di Carmen Sepede

CAMPOBASSO. E’ tornato tra i banchi di Palazzo Moffa battagliero, intenzionato a non farsi scivolare addosso nulla. “Se volete che cambi il mio cognome lo faccio pure”, ha detto oggi a voce alta Massimiliano Scarabeo, rivolgendosi più agli altri componenti di maggioranza che ai consiglieri di minoranza, quando c’era da discutere la proposta di Francesco Totaro di inserirlo tra i componenti della prima commissione consiliare. Quisquilie. Ma evidentemente il suo stato d’animo non è sereno. “Non è successo niente di particolare – ha spiegato il senso della sua uscita – ma da quando sono rientrato in Consiglio regionale mi sarei aspettato più disponibilità da parte dell’assise, un clima diverso rispetto a quello che c’è qui. Non generalizzo, ma torno a dire che c’è chi fa politica con il cuore e chi fa politica senza cuore”.
Questo vuol dire che a Palazzo Moffa c’è molta gente che fa politica senza cuore?
“Evidentemente sì. Lo ripeto, mi aspettavo una sensibilità che non ho trovato”.
Anche sulla commissione di indagine che lei ha chiesto per fare luce sulla vicenda giudiziaria che l’ha riguardata e che l’ha portata fuori dall’esecutivo?
“Certo, anche su quello. Il giorno del mio insediamento ho chiesto la nomina di una commissione d’inchiesta, ai sensi dell’articolo 45 del regolamento sul funzionamento del Consiglio regionale. Il presidente del Consiglio ritiene invece che la richiesta va fatta sulla base dell’articolo 104 del regolamento, che rende facoltativa e non obbligatoria, come chiedo io, la nomina della commissione d’indagine. Io ho riformulato la richiesta sulla base dell’articolo 45, perché ritengo che la strada sia questa. E ho chiesto di poter fare un resoconto, sugli interventi che ritengo lesivi della mia persona e della mia onorabilità”.
Ma non è che lei non ha digerito la sua esclusione dalla Giunta e la nomina di Veneziale al suo posto, all’assessorato alle attività produttive?
“Di questo si è già parlato nei giorni in cui il presidente Frattura ha provveduto alla nomina dell’assessore. Sono stato io a rifiutare di entrare in Giunta”.
Ma lo ha fatto perché il governatore le aveva chiesto, in caso di nomina ad amministratore, di dimettersi da consigliere?
“Beh, di fronte a quella richiesta ho fatto una scelta”.
Come vive ora il suo ruolo di consigliere regionale?
“Guardi, davvero bene. Credo si tratti di un ruolo che possa dare tanto in termini di servizi alla collettività che rappresento. Da assessore alle attività produttive svolgevo un ruolo ben delineato. Invece come consigliere regionale si può lavorare a tutto campo. Per me non fa nessuna differenza, davvero. Anzi, il non avere il vincolo di governo mi dà la possibilità di esaminare le cose scevro da condizionamenti”.
Il non avere un vincolo di governo la fa guardare anche in maniera distaccata al confronto-scontro sulla nomina del quarto assessore regionale. Ai contrasti interni al centrosinistra se il posto spetta o meno al Pd e a quale parte del Pd?
“Mi interessa poco, per la verità. In questo periodo sto lavorando solo ed esclusivamente per la comunità che rappresento, distaccandomi oggi in giusta misura da aspetti politici che credo interessino poco i cittadini”.
Ma qual è la sua posizione all’interno del Partito Democratico?
“La mia è una posizione costruttiva e propositiva, che guarda anche oltre l’attività politica del momento”.
Politichese puro. E’ forse un messaggio in codice, rivolto a chi deve capire?
“Preferisco spiegarmi così su questo passaggio. Magari sì, è politichese”.
E per quanto riguarda la campagna elettorale per le comunali di Isernia. La danno molto impegnata sul campo.
“Credo che la città di Isernia abbia bisogno di riconquistare una propria dignità politica e amministrativa, che può venire fuori solo dall’impegno di uomini e donne con la schiena dritta e che vogliano lavorare per la città”.
Abbandoniamo il politichese. E’ vero che sta preparando una lista, alternativa al centrodestra, ma anche al centrosinistra?
“Questo posso confermarlo. Stiamo lavorando a dar vita a un’aggregazione che metta insieme alcuni dissidenti del Pd, alcuni amministratori del Pd, ex amministratori indipendenti ed esponenti dei partiti di centro, dall’Udc ai Popolari per l’Italia. Siamo già a buon punto”.
Anche per l’individuazione del candidato sindaco?
“Di quello non abbiamo proprio parlato, finora abbiamo parlato di programmi e di metodo”.
Un metodo che esclude le primarie?
“Neanche di primarie abbiamo parlato”.