riferimento alla minoranza.

Sull’argomento dell’assegnazione della delega di assessore regionale, che da mesi il presidente della Giunta ha avocato a sé, a seguito delle dimissioni di Scarabeo, ritengo ora necessario fare chiarezza ricordando ai diretti protagonisti quanto detto prima che questa legislatura iniziasse. Sintetizzo subito il concetto guida delle mie considerazioni: rispetto per i patti pre-elettorali! Dico patti (e non accordi), perché allora alla parola seguì apposito documento, firmato proprio da Paolo di Laura Frattura unitamente all’allora segretario regionale del Pd, Leva, nel quale risultava chiaro a tutti che la formazione di una coalizione vincente richiedesse degli accordi di programma, ma anche delle scelte sull’esecutivo chiamato a governare la Regione Molise. In quell’esecutivo compariva il mio nome; ero destinato a ricoprire il ruolo di assessore e voglio precisare che l’incarico poi assegnatomi, quello di presidente del Consiglio regionale, non è stato, come pure ha fatto intendere qualcuno, un ‘premio’, casomai una scelta compensativa (non voglio certo definirla un ‘ripiego’) momentanea. Ciò, proprio perché il presidente, a cui spettano in esclusiva le nomine degli assessori, non aveva inteso più collocarmi nell’esecutivo di palazzo Vitale, e anche allora per problemi connessi agli equilibri politici interni al suo partito”.

“Per spirito collaborativo – spiega l’esponente centrista – ho accettato l’incarico; ma era chiaro a tutti allora, anzi era addirittura stato scritto in documenti ufficiali, che la rappresentanza per il partito che mi aveva eletto in Consiglio regionale fosse da intendere per tutto il corso della legislatura, non a scadenza intermedia.

Mi fa sorridere l’affermazione del presidente Frattura, nell’intervista rilasciata ieri agli organi di informazione, che con il successivo ingresso di Rialzati Molise l’accordo sarebbe cambiato, con la previsione di dividere un posto (non si comprende se tra le diverse cariche regionali o proprio quello di presidente del Consiglio) tra le forze moderate della coalizione. È stata, anche questa, molto probabilmente, una delle tante decisioni assunte dal presidente senza alcun preventivo confronto e mi viene da pensare, inoltre, che se anche l’Udc, come era in procinto di fare, fosse entrata in coalizione la carica di presidente del Consiglio l’avremmo dovuta dividere in tre. Con la dichiarazione del presidente Frattura viene, però, almeno confermato un fatto e cioè che fummo i primi ad aderire alla allora costituenda coalizione.

In questi giorni è stato anche più volte ripetuto dai vertici del Pd regionale che quella delega dovrà essere assegnata ad un esponente della provincia di Isernia, per una sorta di “riequilibrio territoriale”. Un’argomentazione fondamentalmente contraddittoria, in quanto riconoscerebbe a un consigliere regionale, per altro di una piccola regione qual è il Molise, una rappresentanza parziale del territorio, assolutamente non confacente ad un ruolo che non può che avere una visione complessiva delle criticità regionali.

Quindi, ritengo che la questione debba essere considerata esclusivamente sotto l’aspetto programmatico e politico e allora, sono pronto a raccogliere l’invito del segretario regionale del Pd “ad andare fino in fondo” per portare a conclusione “il progetto comune”. Ma anche gli accordi politici non possono e non devono essere cambiati in corso d’opera a seconda delle convenienze di un partito o dell’altro o, peggio ancora, per soddisfare appetiti interni ad una singola sigla politica.

Non bisogna dimenticare, a supporto del principio che i patti vanno onorati, che lo stesso segretario regionale del Pd, il 26 ottobre scorso, riunì i propri eletti di partito in Consiglio regionale per chiedere il rispetto degli impegni assunti con l’allora consigliere Cotugno, per l’elezione di questi a presidente del Consiglio.

Il Pd rivendica l’assessorato e ‘impone’ l’assegnazione ad un esponente di Isernia: sbagliato, perché il Pd chiede o propone qualcosa, che poi dovrà essere discusso all’interno di una coalizione, tenendo conto della genesi della coalizione stessa. Dico ciò perché da mesi si ha l’impressione che si voglia identificare il centrosinistra solo con la sigla politica maggiore; quella che ha già in squadra il presidente della Giunta Regionale, il suo vice ed assessore (che proprio in questi giorni ricorda l’impegno condiviso tra il presidente Frattura e il Pd di una verifica e riflessione complessiva da fare a metà mandato) e già, in un certo modo, un secondo assessore, seppur candidato con un movimento civico, spesso pubblicamente delegato in rappresentanza del Pd, tant’è che ieri è stato presente ed ha partecipato all’assemblea del Partito democratico.

Questa sorta di oligarchia trova conferma anche nelle ultime nomine di competenza regionale (al Pd è stata assegnata la presidenza di Molise Dati, il vertice della Protezione Civile e lo stesso partito ha già chiesto anche quella della FinMolise, solo per citare le ultime in ordine temporale). Sottolineo, infine, che fu il nostro partito ad avviare il dialogo con sigle politiche provenienti da esperienze differenti, sollecitando aperture all’ala moderata con garanzia di parità di trattamento, per affrontare la dura battaglia elettorale, che portò il centrosinistra alla vittoria dopo tre lustri di governo da parte dell’aggregazione politica opposta; e non mi sembra, anche razionalmente, motivabile, oggi, il mancato rispetto degli accordi presi solo con il cambio della guardia nella segreteria regionale del Pd; come a dire, gli impegni presi da Leva non valgono più, perché il segretario adesso è Fanelli, che non condivide le scelte fatte dal suo predecessore. Allora ricordo a tutti che gli impegni furono sottoscritti soprattutto dal presidente della Giunta regionale che, unitamente al suo partito, ne avrebbe dovuto garantire il rispetto”.

“Non so se sarà così – ancora Niro – ma mi permetto di far presente, sia al presidente Frattura che al segretario Fanelli che, stando gli elementi dirimenti la questione della nomina del quarto assessore regionale nella semplice lettura dei documenti, e non in libere e avventurose interpretazioni, sarebbe più opportuno – in analogia con quanto ricordava, internamente al partito, l’assessore Petraroia – aprire ad una fase di verifica complessiva di metà mandato all’interno dell’intera coalizione, così come richiedono i distinguo e le posizione critiche, qualcuna di totale rottura con il Governo regionale e con il partito di maggioranza relativa, che emergono nelle forze di coalizione e all’interno dello stesso Partito democratico. Non posso pensare di seguire un programma politico regionale che non scaturisca dal consenso delle forze politiche che lo hanno pianificato e che trovi invece ragione di continuare ad esistere – conclude Niro – potendo contare esclusivamente su una’amorfa maggioranza numerica in Consiglio, finché si troveranno risorse materiali per alimentarla”.