CAMPOBASSO. Riordino della sanità: l’integrazione tra Cardarelli ed ex Cattolica era una proposta già bocciata dal tavolo tecnico nel 2014, che ora viene riformulata “senza aggiungere elementi informativi e senza fornire indicazioni in merito alle modalità organizzative e di gestione”. A sottolinearlo è il direttore generale di Agenas Francesco Bevere, in una lunga missiva indirizzata ai presidenti degli Ordini dei Medici di Campobasso e Isernia Carolina De Vincenzo e Ferdinando Carmosino, in merito ai nuovi piani operativi destinati a ridisegnare la sanità molisana.
“Anche questa Agenzia – sottolinea Bevere nella nota – aveva espresso perplessità sulla possibilità di creare dipartimenti condivisi tra Asrem e soggetti erogatori privati in presenza di due persone giuridiche distinte ed aveva osservato che l’integrazione prospettata sembrava configurarsi come una sperimentazione gestionale. In ogni caso, gli elementi riportati nel provvedimento non consentivano una valutazione preventiva della tipologia di assetto proposto ed erano insufficienti per effettuare una stima dei costi e dei risparmi che si prevedeva di realizzare e, infine, non erano chiari i vantaggi assistenziali che si sarebbero ottenuti. Pertanto, erano state chieste informazioni più dettagliate, al fine di valutarne la fattibilità, la coerenza rispetto alla riorganizzazione della rete ospedaliera, l’opportunità per il servizio sanitario regionale, nonché per i relativi profili di responsabilità”.
Per il direttore dell’agenzia, il nuovo disegno proposto non aggiunge nulla a quanto già proposto. “Il programma operativo straordinario – sottolinea -, ripropone la integrazione tra l’ospedale Cardarellie la Fondazione Giovanni Paolo II, senza aggiungere elementi informativi e senza fornire indicazioni in merito alle modalità organizzative e di gestione, ad esempio, non vengono fornite indicazioni in merito all’utilizzo dei beni in comune, degli acquisti. Inoltre, identifica il “Cardarelli” come “presidio ospedaliero di riferimento ai fini dell’integrazione assistenziale, didattica e scientifica” senza chiarire in che modo saranno regolamentati i rapporti tra le due strutture, tenendo conto che all’interno della Fondazione Giovanni Paolo II sembrerebbe insistere un corso di laurea triennale per le professioni sanitarie.
In tale contesto, pur condividendo – evidenzia infine Bevere – la previsione di concentrare le discipline in eccesso rispetto agli standard del Regolamento, comprese le discipline di Cardiologia e Oncologia, si ritiene che la valutazione sulla loro allocazione possa essere effettuata solo in presenza di un chiaro quadro programmatorio”.




